Appunti di Economia Politica
Economia politica - appunti sui fallimenti microeconomici del mercato

da | 6 Apr 2005 | Economia politica | 0 commenti

Beni pubblici

Le politiche in presenza di esternalità e beni pubblici

L’esternalità genera una disuguaglianza fra costo privato e sociale (esternalità di produzione), e fra utilità marginale privata e sociale (esternalità di consumo). Queste divergenze provocano inefficienza che possono essere eliminate con il rimuovere le divergenze stesse, ossia interiorizzare il costo o il vantaggio procurato da un operatore alla collettività.

Le politiche pubbliche tendenti ad accrescere l’efficienza allocativa in presenza di esternalità sono:

1. La tassazione (sussidiazione) delle attività dalle cui scaturiscono le diseconomie (economie) esterne.

2. Incentivazione volta a eliminare le diseconomie esterne.

3. Introduzione di diritti negoziabili alla creazione di diseconomie esterne.

4. La regolamentazione.

  1. se un’attività di produzione crea diseconomie (economie) esterne la differenza fra costo marginale privato e costo marginale sociale può essere rimossa con l’introduzione di un’imposta positiva (negativa). Si aggiunge al costo marginale privato un’imposta pari al valore dell’esternalità e si otterrebbe un più elevato costo marginale privato, pari al costo marginale sociale, e si indurrebbe l’impresa a compiere le sue scelte secondo quest’ultima grandezza.
  2. è possibile far produrre la quantità socialmente ottimale concedendo un sussidio per la mancata produzione (valore della diseconomia nel punto di ottimo sociale) per ogni unità prodotta in meno dall’impresa. Quindi il costo marginale viene accresciuto per il valore della diseconomia per ogni quantità prodotta. Il risultato nel breve periodo è lo stesso che si sarebbe ottenuto attraverso un’imposta commisurata alla quantità prodotta. Nel lungo periodo il livello della diseconomia esterna prodotta dall’industria in presenza di questa politica può essere maggiore, per l’entrata di nuove imprese e l’aumento della quantità prodotta; l’incentivo alla riduzione della produzione è diverso dall’incentivo all’uso di impianti capaci di ridurre la diseconomia esterna.
  3. Questa soluzione prevede che si predetermini il livello della diseconomia esterna “ottimale” che sarebbe corrispondente alla produzione socialmente ottimale e che siano assegnati attraverso vendite all’asta, diritti o permessi a provocare le diseconomie (inquinare) fino al limite indicato. Ogni impresa può partecipare all’asta e avrà convenienza a pagare un prezzo massimo pari al valore del diritto, che è il valore della diseconomia corrispondente alla quantità socialmente ottimale (punto di ottimo sociale). Quindi la curva del costo marginale dell’impresa si innalza nella stessa misura come avviene per il caso di sussidio alla mancata produzione ed è assicurata la produzione socialmente ottimale da parte di ogni impresa. Un effetto può essere quello di incentivare le innovazioni tecnologiche tendenti a ridurre le diseconomie esterne. L’effetto sulla diseconomia (inquinamento) sembra più affidabile in quanto il livello viene prefissato nel caso dei permessi ed è solo ipotizzato nel caso di imposte.
  4. Con la regolamentazione si impone uno standard di produzione massima di diseconomie esterne o minima di economie esterne. I risultati sono simili a quelli dell’imposta se si dispone delle stesse informazioni e si suppongono uguali costi di amministrazione; ma le info sono incomplete e le politiche si fondano su valutazioni inesatte. Regolamentazione e diritti sembrano preferibili alle imposte e ai sussidi se vi è certezza delle reazioni delle imprese, inoltre i costi di amministrazione sono più bassi se si ricorre a una regolamentazione, piuttosto che all’imposta (o sussidio) e all’emissione di diritti. A scapito delle regolamentazioni le altre politiche hanno il vantaggio che le imprese sono incentivate a ridurre la diseconomia per abbattere i costi relativi alle imposte o all’acquisto dei diritti; riguardo alla regolamentazione c’è incentivo solo per le imprese che non rispettano gli standard previsti.

Esistono 3 problemi sulla fornitura di un bene pubblico:

  1. La determinazione del livello del bene pubblico socialmente efficiente.
  2. Il suo finanziamento.
  3. La produzione effettiva del bene in questione.

Per determinare il livello del bene pubblico e alla ripartizione del costo si perviene attraverso meccanismi.

I metodi usati per valutare la domanda di beni pubblici ricorrono a dati sia di mercato (informazioni indirette sulla disponibilità a pagare manifestata dagli individui per godere del bene pubblico in questione) sia di non mercato (interviste o esperimenti). Determinato il livello del bene pubblico, è un qualche soggetto pubblico che finanzia la produzione, a carico del suo bilancio con eventuali contributi di privati. Riguardo a chi deve produrre il bene pubblico, è un problema che può essere affrontato separatamente anche se la produzione da parte di privati può risultare più efficiente.

