Appunti di Economia Politica
Economia politica - appunti sui fallimenti microeconomici del mercato

da | 6 Apr 2005 | Economia politica | 0 commenti

Bilancia dei pagamenti

Politiche per la bilancia dei pagamenti

La teoria della bilancia dei pagamenti

La bilancia dei pagamenti è composta da 3 conti: conto corrente, conto capitale e il conto finanziario.

  1. Il conto corrente e capitale si riferiscono a esportazioni e importazioni di beni, merci e servizi.Le importazioni dipendono dal livello della domanda (fattori di domanda)M =mY. La propensione a importare dipende da fattori strutturali e da fattori di competitività (qualità e/o prezzo).

    Basandosi sui fattori di prezzo, dato il tasso di cambio la propensione ad importare aumenta se aumenterà p, diminuirà se aumenta pw. Dati i prezzi la propensione si riduce al ridursi di e. quindi M=m (p+, pw – , e+)Y.

    Le esportazioni sono le importazioni del paese straniero

    X=Mw=mw(p-,pw+,e-)Yw

    Utilizzando le due equazioni si esprime il saldo dei movimenti di beni in termini reali:

    PC=X-M=f(p-,pw+,e-,Y-,Yw+).

    Quindi il saldo dipende da fattori di competitività e da fattori di domanda.

  2. Il conto al netto della variazione delle riserve ufficiali, esprime i movimenti di capitale non amputabiliall’autorità monetaria. Essi dipendono dai differenziali nei tassi di interesse a lungo termine e a breve, da attese di movimenti nel corso del cambio. Ipotizzando che i tassi a lunga siano legati ai tassi a breve, il saldo dei movimenti di capitale MK dipenderà dai saggi di interesse nei due paesi e dalle variazioni attese nel cambio:8

    Le variazioni delle riserve ufficiali è pari alla somma dei saldi del conto corrente e del conto capitale (saldo B.pagamenti).

    BP= PC + MK. Il saldo della bilancia dei pagamenti dipende dal saldo del conto corrente e del conto capitale che varia in funzione di fattori di competitività di prezzo, del tasso di cambio reale e dai fattori di domanda. Inoltre dipende dal saldo dei movimenti di capitale che dipende dal differenziale di interesse e dalla variazione attesa del cambio.

L’equilibrio della bilancia dei pagamenti si ha quando la somma dei saldi dei movimenti di beni e dei movimenti di capitale è nulla. Si ha avanzo quando le riserve ufficiali aumentano e viceversa. La posizione di avanzo è migliore rispetto a quella di disavanzo ma non può essere considerata conveniente perché comporta disavanzi per altri paesi e pressioni inflazionistiche all’interno (avanzo nella BP è fonte di creazione di base monetaria). L’obiettivo dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti si pone nel lungo periodo (pareggio); nel breve può variare a seconda delle contingenze.

Meccanismi automatici di riequilibrio

I movimenti di capitale possono riequilibrarsi se esiste una loro sufficiente mobilità. Date le attese di variazione del tasso di cambio, l’afflusso netto di capitali indotto da un tasso di interesse interno + elevato che all’estero tenderà a provocare un abbassamento del tasso di interesse interno e un aumento di quello estero, contribuendo a eliminare così il differenziale iniziale.

Il riequilibrio dei movimenti di beni se il regime di cambio è fluttuante è assicurato dalla sua flessibilità che incide sulla competitività. Con riferimento a un regime di cambi fissi ci sono 2 meccanismi operanti sui movimenti di beni.

  1. Variazione dei prezzi: il deficit della bilancia dei pagamenti di uno stato porta ridurre la quantità di moneta e se sono soddisfatte le condizioni della teoria quantitativa, i prezzi. Il contrario accadrà nello stato dove si ha un avanzo. In conseguenza di ciò si ridurranno i prezzi del primo paese relativamente a quelli del secondo paese. Questa variazione dei prezzi relativi darà luogo a un miglioramento del saldo dei movimenti di beni, tale processo proseguirà fino al pareggio.
  2. Variazione dei redditi: un altro meccanismo si fonda sui movimenti di reddito associati al manifestarsi di squilibri della bilancia dei pagamenti. Ipotizziamo che vi sia un aumento della propensione ad importare di B, ciò peggiorerebbe la bilancia di B e migliorerebbe la bilancia di A. Ma accade in parte perché le maggiori esportazioni di A provocano un aumento del reddito che tenderà a far crescere le importazioni. Si passa allora ad una riduzione dell’avanzo. Ma il contrario avviene in B, diminuiscono le importazione per via del reddito ridotto e aumentano le esportazioni.

