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da | 16 Mar 2009 | Diritto tributario e scienza delle finanze | 5 commenti

Bilancio dello Stato ed altri documenti di contabilità pubblica

Elenchiamo subito tutti i documenti facenti parte della contabilità di Stato, per poi analizzarli ad uno ad uno.

Documento

Termine di presentazione in Parlamento

Relazione generale sulla situazione economica del Paese

31 marzo

Rendiconto generale dello Stato

30 giugno

Documento di programmazione economica-finanziaria (DPEF)

Bilancio annuale di previsione

30 settembre

Legge finanziaria

Bilancio pluriennale di previsione

Relazione previsionale e programmatica

1) Bilancio annuale di previsione

Tutta l’attività finanziaria dello Stato si basa su questo fondamentale documento che fissa, per l’anno finanziario successivo (in Italia coincidente con l’anno solare):

a)      le spese che si prevedono di impegnare e le entrare che si prevedono di accertare (il bilancio con queste voci si chiama Bilancio di competenza)

b)      le spese che si prevedono di pagare e le entrate che si prevedono di incassare (il bilancio con queste voci si chiama Bilancio di cassa)

c)      i presunti residui passivi (abbiamo visto che sono le spese impegnate e non ancora pagate) e residui attivi (entrate accertate ma non ancora riscosse)

In particolare le voci di spesa del Bilancio di competenza determinano per il Governo il limite di spesa annuale (lo stanziamento) oltre cui non può andare e costituiscono quindi le necessarie autorizzazioni ad impegnare il denaro pubblico, mentre le voci di spesa del Bilancio di cassa costituiscono le autorizzazioni a pagare.

Da questo punto di vista il Bilancio di previsione svolge, per il Parlamento, un’essenziale funzione di controllo preventivo sull’operato dell’Esecutivo. Controllo che è politico-finanziario per quanto riguarda il Bilancio di competenza, di liquidità per il Bilancio di cassa.

Infatti esso, sotto forma di disegno di legge, deve essere presentato dal Ministro dell’Economia alle Camere per l’approvazione entro il 30 settembre e da queste deve essere approvato entro il 31 dicembre, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio: per 4 mesi (quindi fino ad aprile compreso) il Governo può impegnare spese e fare pagamenti nel limite di un dodicesimo (1/12) del bilancio non ancora approvato, per ciascun mese dell’esercizio provvisorio (quindi al max per 4/12, ovvero un terzo del singolo stanziamento). Solo le spese obbligatorie e non frazionabili possono essere dall’Esecutivo sostenute per intero.

Il Bilancio dello Stato è pertanto un documento giuridico-contabile che elenca, per ogni anno, tutte le entrate e le spese riguardanti la finanza statale, realizzando, oltre che la funzione politica di controllo del Parlamento sul Governo, anche le importanti funzioni di atto di autorizzazione alla spesa (funzione giuridica) e di stabilizzazione dei cicli tramite la politica fiscale (funzione economica).

Il Bilancio annuale di previsione deve ovviamente essere congruo rispetto agli obiettivi indicati nel Bilancio pluriennale ed è composto da:

a)      uno stato di previsione delle entrate

b)      tanti stati di previsione delle spese quanti sono i ministeri

c)      un quadro generale riassuntivo

Inoltre, al Bilancio di previsione si accompagnano una relazione illustrativa ed i bilanci delle aziende autonome.

Il quadro generale riassuntivo sintetizza le grandezze fondamentali del Bilancio previsionale:

a)      il risparmio pubblico

(entrate tributarie + entrate extratributarie) – spese correnti

b)      il saldo netto da finanziare (o fabbisogno)

entrate finali – spese finali

c)      l’indebitamento o accreditamento netto

entrate – spese (con esclusione delle operazioni finanziarie)

d)      il ricorso al mercato

entrate – spese (ivi compresi i prestiti da rimborsare)

Vediamo adesso come sono ripartite le entrate e le spese.

Per quanto riguarda le entrate, esse si suddividono in:

a)      titoli, sulla base della loro natura (tributaria, extratributaria, alienazione e ammortamento del patrimonio, riscossione di crediti e accensione di prestiti)

b)      unità previsionali di base, per centro di responsabilità amm.tiva o area omogenea di attività

c)      categorie, per natura dell’entrata

d)      capitoli, secondo l’oggetto

Le spese si ripartiscono in:

a)      funzioni-obiettivo, che individuano le singole politiche pubbliche di settore

b)      unità previsionali di base, ulteriormente suddivise in spese correnti e spese in conto capitale

c)      capitoli, in base all’oggetto

Meritano, infine, un discorso a parte le variazioni di bilancio ed i fondi.

Le variazioni di bilancio si rendono necessarie quando vengono in essere nuove o maggiori entrate (non previste nel Bilancio di previsione), oppure nuove o maggiori spese (anch’esse non contemplate in Bilancio).

In questa eventualità, molto frequente, occorre procedere all’aggiornamento del Bilancio annuale di previsione, in modo che esso tenga conto delle nuove esigenze, e lo strumento giuridico-contabile adatto a tale scopo è il bilancio di assestamento.

Pertanto, il Ministro dell’Economia è tenuto a presentare al Parlamento le variazioni di bilancio per la loro approvazione con legge sostanziale.

Per quanto riguarda le variazioni delle entrate e delle spese, vale quanto segue.

Le nuove entrate di competenza sono imputate in un nuovo capitolo, mentre le maggiori entrate sono comunque riscosse dalla PA, anche se non previste in Bilancio, perché lo Stato ha in ogni caso il diritto di riscuotere le somme dovutegli, non avendo le previsioni di Bilancio valenza limitativa (come per le spese).