Gli obiettivi macroeconomici e la politica monetaria

La politica macroeconomica tende al raggiungimento della piena occupazione, stabilità dei prezzi, equilibrio della bilancia dei pagamenti e sviluppo. Si deriva un modello di analisi che individua le variabili alle quali si assegna il ruolo di strumenti e indica i legami fra obiettivi e strumenti, consentendo di fissare il valore di questi ultimi al livello ottimale. Gli strumenti di politica economica sono la politica monetaria, fiscale, dei prezzi e dei redditi, del cambio.

Per comprendere le ragioni e natura dell’instabilità di un sistema capitalistico è necessario introdurre i caratteri di un economia monetaria; in questa economia le transazioni sono regolate con lo scambio della moneta che ha le caratteristiche (funzioni) di mezzo di pagamento o intermediario degli scambi; unità di conto (numerario), è il bene attraverso vengono calcolati tutti i prezzi e contabilizzati i valori; riserva di valori, di mezzo per trasferire potere di acquisto nel tempo. L’evoluzione del ruolo di moneta parte dalla moneta merce, moneta metallica coniata fino alla moneta cartacea e alla moneta bancaria. L’accettazione della moneta bancaria è sollecitata dal sorgere di istituzioni capaci di generare fiducia, come gli intermediari finanziari.

L’ipotesi di economia monetaria comporta che vi sia scissione fra il momento in cui i redditi vengono percepiti e quello nel quale vengono spesi. I “partecipanti alla produzione” ricevono una quantità di moneta che conferisce loro un potere di acquisto dei beni prodotti. Alcuni (famiglie) domanderanno solo una parte dei beni dei quali possono consumare e risparmieranno la differenza. Al contrario, altri (le imprese) domanderanno beni per un valore superiore a quello loro assegnato nella distribuzione del reddito, al fine di aumentare la loro capacità produttiva (investimento). Esistono quindi unità di surplus di risparmio e unità in deficit di risparmio (eccesso di spesa). Per soddisfare i piani di risparmio e quelli di spesa simultaneamente esistono strumenti finanziari, in particolare di crediti diretti (prestiti, obbligazioni, azioni, etc.)

I crediti diretti sono negoziati nei mercati finanziari o dei capitali nei quali si distinguono i mercati:

  1. Primari: titoli all’emissione.
  2. Secondari: titoli già in essere
  3. Derivati: mercati concernenti attività finanziarie il cui valore è legato da precise relazioni a quello di altri titoli.

Tuttavia i crediti diretti hanno spazio di azione limitato, se vi è ampia differenza fra le condizioni (tassi o scadenze) richieste dagli uni e dagli altri e se i mercati sono imperfetti.

Lo sviluppo di intermediari finanziari e con essi dei crediti indiretti (dalle unità in surplus agli intermediari e da questi alle unità in deficit) può abbassare il costo del credito per 3 ragioni.

  1. Esistono economie di scala e di varietà nell’acquisizione dei crediti da parte delle unità in surplus e nella loro erogazione a quelle in deficit. Le economie di scala derivano dalla riduzione dei costi di gestione derivanti dalla standardizzazione delle operazioni e dall’esistenza di costi fissi di informazione sia sul rischio ex ante delle imprese sia sul rischio ex post connesso con l’utilizzo effettivo dei prestiti concessi (ruolo di certificazione della qualità del prenditore di fondi).
  2. Vi è la possibilità di una trasformazione qualitativa nel credito, allungamento della sua scadenza, a causa delle economie di scala connesse con l’operare della legge dei grandi numeri: visto che non tutti i datori di fondi ne richiederanno la restituzione alla scadenza fissata, gli intermediari potranno prestarli a una scadenza più lunga mantenendo solo una ridotta riserva precauzionale.
  3. La presenza di intermediari agevola la diversificazione dei rischi dei portafogli individuali. La gran parte delle unità in surplus di risparmio non potrebbero che prestare ad un unico prenditore. Ciò accrescerebbe il rischio di insolvenza rispetto ad una situazione di diversificazione del portafoglio ed indurrebbe le unità in surplus a domandare un più elevato tasso di interesse. l’esistenza di intermediari finanziari consente di formare un pool di disponibilità individuali anche limitate e di diversificare gli impieghi e ridurre il rischio complessivo e il tasso di interesse.

I crediti diretti e indiretti costituiscono l’insieme delle passività finanziarie. L’insieme degli intermediari finanziari, delle attività finanziarie e dei relativi mercati è la struttura finanziaria di un economia.

Gli intermediari finanziari arricchiscono il quadro degli operatori economici e delle modalità di finanziamento; quindi vi è una varietà di strumenti finanziari, differenziati per forma, scadenza e altre condizioni di finanziamento e del soggetto che assume su di se la passività finanziaria. La specializzazione si riferisce al ramo economico, alla scadenza, alla forma.

Si individuano 2 tipi di moneta e corrispondentemente 2 tipi di intermediari finanziari capaci di crearli:

  1. Biglietti di banca, creati dagli istituti di emissione.I biglietti di banca costituiscono la moneta avente corso legale, emessi da un regime monopolistico.
  2. I depositi, creati dalle banche.

