Scienza delle Finanze
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da | 16 Mar 2009 | Diritto tributario e scienza delle finanze | 5 commenti

Fonti, principi ed effetti delle imposte

Il sistema tributario italiano trova le sue fonti principali nella Costituzione, in cui è specificatamente prescritto che i prelievi fiscali possono essere imposti ai cittadini solo mediante una disposizione legislativa (c.d. riserva di legge).

In particolare, i principali articoli della Costituzione riguardanti le entrate tributarie sono:

a)      art. 23 – Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

In questo modo si fissa appunto il principio della riserva di legge per l’istituzione dei tributi. Riserva di legge che è comunque relativa, perchè i dettagli della nuova imposta (stabilita con legge) possono benissimo essere disciplinati da una fonte normativa secondaria, p.es. da un regolamento governativo.

b)      art. 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario italiano è informato a criteri di progressività.

Con questo due disposizioni costituzionali si dà esecuzione ai principi, rispettivamente, della capacità contributiva e della progressività delle imposte.

c)      art. 75 – … Non è ammesso il referendum (abrogativo) per le leggi tributarie,

Mentre le leggi ordinarie possono essere abrogate dai cittadini con lo strumento (di democrazia diretta) del referendum, ciò non è possibile per le norme che stabiliscono tributi, altrimenti lo Stato potrebbe ritrovarsi senza entrate.

d)      art. 81 Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuove tributi e nuove spese.

Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

Il primo comma spiega perché è necessaria una legge finanziaria per variare le entrate e le spese ai fini del conseguimento degli obiettivi di politica economica. Invece, la mancata osservanza del secondo comma (la copertura delle spese) è spesso il motivo per cui il Presidente della Repubblica rifiuta di promulgare le leggi che gli sono state trasmesse, rinviandole alle Camere, con messaggio motivato, per una nuova deliberazione.

Pertanto le fonti normative in materia fiscale sono (raggruppate per grado):

1° grado

a)      Costituzione

2° grado

b)      Legge ordinaria

c)      Decreti legge

d)      Decreti legislativi

e)      Disposizioni UE (Regolamenti, Decisioni e Direttive)

f)        Legge regionale

3° grado

g)      Regolamento (solo per rendere esecutive o disciplinare più dettagliatamente le imposte già istituite dagli atti precedenti, aventi valore di legge)

Da quanto sopra si desume che i più importanti principi delle imposte possono così schematizzarsi:

a)      della capacità contributiva, desunta da elementi oggettivi (p.es. dalla ricchezza reddituale del contribuente) e soggettivi (p.es. dalle condizioni familiari), e attuata con l’applicazione della progressività delle imposte (quantitativamente) e di eventuali sgravi fiscali (qualitativamente, cioè mediante agevolazioni per specifici redditi)

b)      della progressività, realizzata per scaglioni di reddito e con la previsione di detrazioni per i redditi più bassi

c)      della riserva di legge, per la quale le imposte possono essere istituite solo con norma legislativa

d)      della legalità, derivante dal precedente

e)      della generalità, uguaglianza e uniformità, nel senso che tutti i contribuenti dotati di capacità contributiva debbono pagare le imposte, e in modo paritario (a parità di reddito), anche se possono essere previste delle eccezioni, di carattere sociale o economico, dette agevolazioni fiscali (p.es. per i redditi minimi o quando si vogliono avvantaggiare determinati settori o soggetti economici, ritenuti indispensabili per lo sviluppo del sistema)

A questi principi se ne sono aggiunti altri, di natura più tecnica:

a)      della certezza, perché le imposte a carico dei contribuenti devono essere ben fissate dalla legge e quindi non discrezionali

b)      della comodità ed economicità, perché il pagamento delle imposte deve avvenire nel modo più semplice per il contribuente e senza gravosi costi di accertamento e riscossione

c)      dell’autonomia, perché lo Stato dovrebbe delegare le sue funzioni agli Enti locali, tanto più ora che si sta delineando un ordinamento federalista del governo pubblico

Gli effetti delle imposte sono i seguenti:

a)      Evasione fiscale

Si tratta di un comportamento del contribuente in violazione della legge, per il quale egli nasconde in tutto in parte i suoi redditi, così da pagare meno imposte. Nel primo caso si parla di evasione totale, nel secondo di evasione parziale.

