Appunti di Economia Politica
Economia politica - appunti sui fallimenti microeconomici del mercato

da | 6 Apr 2005 | Economia politica | 0 commenti

Le banche e i depositi

Le banche e i depositi

Costituiscono mezzo di scambio anche le attestazioni debitorie rilasciate dalle banche, depositi (passività finanziarie). Il volume dei depositi è legato alla quantità di base monetaria.

Il pubblico mantiene un rapporto fisso h fra il circolante BMP e i depositi D di cui è titolare. (BMP= h x D)

Le banche mantengono un rapporto fisso j fra BMB (base monetaria per costruire le riserve obbligatorie) e i depositi raccolti. (BMB = j x D)

La BaseMonetaria è BM= BMP+BMB

da cui BM = hD + jD = D (h+j);

1;

moltiplicatore dei depositi.

 

Quindi c’è un rapporto fisso fra BM e D e se h e j sono minori di 1 i D sono un multiplo della base monetaria.

Se si definisce l’offerta di moneta come circolante più depositi si esprime la moneta in funzione della quantità della base monetaria.

Ls = BMP + D ; Ls = hD+D = D(1+h); Ls = (1+h) / (h+j) BM , moltiplicatore della moneta.

Ls non costituisce più una variabile esogena, mentre BM e j possono essere considerati degli strumenti.

Supponendo che il pubblico non vuole detenere circolante (h =0) la sua BM viene depositata (deposito originario D = BM). La banca soddisfa l’obbligo di riserva trattenendo (BMB = j x D = j x BM) e concedendo un prestito CR = (1-j) x BM. Il prestito viene trasformato in deposito D2 di uguale ammontare (deposito derivato). Cosi via e si avrà:

Dn = (1-j)^n-1 BM ; BMBn = j (1-j)^n-1 BM ; CRn = (1-j)^n BM. da cui D= BM/j .

Con h>0 le somme date a credito dalla banca non le ritornano completamente sotto forma di depositi

Il processo di creazione dei depositi ha inizio per effetto della concessione di credito da parte della banca; affinchè il processo stesso continui, alla disponibilità di questa a concedere credito deve corrispondere anche una uguale disponibilità del pubblico a riceverlo; ma la disponibilità a ricevere credito è funzione delle condizioni praticate dal saggio di interesse sul credito; anche l’offerta dipende dal tasso di interesse sugli impieghi bancari che costituisce il costo – opportunità delle giacenze liberamente disponibili presso le banche.

Le 2 principali forme di moneta, la moneta legale e i depositi bancari sono legate fra loro, perché la base monetaria di cui vengono a disporre le banche costituisce la base di un processo di creazione di credito e di depositi.

La Banca centrale e il controllo dell’offerta di moneta

I policy makers devono esercitare la loro vigilanza sulla struttura finanziaria e sull’offerta di moneta, contraendola o espandendola a seconda delle circostanze; la quantità di moneta è una variabile endogena in quanto dipende dalla base monetaria, dal rapporto fra circolante e depositi e dal coefficiente di riserva. Affinchè le autorità monetarie possano controllare l’offerta di moneta esse devono poter incidere su almeno una delle variabili (BM; h; j).

  1. La base monetaria è controllabile se i policy makers ne controllano almeno un canale di formazione, in modo tale da poter compensare attraverso questo canale l’eventuale creazione o distruzione indesiderata derivante da altri canali.Il canale Estero non è direttamente controllabile se non con vincoli amministrativi ai movimenti di merci o di capitale.Il canale Tesoro è controllabile se non sussistono obblighi (finanziamento del fabbisogno di quest’ultimo) per le autorità monetarie (acquisti di titoli di Stato da parte della Banca centrale sul mercato secondario, o anche sul mercato primario; canale operazioni di mercato aperto).

    Il canale del Rifinanziamento bancario è controllabile con la variazione delle condizioni praticate per il credito di ultima istanza; essa influenza la disponibilità di riserve (base monetaria) da parte delle banche. La manovra del TUS o del tasso sulle anticipazioni non è sempre efficace, (espansivo) perché anche se si abbassano i tassi le banche possono non accrescere significativamente il ricorso alla Banca centrale, se già dispongono di riserve di liquidità in eccesso a causa di una contenuta domanda di credito; in questo caso la domanda di rifinanziamento bancario è inelastica al suo prezzo, ossia la tasso di interesse. In senso restrittivo la Banca centrale può decidere di aumentare il costo del rifinanziamento in misure tale da ridurre la creazione di base monetaria al livello desiderato.

