Appunti di Economia Politica

Economia politica – appunti sui fallimenti microeconomici del mercato

Politiche commerciali

Le politiche commerciali: liberismo e protezionismo

Gli stessi effetti di una diminuzione del cambio sono ottenibili mediante sussidi e dazi generalizzati.

I sussidi si traducono in una integrazione dei profitti che nel caso di incentivazione all’esportazione si applica a chi venda ai mercati esteri: il profitto unitario netto risulta incrementato per una parte dell’importo del sussidio, tendendo a indirizzare l’uso delle risorse verso la produzione per i mercati esteri. I dazi hanno natura e finalità molteplici, sono vere e proprie imposte dirette che fanno aumentare il prezzo delle merci estere (entrate fiscali); di norma hanno finalità protettive dei beni e servizi di produzione nazionale rispetto a quelli di provenienza estera (protezione tariffaria). Si sono diffusi numerosi strumenti di protezione non tariffaria rappresentati da:

  1. procedure e regolamentazioni spesso in apparenza dirette ad altre finalità ma che si risolvono in aggravi di costi;
  2. contingenti (quote) che consistono nella fissazione di limiti di quantità fisiche o valutari alle importazioni;
  3. limitazioni varie imposte da un paese all’acquisto di merci estere;
  4. limitazioni in materia di appalti, concessioni, forniture pubbliche;
  5. sussidiazione e altre forme di incentivazione alle esportazioni come la svalutazione.

Gli effetti del dazio sono:

  1. effetti consumo: il dazio provoca un aumento del prezzo che riduce il consumo interno;
  2. effetto produzione: il dazio provoca un aumento del prezzo che fa aumentare l’offerta interna;
  3. effetto importazione: come conseguenza degli effetti precedenti, le importazioni si riducono;
  4. effetto entrate fiscali: le imposte aumentano in misura pari all’aliquota del dazio moltiplicata per la quantità importata;
  5. effetto redistribuzione: i consumatori pagano un maggior prezzo ai produttori nazionali e il dazio allo Stato.

Il contingentamento delle importazioni viene imposto attraverso la concessione di licenze ad operatori (imprese o consumatori). Questa misura di controllo ha effetti simili a quelli dei dazi e dei sussidi all’esportazione, ma con il contingentamento tendente a ridurre le importazioni il governo non riceve introiti fiscali ma nemmeno ha spese. Il contingentamento comporta una redistribuzione di reddito a danno dei consumatori e a favore degli importatori che godono di rendite di contingentamento.

Un’altra forma di protezionismo è costituita dalle limitazioni volontarie alle esportazioni che sono contingentamenti introdotti dal paese esportatore; simili alle limitazioni volontarie sono gli accordi per mercati ordinati che sono restrizioni volontarie alle esportazioni che coinvolgono simultaneamente più paesi. Il requisito di contenuto nazionale minimo della produzione è una limitazione che accresce la quota di valore aggiunto locale dei beni importati: anziché importare parti componenti destinate soltanto ad essere assemblate nel paese, essi tendevano a stimolare la produzione locale di qualche componente.

Altre forme di protezione della produzione nazionale dalla concorrenza estera sono crediti agevolati all’esportazione, assicurazione dei crediti all’esportazione, preferenze agli operatori nazionali nelle commesse pubbliche, limitazioni amministrative a fini di igiene e sanitari etc…

Il fondamento scientifico del liberismo sta nei vantaggi della specializzazione a livello internazionale con il principio dei costi comparati (David Ricardo): se due paesi hanno diversa abilità relativa nel produrre due beni (si riflette nei costi comparati di produzione) potrà convenire loro di specializzarsi, ognuno producendo soltanto il bene il cui costo è comparativamente minore e scambiare l’eccedenza della produzione di quel bene rispetto alla domanda interna per procurarsi la quantità desiderata dell’altro bene, prodotto dall’altro paese. Questo principio presenta delle limitazioni dovute alla natura statica dell’analisi, alla mancata considerazione delle condizioni di offerta e all’ipotesi di piena occupazione.

Giustificazioni del protezionismo

  1. la difesa delle industrie nascenti: il paese che protegga un’industria nascente può con il tempo acquisire la capacità ed esperienza e porsi in condizioni di competere con vantaggio con il paese che abbia iniziato prima la produzione o finanche pervenire a una posizione di superiorità. È il caso nel quale esistano economie di scala dinamiche derivanti da processi di apprendimento, sono legate alla produzione cumulativamente effettuata nel tempo. La loro esistenza dà luogo alla curva di apprendimento. Il vantaggio della protezione sta nel fatto che mentre si riduce la possibilità per la produzione estera di espandersi ulteriormente sul mercato nazionale, la parte del mercato servita dalle imprese nazionali si allarga e la quantità totale da esse prodotta può crescere. Con la protezione possono essere pure presenti effetti esterni positivi (spillover) sul sistema produttivo del paese.
  2. protezione come strumento per migliorare la ragione di scambio: il dazio è un imposta indiretta e da luogo a traslazione. Il fenomeno è improbabile quanto maggiore è l’elasticità della domanda; l’elasticità dell’offerta può essere bassa e questo fattore tende a ridurre la traslazione del dazio sul prezzo. Una rigidità dell’offerta significa che l’impresa è disposta a vendere la stessa quantità a un prezzo minore. Ciò è dovuto all’importanza per l’esportatore estero del mercato del paese che introduce il dazio, e al fatto che il bene viene prodotto in condizioni di accentuate economie di scala. Se si mantiene il prezzo dopo l’introduzione del dazio, la ragione di scambio (RS=px e/pm) migliora per il paese considerato. Perché il prezzo è al lordo del dazio, togliendolo la RS diminuisce; quindi il dazio migliora la ragione di scambio anche nel caso in cui esso venga traslato sul prezzo.
  3. la difesa del lavoro straniero a buon mercato: riguardo al problema della protezione generale dell’industria minacciati dal basso costo del lavoro esistente all’estero che rende non competitive le attività nazionali che non siano protette. La tesi è sostenuta in relazione al problema del dumping sociale, la concorrenza sleale esercitata in molti paesi, in virtù del fatto che il costo del lavoro in essi sarebbe basso per effetto della scarsa protezione sociale dei lavoratori.
  4. come ausilio ad una politica per l’occupazione: in una situazione di disoccupazione, il protezionismo può essere uno strumento capace di riportare il sistema stesso alla piena occupazione. Si può vedere che il moltiplicatore aumenta se la propensione a importare si abbassa, ciò che può ottenersi attraverso politiche protezionistiche. Ne consegue che un dato livello di spesa autonoma porterà a un accresciuto livello della domanda globale e dell’occupazione. Il protezionismo e la riduzione della propensione a importare abbassano però il livello delle importazioni del paese, se l’aumento del reddito che ne consegue è proporzionalmente minore della riduzione della propensione ad importare. Ma le importazioni del paese sono le esportazioni del Resto del mondo e quindi si avrebbe una caduta della spesa autonoma e del reddito del Resto del mondo; si tratterebbe di una politica che scarica il vicino le difficoltà interne ovvero che impoverisce il vicino, in quanto l’occupazione del paese si accrescerebbe a danno di quella degli altri; il protezionismo usato congiuntamente a politiche monetarie o fiscali espansive, avrebbe realizzato simultaneamente l’equilibrio interno ed esterno (stessa importazione aumentando domanda interna e abbassando la propensione).

Autore: Francy 83

Condividi questo articolo su

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.