Le politiche per il riequilibrio e le cause di squilibrio

Il raggiungimento dell’equilibrio della bilancia dei pagamenti in regime di cambi fissi richiede specifici interventi pubblici che devono essere calibrati secondo le cause di squilibrio.

L’equilibrio dei movimenti di capitale è assicurato dall’uguaglianza fra il tasso di interesse interno e il tasso di interesse all’estero ridotto del tasso atteso di variazione del cambio certo per incerto. Dato il tasso di interesse estero essendo in deficit si porta in pareggio, riducendo la base monetaria e l’offerta di moneta per ottenere un innalzamento del tasso di interesse interno fino a quello estero e viceversa (l’aumento dei tassi di interesse in presenza di debito pubblico accrescono l’onere).I movimenti internazioni sono diventati sensibili rispetto alle attese di variazione dei cambi, hanno effetti forti sulle aspettative di variazioni dei cambi e sull’andamento effettivo dei cambi dei tassi di interesse e delle variabili reali. Queste sono il fondamento delle proposte di limitare la libertà dei movimenti internazionali di capitale con strumenti di controllo diretto (norme amministrative) o indiretto (tassa di Tobin). L’effetto di queste limitazioni sarebbe quello di creare un cuneo fra i tassi di interesse interni (+ bassi) e quelli del resto del mondo (+ alti) senza che ciò causi deflussi di capitale.

Il saldo dei movimenti di beni è funzione inversa del livello della domanda interna e funzione diretta della domanda estera; i policy makers operano sul livello della propria domanda interna, restringendola per ridurre il deficit dei movimenti di beni o accrescendola quando alla base dell’avanzo dei movimenti di beni sia un difetto della domanda interna rispetto alla capacità produttiva del paese.

Gli squilibri nei movimenti dei beni possono derivare anche da eccessi o difetti di competitività oltre che domanda. L’arbitraggio implicherebbe p. e = pw (nessuna convenienza a esportare o importare). Se il primo membro (p.e) è maggiore del secondo vi è un difetto di competitività delle merci europee. Ma lo squilibrio dei movimenti di beni dovuto a difetto di competitività può essere sanato ristabilendo l’uguaglianza se si agisce su ognuna delle 3 grandezze che vi compaiono o sui fattori collegati. Si può operare su p su fattori come salari, produttività e margini di profitto; su pw attraverso politiche protezionistiche; su e svalutando o rivalutando in caso di difetto o eccesso di competitività.

Controllabilità del cambio e l’efficacia della manovra

Il controllo del cambio si esercita essenzialmente sulla variabile alla quale il cambio è legato, ossia sulla parità o tasso centrale: si varierà il cambio mutando la parità (la fascia nella quale il cambio oscilla). Riguardo al cambio flessibile la controllabilità implica che il cambio rifletta anche gli interventi pubblici e non solo le forze di mercato.

L’efficacia implica che le variazioni del cambio abbiano effetto su variabili (livello del reddito o grandezze nella bilancia dei pagamenti). Partendo dal saldo dei movimenti di beni in termini monetari espressi in moneta estera:

PCm=(px e)qx – pm qm. (x esportati, m importati). Considerando una situazione iniziale di pareggio (PCm=0) si arriva a px e/pm X qx/qm =1. Una riduzione di e farà aumentare qx e contrarre qm (effetto reale) ma ridurrà il prezzo delle merci del paese considerato relativamente a quello delle merci del Resto del mondo, ossia peggiorerà la ragione dello scambio,