    La controllabilità di almeno un canale di creazione della base monetaria ne dovrebbe assicurare la controllabilità complessiva a meno che i canali non controllati siano soggetti a disturbi troppo forti, a fronte dei quali quello controllati possono presentare limiti di flessibilità di breve periodo.

    Il controllo della base monetaria non garantisce il controllo dell’offerta di moneta; quest’ultimo si avrebbe soltanto se il moltiplicatore dei depositi fosse costante, ossia se j e h fossero dati, ma sono variabili per 2 ragioni:

    • Sia j che h sono sensibili ai tassi di interesse sui crediti e sui depositi, che rappresentano il costo – opportunità, per la banca e per il pubblico, della detenzione di base monetaria. Sono influenzati anche dalle aspettative sui tassi di interesse futuri e risulteranno più elevati in presenza di attese di maggiori tassi di interesse futuri che inducono il pubblico e le banche ad aumentare la liquidità.
    • j è determinato anche dalla domanda di credito, visto che il meccanismo di moltiplicazione dei depositi richiede che all’offerta di credito della banca corrisponda una pari domanda da parte del pubblico. Soltanto in quel caso il moltiplicatore effettivo è pari a quello potenziale; se la domanda di credito fa difetto, il meccanismo di creazione dei depositi funziona solo in parte e la banca si ritrova con un j effettivo (rapporto effettivo fra BM e D) superiore a quello desiderato. Quando la base monetaria viene ridotta, la riduzione dei depositi, ottenuta con una riduzione dei crediti concessi dalla banca è necessaria se la banca operava al limite della creazione dei depositi, cioè con un j effettivo pari a quello desiderato.
  2. Il coefficiente della riserva obbligatoria è una grandezza controllabile che prescrive un determinato comportamento delle banche. L’efficacia appare maggiore in fase restrittiva che in fase espansiva: nel primo caso il moltiplicatore effettivo dei depositi si avvicina molto probabilmente a quello potenziale mentre nel secondo caso tende a essere più basso in presenza di insufficiente domanda di crediti.Aumentando il coefficiente di riserva obbligatoria e con un volume di depositi dato, la base monetaria delle banche aumenta sotto forma di riserva obbligatoria. Se non si dispone di riserve libere, le banche non possono ridurre il volume dei crediti e lo stesso volume dei depositi. Da ciò deriva una contrazione della massa di base monetaria da depositare a riserva obbligatoria che compenserà l’effetto dell’aumento del coefficiente.(manovra restrittiva efficace)La regolazione dei depositi può essere conseguita solo con strumenti di controllo diretto, quali il massimale degli impieghi, con questo provvedimento le banche sono obbligate a mantenere la crescita della consistenza dei crediti entro certi valori.

Gli obiettivi finali e gli organi della politica monetaria

La politica monetaria condivide con gli altri strumenti di politica gli stessi possibili obiettivi: stabilità monetaria interna ed esterna, occupazione e sviluppo. Almeno nel breve periodo si possono creare problemi di sostituibilità fra obiettivi: il perseguimento di uno di essi preclude la possibilità di raggiungerne un altro o rende più difficile il suo ottenimento. La sostituibilità implica la necessità di scegliere e ogni scelta comporta qualche sacrificio. Una scelta razionale richiede che siano precisati la funzione di preferenza dei policy makers e il valore dei pesi assegnati a ogni obiettivo o il loro ordine di priorità. Sono pochi i casi in cui l’organo che sovraintende alla politica fiscale ha anche la responsabilità ultima della politica monetaria assegnando compiti alla Banca centrale. Più di frequente alle Banche centrali viene affidata una completa e autonoma responsabilità di decidere le linee di politica monetaria, scegliendo l’obiettivo da perseguire (indipendenza politica) o gli strumenti necessari per conseguirlo (indipendenza economica).

Con il governo della moneta si può raggiungere lo sviluppo di lungo periodo:

  • assicurando la stabilità monetaria e incentivando il risparmio finanziario.
  • usando l’instabilità monetaria in modo tale da stimolare l’investimento e la crescita.