Le nuove spese hanno invece sempre necessità dell’istituzione di nuovi capitoli in Bilancio, mentre per le maggiori spese occorre procedere all’aumento degli stanziamenti di Bilancio.

I fondi di riserva presenti nel Bilancio annuale sono dei capitoli di spesa destinati alla copertura degli errori previsionali compiuti in fase di redazione del documento. Tant’è che generalmente essi non sono impegnati (come le altre voci di spesa), ma sono utilizzati per incrementare le dotazioni degli altri capitoli di spesa quando il loro stanziamento risulti insufficiente.

I più importanti fondi di riserva sono:

a)      il fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine

b)      il fondo di riserva per le spese impreviste

c)      il fondo di riserva per le autorizzazioni di cassa

Ci sono inoltre di fondi speciali, i quali costituiscono i mezzi di copertura (mediante arricchimento di capitoli preesistenti o l’istituzione di nuovi) delle spese derivanti dai progetti di legge che presumibilmente saranno approvati nel triennio successivo (cioè nel periodo contemplato dal Bilancio pluriennale), in esecuzione degli obiettivi indicati nei documenti di programmazione.

I fondi speciali possono riguardare sia le spese correnti, sia le spese in conto capitale.

Un fondo speciale importante (nella parte in conto capitale) è quello per la rassegnazione dei residui passivi della spesa in conto capitale, eliminati negli esercizi precedenti per perenzione amministrativa.

La perenzione amministrativa è quell’istituto per il quale quando i residui passivi (debiti della PA) non sono pagati entro un certo periodo, vengono stralciati dalla contabilità pubblica.

Nel caso la spesa stralciata si riproponesse successivamente (e quindi dovesse essere materialmente pagata) si attinge dal suddetto fondo speciale, denominato appunto di rassegnazione dei residui passivi caduti in perenzione amm.va.

2) Legge finanziaria

Siccome che l’art. 81 3° co. della Costituzione recita “con legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese” (in quanto la legge di bilancio è una legge in senso formale e non sostanziale), è necessaria una legge ad hoc per dare alla principale manovra del Governo una flessibilità che altrimenti non avrebbe.

Tale flessibilità è garantita dalla Legge finanziaria, la quale permette dunque le modifiche alla normativa vigente necessarie al perseguimento degli obiettivi della programmazione economica e di politica fiscale.

Nello specifico la Legge finanziaria, oltre a contenere le grandi manovre dell’Esecutivo, fissa il livello massimo del ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare, mettendo quindi un importante vincolo all’azione sulla spesa pubblica e sulle entrate fiscali. E’ presentata in Parlamento per l’approvazione entro il 30 settembre.

3) Bilancio pluriennale di previsione

Il Ministro dell’Economia presenta anche, sempre entro il 30 settembre di ogni anno, un Bilancio di previsione pluriennale riguardante l’attività finanziaria dello Stato per i prossimi 3 anni.

Esso serve a rendere concreti gli obiettivi di politica economica contenuti nei documenti di programmazione economia.

Il periodo preso in considerazione dal Bilancio pluriennale è di tre anni, aggiornati annualmente mediante scorrimento (cioè si considera un anno in più nelle previsioni e si abbandona l’anno appena trascorso). Esso è redatto esclusivamente in termini di competenza, ma, a differenza di quello annuale, non è autorizzativo delle spese ivi contenute.

Si compone di 2 distinte parti:

a)      Bilancio pluriennale a legislazione vigente, che espone le voci secondo la normativa in essere

b)      Bilancio pluriennale programmatico, che evidenzia le previsioni di entrata e spesa tenendo conto degli effetti derivanti dagli interventi indicati nel DPEF

4) Documenti di programmazione finanziaria

I documenti rientranti nella programmazione dell’attività finanziaria del Governo sono 3:

a)      il DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), da presentarsi entro il 30 giugno, che ha lo scopo di rendere pubbliche le future politiche del Governo

b)      la Relazione previsionale e programmatica, da presentarsi entro il 30 settembre di ogni anno, che costituisce lo strumento di programmazione degli interventi pubblici previsti all’interno del Bilancio pluriennale dello Stato

c)      la Relazione generale sulla situazione economica del Paese, da presentarsi entro il 31 marzo, con cui sono comunicati i dati dell’economia del Paese (reddito e occupazione), con riferimento all’anno precedente

5) Rendiconto generale dello Stato

E’ anch’esso un Bilancio, ma consuntivo. Con il Rendiconto generale, infatti, sono illustrati i risultati di gestione del precedente anno finanziario.

Deve essere approvato dal Parlamento entro il 30 giugno, su proposta del Ministero dell’Economia, e si compone di due parti:

a)      il Conto di bilancio, strutturato come il Bilancio di previsione, che confronta i risultati della gestione finanziaria con le previsioni di bilancio

b)      il Conto generale del patrimonio, che evidenzia le variazioni avvenute nel patrimonio dello Stato e la situazione patrimoniale finale

5 Commenti

  1. grazia amato

    fantastico è proprio ciò che cercavo

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  2. Sara

    E’ un sito molto utile! lo consiglierei a tutti! 🙂

    Rispondi
  3. blandino.fabrizio@virgilio.it

    per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  4. blandino.fabrizio@virgilio.it

    mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

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  5. Maria

    Complimenti, è per me un aiuto unico! GRAZIE Maria

    Rispondi

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