Nel caso dei depositi bancari la natura di moneta è la conseguenza di un’accettazione del tutto fiduciaria, non imposta da un autorità esterna. La circolazione di alcuni depositi bancari è assicurata dall’assegno e dal giroconto.

Il ruolo degli operatori pubblici nella creazione di nuovi strumenti di liquidità è rilevanza per le ampie emissioni da parte del Tesoro di titoli a breve (BOT) e di titoli a medio e lungo termine. La raccolta bancaria pronti contro termine consiste nella vendita di titoli a pronti e nel contemporaneo riacquisto a termine degli stessi; i certificati di deposito sono titoli di debito trasferibili, rappresentativi di depositi a scadenza vincolata; le accettazioni bancarie sono cambiali tratte spiccate da un cliente.

Nell’Unione monetaria si distinguono 3 aggregati monetari:

  1. M1, moneta in senso stretto, include circolante e depositi a vista;
  2. M2, aggregato monetario intermedio, include M1 e depositi a scadenza fino a 2 anni o con preavviso fino a 3 mesi.
  3. M3, moneta in senso ampio, include M2 e operazioni pronti contro termine, quote dei fondi di investimento monetari e titoli di debito fino a 2 anni emessi da istituzioni finanziarie monetarie.

Lo sviluppo del sistema finanziario può comportare accresciuti rischi di instabilità; può emergere il pericolo che le riserve detenute dalle banche siano insufficienti per far fronte ai ritiri imprevisti dei depositi. L’insolvenza degli intermediari si evita se l’istituto di emissione fornisce loro la liquidità necessaria, assolvendo alla funzione, che assume rilevanza pubblica, di prestatore di ultima istanza e operando come Banca centrale. Inoltre ha la funzione di regolamentare la condotta delle banche ed effettuare controlli per assicurare il rispetto delle regole per garantire la stabilità del sistema finanziario. La funzione di regolamentazione dell’attività delle banche include la fissazione di un obbligo di mantenere a fronte dei depositi una riserva obbligatoria in aggiunta a quella di carattere libero. Le attività finanziarie che possono essere utilizzate dalle banche ordinarie al fine di costituire una tale riserva formano la base monetaria che comprende tutte le passività a vista emesse dalle autorità monetarie nonché quelle prontamente trasformabili in esse (circolante, riserva costituita presso la BCE, depositi costituiti dalle banche presso la BCE). La base monetaria risponde all’esigenza del sistema bancario di mantenere riserve libere e di adempiere all’obbligo di costituzione della riserva obbligatoria. Gli impieghi (domanda) della base monetaria, sono presso le banche (riserve) e presso il pubblico (circolante). I canali o le fonti attraverso i quali la base monetaria viene creata (offerta) sono individuati con riferimento ai settori istituzionali che fungono da contropartita alle operazioni di credito della Banca centrale.

  1. Estero.La Banca centrale crea base monetaria in contropartita con il settore “estero” acquisendo riserve ufficiali (valute convertibili) che costituiscono un credito concesso a tale settore, ciò accade quando la bilancia dei pagamenti presenta un avanzo. L’importatore si procura valuta estera dalla banca centrale in cambio di base monetaria in suo possesso; quindi riduzione BM presso il pubblico e riserve valutarie presso la Banca centrale. Il risultato netto delle due operazioni sarà l’acquisizione di riserve ufficiali e la creazioni di base monetaria per un valore dell’avanzo della bilancia dei pagamenti.
  2. Tesoro.Attraverso il tesoro si crea base monetaria emettendo monete, la Banca centrale può concedergli credito attraverso acquisto di titoli di Stato sul mercato primario (acquisto titoli all’emissione) e mediante il conto corrente di tesoreria e anticipazione straordinarie.
  3. Operazioni di mercato aperto.Attraverso le operazioni di acquisto o di vendita compiute sul mercato secondario (mercato dei titoli in essere) dei titoli di Stato – operazioni di mercato aperte – la Banca centrale può creare o distruggere base monetaria: se acquista integra la BM se vende distrugge BM.
  4. Banche.La banca centrale crea base monetaria attraverso il canale “Banche” rifinanziando il sistema creditizio mediante operazioni di risconto di cambiali o di anticipazioni su titoli. La BC può regolare l’accesso al credito di ultima istanza con la modifica delle condizioni poste al credito stesso (manovra del TUS o tasso sulle anticipazioni). Le condizioni del credito di ultima istanza sono decise dalla Banca centrale ma l’iniziativa di accedervi è delle banche a seconda delle condizioni stesse e delle circostanze esterne, quindi il controllo della BM si ha nelle fasi di tensione di mercato quando le banche sono costrette a ricorrere al credito da essa erogato.Il totale della base monetaria offerta attraverso le varie fonti deve essere uguale al totale della base monetaria domandata ossia la totale degli impieghi. Il bilancio della BM è: BP+FINT+RB+OMA=BMP+BMB che indicano, il saldo della bilancia dei pagamenti, la variazione del finanziamento al Tesoro, le operazioni di mercato aperto, la variazione del rifinanziamento bancario, la variazione della base monetaria domandata al pubblico, la variazione della base monetaria domandata dalle banche.

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