Nel nostro Paese la piaga dell’evasione fiscale è molto vasta, tant’è che recentemente il Governo ha intensificato i controlli volti a combattere questo fenomeno distorsivo (alle fine le imposte evase ricadono sugli altri contribuenti), introducendo in forma sistematica strumenti di accertamento induttivo del reddito, ovvero di fissazione di un reddito presunto, quali gli studi di settore.

b)      Elusione fiscale

Si ha elusione fiscale quando il contribuente pone in essere comportamenti che, pur legittimi, utilizzano le inevitabili smagliature della normativa tributaria per pagare meno imposte. In altre parole l’elusione fiscale consiste nel rispettare la legge, tenendo però una condotta al limite della volontà legislativa, attraverso lo sfruttamento delle zone grigie e non ben definite della normativa. Un esempio è rappresentato dal trasferimento solo formale della sede aziendale all’estero (soprattutto nei c.d. paradisi fiscali), in modo di assoggettare il reddito d’impresa all’imposizione da parte del Paese ospitante, molto più favorevole di quella italiana.

c)      Traslazione dell’imposta

Con la traslazione il contribuente tenuto a pagare una certa imposta (detto contribuente di diritto o percosso) riesce a trasmette l’onere di tale pagamento ad altro soggetto (detto contribuente di fatto o inciso), mediante una variazione del prezzo dei beni cui l’imposta si riferisce.

Pertanto, la traslazione è possibile solo quandol’imposta è relativa a beni (o servizi) scambiati tra il percosso e l’inciso e per i quali è realizzabile una variazione del prezzo.

La traslazione dell’imposta fa capire bene quanto le imposte incidano, da un punto di vista macroeconomico, sul sistema economico, perché p.es. un forte aumento di un’imposta sul reddito d’impresa potrebbe indurre i produttori a riversare sui beni prodotti (attraverso aumenti del loro prezzo) il maggior costo degli oneri fiscali, provocando conseguentemente una diminuzione nella domanda di mercato per quei beni.

Si parla in questi casi, più che di traslazione, di diffusione dell’imposta.

Esistono sostanzialmente 3 tipi di traslazione:

a.       in avanti

quando l’imposta è a carico del produttore o intermediario (percosso) e viene traslata rispettivamente all’intermediario o al consumatore finale (inciso), mediante un aumento del prezzo dei beni o servizi scambiati

b.      all’indietro

quanto l’imposta è a carico del consumatore o intermediario e viene traslata rispettivamente all’intermediario o al produttore, mediante una diminuzione del prezzo dei beni scambiati (è necessario in questo caso un forte potere contrattuale del percosso, affinché egli sia in grado di imporre, ai suoi fornitori, il ribasso del prezzo)

c.       obliqua

quando il percosso trasferisce il suo onere fiscale ad acquirenti di altri beni, diversi da quelli cui l’imposta si riferisce

Un altro importante effetto delle imposte è quello sulla pressione fiscale del Paese.

La pressione fiscale è il risultato di questo rapporto:

totale tributi / reddito nazionale (o PIL) = Pressione fiscale

Anche se un indicatore più corretto è quello che misura la pressione parafiscale, il quale tiene conto pure (e giustamente, perché il contribuente sostiene entrambi gli oneri) dei contributi previdenziali ed assistenziali versati obbligatoriamente nelle casse dell’INPS e degli altri Enti pubblici di previdenza:

(totale tributi + contributi previdenziali ed assistenziali) / reddito nazionale = Pressione parafiscale

5 Commenti

  1. grazia amato

    fantastico è proprio ciò che cercavo

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  2. Sara

    E’ un sito molto utile! lo consiglierei a tutti! 🙂

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  3. blandino.fabrizio@virgilio.it

    per i piccoli artigiani e i loro dipendenti che resterebbero disoccupati con la domanda contratta, potrebbe essere praticabile la soluzione della fiscalizzazione degli oneri sociali? aiutatemi!

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  4. blandino.fabrizio@virgilio.it

    mi chiedo se possiamo inserire tra gli interventi citati anche la Massima Concorrenza in tutti isettori economici privati, per contrapporre l’inflazione e stimolare l’occupazione

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  5. Maria

    Complimenti, è per me un aiuto unico! GRAZIE Maria

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