L’azione monetaria opererà sulle variabili reali non solo attraverso variazioni del costo del credito ma anche attraverso variazioni nella disponibilità del credito stesso, per un insieme di ragioni:

  1. l’aumento del saggio di interesse di mercato indotto dalla restrizione provoca una riduzione del corso dei titoli posseduti dalle banche che trovano poco conveniente approvvigionarsi di fondi da destinare al credito attraverso la vendita di titoli; questo perché la vendita dei titoli causerebbe perdite in conto capitale. Questo effetto di scoraggiamento dell’offerta di credito è detto effetto Roosa o effetto lock-in e contribuisce a spiegare l’efficacia della politica monetaria in senso restrittivo che agirebbe anche sull’offerta di credito.
  2. La manovra restrittiva può accrescere l’incertezza sul futuro e innalzare la domanda di liquidità.
  3. In presenza di rischio di insolvenza dei prenditori di fondi e di informazione asimmetrica può emergere un effetto di razionamento endogeno ossia che tende a verificarsi indipendentemente da eventi esterni; ogni volta che una banca si trovi con domanda di credito eccedente essa tenderà a reagire non aumentando il tasso di interesse ma offrendo credito solo ad alcuni clienti; perché l’innalzamento dei tassi potrebbe avere due effetti negativi per la profittabilità:
    • induce selezione avversa dei clienti più rischiosi.
    • incentiva alcuni clienti a intraprendere progetti più rischiosi (rischio morale).

Occorre ricondurre i valori effettivi delle grandezze obiettivo a quelli desiderati, e si pone attenzione alle variabili intermedie fra gli strumenti e gli obiettivi finali della politica monetaria. Si guarda l’andamento delle variabili agli strumenti per capire la misura dello stimolo o della restrizione messa in atto o agli obiettivi finali per valutare la misura dell’effetto sugli obiettivi finali stessi o a variabili in posizione mediana fra gli indicatori e gli obiettivi intermedi.

Nel 1°caso si hanno gli indicatori che sono variabili (tasso interesse) che consentono di dare una valutazione sintetica del grado di espansione o restrizione monetaria.

Per anticipare gli effetti sugli obiettivi finali si guarda qualche obiettivo intermedio, ossia a variabili che abbiano influenza sistematica sui traguardi ultimi e che siano influenzate dalla manovra monetaria con anticipo rispetto a questi consentendo di regolare l’azione monetaria stessa nei periodi successivi. Il credito totale interno CTI è stato un obiettivo intermedio che comprende il totale dei finanziamenti al settore statale e non statale.

L’espansione del credito interno (DCE) è un altro obiettivo intermedio; è chiamato anche “credito monetario” in quanto è pari al finanziamento monetario al Tesoro aumentato dei crediti bancari concessi ai privati. Altri obiettivi intermedi sono l’offerta di moneta, il tasso di interesse e il tasso di cambio nominale. La scelta varia da:

  1. Controllabilità dell’aggregato ipotizzato come obiettivo intermedio.
  2. Stabilità delle funzioni di comportamento.
  3. Legami fra obiettivi intermedi e finali.

Ultimamente si adottano schemi di intervento ad uno stadio che consistono nell’annunciare e perseguire direttamente l’obiettivo finale, generalmente consistente nella stabilità monetaria (inflation targeting).

L’efficacia della politica monetaria ha una dimensione quantitativa e una temporale.

Riguardo a quella temporale condivide con gli strumenti discrezionali il ritardo di osservazione ma ha un diverso ritardo amministrativo e negli effetti.

Il ritardo amministrativo è molto più breve di quello di altre misure di politica che richiedono qualche genere di mediazione politica nell’ambito degli organi di rappresentanza democratica; il ritardo negli effetti della politica monetaria può essere lungo e variabile (complessità dei processi di sostituzione e di riaggiustamento dei portafogli delle banche e degli altri operatori.

In ogni caso la politica monetaria si presta male a un dosaggio raffinato (fine tuning) e richiede interventi consistenti per essere efficace particolarmente ove i mercati finanziari manchino di spessore e ampiezza. Inoltre l’efficacia quantitativa dell’azione monetaria è diversa a seconda che sia usata in senso restrittivo o espansivo (asimmetria degli effetti). È maggiore nel caso restrittivo per varie ragioni:

  1. Il moltiplicatore effettivo dei depositi è più elevato con riferimento a una riduzione della base monetaria.
  2. L’esistenza di un pavimento (floor) al tasso di interesse nominale, non può assumere valore negativo, e non vi e limite all’aumento del tasso di interesse a seguito di una manovra restrittiva.
  3. La domanda di credito può essere inelastica rispetto al saggio di interesse; ma non è tanto l’inelasticità che determina effetti asimmetrici quanto la possibile esistenza di razionamento: una manovra restrittiva non causa apprezzabili aumenti del tasso di interesse sui crediti bancari ma riduzione dell’offerta di credito a clienti che vengono razionati.

La manovra monetaria ha risultati asimmetrici: riduce l’offerta di credito in fase restrittiva; fa aumentare l’offerta in fase espansiva ma non necessariamente al nuovo e più alto livello dell’offerta corrisponde una pari domanda.

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