Appunti di Economia Politica
Economia politica - appunti sui fallimenti microeconomici del mercato

da | 6 Apr 2005 | Economia politica | 0 commenti

Politica economica: la teoria normativa

Teoria normativa della politica economica

Si analizzeranno le potenzialità astratte di intervento di un operatore in un’economia di mercato, con la finalità di correggere il funzionamento di questa istituzione oppure di sostituirla. Si svilupperà la teoria che questo operatore dovrebbe fare agendo razionalmente per supplire le carenze di mercato.

Programmare significa adottare decisioni coordinate e coerenti di politica economica. Nel campo dell’azione pubblica ciò implica non procedere a interventi slegati (piece-meal) gli uni dagli altri, ma considerare per ogni problema il complesso delle finalità di politica (obiettivi) e l’insieme delle azioni possibili (strumenti).

Il bisogno di interventi coordinati deriva da 3 ordini di considerazioni:

  1. Scelta dello strumento adatto per ogni obiettivo considerando l’efficacia relativa di ognuno e il tempo richiesto perché ognuno esplichi i suoi effetti.
  2. Non esistono problemi di politica separabili uno dall’altro, per risolvere un problema si farà uso di uno strumento che avrà effetto anche su altre questioni, non necessariamente nel senso desiderato.
  3. I problemi di politica hanno natura intertemporale. La soluzione di un problema la presente è legata alla soluzione dello stesso problema in periodi successivi.

Gli elementi costitutivi del programma sono:

  1. gli obiettivi, è un traguardo di politica economica che si misura in termini di una grandezza (reddito, occupazione).
  2. gli strumenti, è una “leva” di cui dispongono i responsabili delle decisioni di politica economica per raggiungere un obiettivo, ossia per influenzare il valore di una variabile-obiettivo.

L’analisi economica ci dice sulla capacità degli strumenti di influire sugli obiettivi, e indica le relazioni tra le varie variabili economiche e ci suggerisce la possibilità che la manovra di alcuna di esse consenta di influire su altre. La struttura informativa sulle relazioni fra le variabili economiche può essere espressa da un modello matematico che descriva il funzionamento del sistema economico a livello aggregato (macro) o disaggregato (micro).

In conclusione un programma è costituito da 3 elementi: obiettivi, strumenti, modello di analisi.

Gli obiettivi di politica economica che i policy makers si propongono di raggiungere possono essere coerenti fra loro (stessa manovra porta al raggiungimento di vari obiettivi simultaneamente) o sostituti l’uno dell’altro (la manovra che implica il raggiungimento di un obiettivo rende più difficile il raggiungimento di un altro obiettivo; trade-off).

È possibile individuare 4 modi di esprimere gli obiettivi :

  1. metodo degli obiettivi fissi.
  2. metodo della priorità.
  3. metodo degli obiettivi flessibili con SMS variabile.
  4. metodo degli obiettivi flessibili con SMS costante.

Obiettivi fissi:

Consiste nell’attribuzione di valori prefissati alle variabili che costituiscono gli obiettivi di politica economica (Tinbergen, esempio su 2 livelli di reddito, e su occupazione; pag.143).

Priorità:

L’indicazione di obiettivi fissi può non risultare conveniente se non si conosce bene la relazione che lega un obiettivo all’altro. Allora si indicano priorità nel raggiungimento degli obiettivi (si assicura il raggiungimento di un obiettivo massimizzando il raggiungimento dell’altro). In termini analitici si massimizza il valore dell’obiettivo non prioritario, subordinatamente al valore desiderato dell’obiettivo prioritario e al vincolo rappresentato dalla curva di trasformazione.

Obiettivi flessibili con SMS variabile:

Si indicano in termini flessibili gli obiettivi esprimendo le preferenze. Le preferenze rappresentate con una mappa di curve di indifferenza (che riflettono i desideri della collettività; Funzione del Benessere Sociale), si confrontano con il vincolo di bilancio determinando le scelte nel punto di tangenza, ossia le quantità di beni e servizi che egli deve procurarsi per essere soddisfatto nella misura massima possibile. Se gli argomenti della FBS non fossero dei beni ma dei mali (inflazione e disoccupazione) le curve sarebbero concave con SMS crescenti e curve più vicino all’origine degli assi rappresentano soddisfazioni più elevate.

Si parla di approccio ottimizzante perché il valore degli obiettivi non è prefissato, ma definito dal processo di ottimizzazione con il vincolo dato dal modello di funzionamento dell’economia (curva di trasformazione).

Obiettivi flessibili con SMS costante:

in questo caso si ha una funzione del benessere sociale che è stata resa lineare negli argomenti e ha un SMS costante.

La funzione di benessere sociale potrebbe avere la forma W=aYn+bYs dove a e b sono i pesi assegnati al reddito nelle due circoscrizioni (il SMS è costante, dato da b/a).

