La riforma del diritto societario
Una dispensa sul nuovo diritto societario dopo il d.lgs. n 5-6 del 17 gennaio 2003 in attuazione della l. 3 ottobre 2001, n 366

da | 11 Apr 2005 | Economia aziendale e Diritto commerciale | 0 commenti

Società in accomandita per azioni

Esistono due categorie di soci:

  • Socio accomandante: risponde nei limiti della quota conferita e non può amministrare la società
  • Socio accomandatario: amministratori di diritto della società che rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali. Non hanno diritto di voto nelle deliberazioni che riguardano la nomina o revoca del consiglio di sorveglianza, dei sindaci, o delle azioni di responsabilità verso i loro confronti, quali amministratori.

La riforma non apportato modifiche, se non quella contenuta nell’art. 2459 che prevede la possibilità di articolare il sistema di amministrazione e controllo nella versione dualistica. Se i soci hanno optato per tale soluzione gli amministratori operano nella versione collegiale. È preclusa la possibilità dell’amministratore unico, in quanto la regola generale del consiglio di gestione determina, in non meno di due, il numero dei suoi componenti.

Alla S.a.p.a. si applicano, in quanto compatibili, le norme relative alla società per azioni.

La differenza tra s.a.s. e s.a.p.a:

  • Nella S.a.s il socio accomandatario non è necessariamente amministratore, mentre nella S.a.p.a. la qualità di socio accomandatario ed amministratore sono inscindibili
  • L’accomandatario di S.a.p.a risponde per il periodo in cui mantiene l’ufficio d’amministratore

La connessione fra le due qualità rappresenta il pregio, poiché garantisce stabilità alla gestione in quanto il socio accomandatario, salvo revoca, può mantenere la carica d’amministratore permanentemente, ed il limite poiché è anche illimitatamente responsabile nelle obbligazioni sociali.

Si ricorre a tale tipo di società per beneficiare della stabilità, particolarmente apprezzata nei gruppi imprenditoriali controllati da un azionariato scritto.

In tale società risulta attenuata l’irrilevanza della partecipazione, a ragione della responsabilità illimitata del socio accomandatario, amministratore di diritto.

Nella denominazione della società, deve essere riprodotto almeno uno dei soci accomandatari con l’indicazione del tipo di società, i terzi così possono subito identificare uno degli amministratori. Gli accomandatari devono essere indicati nell’atto costitutivo; essi sono soggetti alle stesse norme della S.p.a..

L’apparato organizzativo, non è più modellato su quello della società per azioni, anche in considerazione del fatto che non è possibile l’applicazione del sistema monistico.

La revoca degli amministratori deve essere deliberata con le maggioranza prevista per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria della S.p.a. Se la s.a.p.a fosse organizzata con il sistema dualistico la competenza spetterebbe al consiglio di sorveglianza.

Per le modificazioni dell’atto costitutivo sono richieste maggioranze fissate per l’assemblea straordinaria delle società per azioni, con l’approvazione di tutti i soci accomandatari.

La limitazione al principio di maggioranza, subisce una deroga compatibile con la caratteristica della società in accomandita per azioni

La S.a.p.a. si può sciogliere se cessano dall’ufficio tutti gli amministratori e se, nel termine di 6 mesi, non vendono sostituiti ed i sostituti non accettano la carica; infatti, non può esistere s.a.p.a. senza soci accomandatari, che sono gli unici detentori del potere d’amministrazione.

Nel semestre necessario alla ricomposizione viene nominato un amministratore provvisorio, il quale svolge solo atti d’ordinaria amministrazione.

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