RS=px e/pm , in quanto è diminuito e mentre per ipotesi px e pm sono rimasti costanti. Se le quantità non reagissero al deprezzamento (elasticità della domanda estera rispetto al prezzo delle merci del paese considerato fosse pari a 0) l’onere del miglioramento dei movimenti di beni ricadrebbe sul denominatore e qm dovrebbe ridursi in misura superiore alla riduzione di e, ossia l’elasticità delle importazioni dovrebbe essere superiore all’unità (εm>1 ) affinché migliori il saldo dei movimenti di beni. Se le quantità importate fossero rigide rispetto a variazioni del cambio ( m=0), l’onere da bilanciare la riduzione di e ricadrebbe tutto su qx che dovrebbe crescere in misura superiore (εx>1 ).

Se si ammette l’elasticità positiva sia delle esportazioni che delle importazioni la condizione per il miglioramento del saldo dei movimenti di beni a seguito di svalutazione è εm+εx>1 (condizione di Marshall-Learner per effic. deprezz.).

Si è supposto:

  1. px e pm siano dati.
  2. inesistenza di limiti all’offerta dei beni da esportare.
  3. adeguamento istantaneo delle quantità.
  4. assenza di effetti sulle attese di variazione future del cambio.
  1. l’ipotesi che px e pm siano dati esprime l’idea che i prezzi dei beni commerciati siano costanti nelle monete nazionali e che al variare del cambio varino corrispondentemente i prezzi sui mercati esteri. Una riduzione del cambio abbasserebbe i prezzi in dollari delle merci europee nella stessa misura del cambio e aumenterebbe il prezzo in euro delle merci estere. La svalutazione dell’euro sarà trasferita sui prezzi in moneta estera delle merci esportate e sui prezzi in euro delle merci importate. È possibile che il trasferimento (pass-through) non sia completo. Se un bene costasse 80€ (100$) e l’euro si svalutasse, l’impresa deve decidere in che misura la svalutazione dovrà trasferirsi sul prezzo in $. Se mantenesse 100$ non si trasferisce niente su tale prezzo e accrescerebbe solo il prezzo in euro. L’impresa è guidata dagli obiettivi aziendali. Tanto è maggiore il trasferimento tanto minore sarà il ricavo unitario in euro e tanto minore sarà il profitto unitario, ma un più elevato trasferimento farà aumentare la domanda estera tanto più quanto maggiore ne è l’elasticità (con economie di scala e trasferimento completo è possibile avere profitti). La misura del trasferimento è tanto più elevata quanto maggiori sono le economie di scala e quanto minori sono l’elasticità della domanda estera e il livello della domanda interna ed estera, in singoli settori e nell’intera economia.
  2. affinché possa essere soddisfatta la maggiore domanda derivante dalla svalutazione, l’offerta deve essere elastica in tutti i settori rilevanti. Un’elevata elasticità dell’offerta, a livello globale e non in singoli mercati, presuppone il non pieno impiego delle risorse fisiche e di lavoro. Se l’offerta può non adeguarsi in modo sufficiente all’incremento della domanda rende inefficace la svalutazione. Una riduzione del tasso di cambio comporta un incremento di domanda che si traduce nella crescita di tutti i prezzi. In condizioni di inflazione di domanda la manovra del tasso di cambio sarà inefficace. Svalutare la moneta non rimedia il deficit dei conti con l’estero, anzi accrescerebbe la pressione della domanda interna accentuando l’inflazione (se dipende da domanda si innescherebbe un circolo vizioso: inflazione-svalutazione-inflazione).
  3. La reazione delle quantità esportate e importate alla mutata competitività si manifesta con ritardo con una svalutazione, laddove peggiora la ragione di scambio, per la riduzione del cambio che fa ridurre il prezzo in dollari delle esportazioni (px e qx<pm qm). Solo dopo qualche tempo gli effetti positivi sulle quantità si faranno sentire e potranno più che compensare gli effetti negativi sulla ragione di scambio (effetto j).
  4. la manovra del tasso di cambio è efficace solo in alcune situazioni: la svalutazione è adatta a una situazione di perdita di competitività, dovuta a costi e margini di profitto superiori a quelli esteri. La svalutazione non è adatta a fronteggiare un deficit dovuto a movimenti di capitale.

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