Se gli argomenti della FBS con SMS costante sono p e u la funzione si presenta nella forma W=ap+bu dove a e b sono costanti negative. Nel caso in cui a=b=1 si ha l’indice di malessere di Okun che è pari alla somma del tasso di disoccupazione e di inflazione. Questo indicatore è oggetto di varie critiche:

  1. l’indice di malessere indica preferenze che possono non essere condivise in quanto disoccupazione e inflazione hanno lo stesso peso (a=b=1); cioè 1% in più di inflazione e uguale a 1% in più di disoccupazione.
  2. La diminuzione del benessere causata da un punto in più di disoccupazione è compensata da una diminuzione di un punto dell’inflazione e viceversa. Se cambiano in misura notevole le posizioni di partenza in materia di disoccupazione e inflazione, mutano i termini del rapporto con il quale si è disposti a scambiare incrementi dell’una con decrementi dell’altra lasciando invariato il benessere.

Le variabili sono definite strumenti di politica economica se sono soddisfatte le 3 condizioni:

  1. I policy makers possono controllarla e fissarla direttamente (controllabilità dello strumento).
  2. La variabile così fissata ha influenza su altre variabili che assumono il ruolo di obiettivi (efficacia dello strumento).
  3. La variabile deve poter essere distinta da altri strumenti in termini di grado di controllabilità e di efficacia; due strumenti che hanno la stessa efficacia costituiscono uno stesso strumento (indipendenza degli strumenti).

Lo strumento è una variabile che influenza un’altra/e che è quella rilevante per le preferenze del policy maker.

Una classificazione degli strumenti di politica è data da Tinbergen che distingue fra politiche:

  1. Quantitative che rappresentano la modifica del valore di uno strumento esistente (variazione della spesa pubblica)
  2. Qualitative che corrispondono all’introduzione di un nuovo strumento senza comportare sostanziali mutamenti nel sistema economico (introduzione di una nuova imposta).
  3. di Riforma che consistono nell’introduzione di un nuovo strumento che comporti modifiche sostanziali nei caratteri e nelle regole di funzionamento del sistema economico.

Si possono distinguere misure di controllo diretto e misure di controllo indiretto.

  1. Le politiche di controllo diretto raggiungono obiettivi imponendo un comportamento ad alcune categorie di operatori (per ridurre il deficit commerciale si impone un contingentamento delle importazioni).
  2. Le politiche di controllo indiretto raggiungono gli obiettivi non imponendo dati comportamenti ma inducendo gli operatori a comportarsi nel modo desiderato, con l’influire sulle variabili dalle quali le loro decisioni dipendono.Le 3 principali misure di controllo indiretto sono :
    1. La politica fiscale (manovra di bilancio): concerne i livelli della spesa pubblica e/o della tassazione.
    2. La politica monetaria: opera sulla liquidità del sistema attraverso variazioni della base monetaria e/o della percentuale delle riserve obbligatorie.
    3. La politica del cambio: tende a influenzare il tasso di cambio, la quantità di una moneta necessaria per acquistare una unità di un’altra moneta.

Le misure discrezionali sono gli strumenti di politica che vengono manovrati a discrezione, ossia a seguito di valutazione specifica della situazione, caso per caso.

Le regole automatiche sono gli strumenti di politica che entrano in funzione senza che vi sia bisogno di osservare e decidere caso per caso (stabilizzatori automatici). [regola aurea di Tin].

[le variabili esogene sono quelle variabili che determinano altre variabili ma non ne sono influenzate; le variabili endogene possono determinare il valore di qualche variabile ma il cui valore dipende da altre variabili].

Il messaggio della moderna politica economica sta nella visione di insieme dei problemi di politica che si riflette nella considerazione degli effetti diffusi che derivano dalla manovra di ogni strumento, ossia di effetti che si esplicano non su un singolo obiettivo ma su una molteplicità di obiettivi. L’apparato concettuale descritto consente di impostare i problemi concreti, potendosi calcolare numericamente le soluzione “esatte”.

L’impostazione presenta un insieme di limitazioni : natura statica e certa, di carattere logico che risultano vitali (Lucas), realismo della rappresentazione della posizione dei policy makers come rappresentanti di indistinti cittadini.

Critica di Lucas

La sostanza della critica è che le scelte pubbliche possono influenzare i parametri delle funzioni di comportamento privato, ossia la reattività degli operatori privati alle decisioni pubbliche, ovvero la stessa forma funzionale dei comportamenti privati.

Se i parametri del modello cambiano riflettendo un mutamento del comportamento del sistema, e viene preso come vincolo nel modello di decisione pubblica il “vecchio” modello, le politiche che se ne derivano non saranno affatto ottimali: lo sarebbero soltanto nel caso in cui il comportamento non mutasse; ma esso muta proprio a seguito dell’intervento pubblico. Il vincolo preso a base per la definizione dell’intervento pubblico non è un vincolo vero, ma muta al mutare dell’intervento pubblico stesso. Dal punto di vista teorico la critica di Lucas evidenzia la presenza di interazioni reciproche fra il comportamento degli operatori privati e dell’operatore pubblico; il privato muta il suo comportamento al variare delle aspettative circa il comportamento del pubblico; i modelli di analisi tradizionalmente usati in economia non ammettono questo genere di interazioni; si dovrà cambiare il tipo di modello analitico utilizzato impiegando la teoria dei giochi, che è strutturata in modo da modellare l’interazione strategica fra soggetti.

L’evoluzione dei sistemi economici mentre rende più necessario l’intervento pubblico, sembra anche implicare delle restrizioni sulla gamma di politiche efficaci.

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