Corso di Economia Politica

Un corso completo e facile di economia politica

Sviluppi teoria Keynesiana

MACROECONOMIA (lezione n. 12)

In questa lezione si tratterà di uno sviluppo importante della teoria keynesiana, il quale ha il pregio di considerare simultaneamente il mercato dei beni e quello monetario (trascurato da Keynes).

Con il modello IS-LM si rivaluta anche la Politica Monetaria (PM) all’interno di un efficace mix di Politica Economica (PE)

 

Introduzione storica

La teoria di Keynes, elaborata per la prima volta nel 1936 all’interno del suo libro “Teoria generale dell’occupazione, della moneta e dell’interesse”, ha rappresentato la roccaforte della teoria economica per circa 30 anni.

Essa, per la sua semplicità di spiegazione e per la sua efficacia illustrativa, è stata, in questo lungo periodo (dagli anni ’30 agli anni ’60), il punto di riferimento, per i governi statali, riguardo alle politiche economiche da adottare per indirizzare l’economia in un senso, anziché nell’altro.

In tutto questo tempo non sono mancate, tra gli economisti, le critiche e le voci contrarie, ma tutti hanno comunque riconosciuto la validità dei ragionamenti e delle logiche posti alla base della teoria keynesiana.

L’ottima riuscita nel mondo economico della teoria della domanda aggregata di Keynes è dimostrata anche dai molti economisti seguaci di questa teoria. Gli economisti che, nel corso degli anni, hanno abbracciato la logica economica keynesiana, sono chiamati post-keynesiani.

 

Alcuni post-keynesiani hanno integrato e, in parte, modificato la costruzione keynesiana, adeguandola al modificarsi della realtà storica e modellandola per spiegare i nuovi fenomeni economici che il mondo stava scoprendo.

Tra di essi, un discorso a parte merita l’economista, premio Nobel, J.R. Hicks.

Egli riprende la teoria keynesiana e ne sviluppa la rappresentazione grafica, integrandola in modo tale da tener conto dell’importanza ormai assunta dal mercato monetario e finanziario.

All’equilibrio economico di Keynes, infatti, sono estranei sia il mercato monetario, che il suo equilibrio. Questi ultimi non sono rilevati da Keynes, perché egli li considera già formati e fissati al di fuori (e prima) della sua costruzione. Invero, il livello degli investimenti (che ricordiamo dipende dal tasso d’interesse determinato dall’equilibrio formatosi nel mercato monetario) è, per Keynes, un dato già noto e che presuppone un processo d’equilibrio già avvenuto nel mercato monetario, in precedenza ed all’esterno, quindi, del processo keynesiano di stabilizzazione dell’equilibrio fra domanda aggregata e reddito.

J.R. Hicks riesce, invece, ad integrare i due mercati, dei beni e della moneta, in modo tale da raggiungere l’equilibrio simultaneo degli stessi. Così facendo evidenzia anche l’importanza che, in qualsiasi sistema economico, hanno la moneta e le sue variazioni. Aspetto che era stato, in parte, trascurato da Keynes, il quale considerava l’equilibrio monetario come un processo già verificatosi e quindi di non rilevante interesse pratico ai fini della determinazione del reddito d’equilibrio.

 

Le curve IS e LM

L’approfondimento del pensiero keynesiano da parte di Hicks parte dalla considerazione separata del mercato della moneta e del mercato dei beni, per poi arrivare a mettere insieme questi 2 mercati in un’unica rappresentazione grafica. Essa ha l’indubbio vantaggio di esaltare le conseguenze sul reddito d’equilibrio derivanti dalle variazioni che avvengono sia sul mercato monetario, sia su quello dei beni di consumo e d’investimento.

 lez12-1 

In figura è raffigurato il percorso con il quale, partendo dall’equilibrio risparmio=investimenti (diagramma a) ), si arriva a costruire una curva (diagramma d) ), i cui punti rappresentano ciascuno l’equilibrio keynesiano del reddito per ogni livello del tasso d’interesse.

Questa curva si chiama curva IS (dove I sta per investimenti e S per risparmio) ed i punti su di essa configurano l’equilibrio keynesiano della domanda aggregata sul mercato dei beni, in funzione però (ecco la novità) del tasso d’interesse.

I passaggi che portano alla costruzione di IS possono sembrare complicati per chi non ha dimestichezza con i grafici cartesiani. E’ sufficiente sapere che la costruzione della curva IS, d’equilibrio sul mercato dei beni, parte dal grafico d’equilibrio I=S, visto nella lezione precedente, e passa per la rappresentazione della relazione inversa (diagramma c) ) che c’è fra gli investimenti ed il tasso d’interesse.

Allo stesso modo si costruisce la curva LM (dove L sta per domanda di moneta e M per offerta di essa), i cui punti rappresentano l’equilibrio nel mercato monetario.

lez12-2
 

Ciascuno dei punti sulla curva LM configura l’equilibrio, fra domanda ed offerta di moneta, per ogni livello del tasso d’interesse.

Mettendo insieme le due nuove curve IS e LM abbiamo

lez12-3
 

in cui il grafico iniziale di Keynes (quello della domanda aggregata o il suo alter ego risparmio=investimenti, vedi lezione precedente) è ora trasformato in questo nuovo grafico, nel quale si evidenzia, all’intersezione delle curve IS e LM, l’equilibrio simultaneo del mercato monetario e del mercato dei beni.

Il vantaggio è enorme, perché adesso, attraverso la relazione fra reddito e tasso d’interesse, è possibile individuare gli effetti sul reddito d’equilibrio, non solo delle variazioni nel mercato dei beni (consumo C, spesa pubblica G, ecc…), ma anche delle variazioni nel mercato monetario e finanziario (domanda di moneta, offerta di moneta da parte della Banca Centrale, ecc…).

 

Conseguenze sulla PE dello Stato

Le conseguenze sulla Politica Economica statale, di questa nuova e più completa rappresentazione grafica del pensiero keynesiano, sono evidenti.

Riprendiamo il grafico precedente:

lez12-4
 

Il reddito di piena occupazione è Qp.

Il sistema si trova, invece, in equilibrio in Q, lontano dal pieno impiego Qp, e quindi in una situazione di disoccupazione della forza lavoro e di non completa utilizzazione delle altre risorse economiche.

Anche in questo caso è necessario un intervento statale per cercare di raggiungere il reddito Qp di pieno impiego, che permette di annullare la disoccupazione.

Se utilizzassimo il vecchio grafico della domanda aggregata di Keynes, per determinare la PE più opportuna al fine di rilanciare l’economia e far crescere l’occupazione, arriveremmo alla conclusione di utilizzare la Politica fiscale ed in particolare la politica di Spesa pubblica. Del resto era proprio questo il ragionamento che faceva Keynes quando esaltava il ruolo della spesa pubblica per espandere un sistema economico in stato di recessione.

Adesso, con il nuovo grafico IS-LM, abbiamo una visione più completa.

Infatti, è ora possibile determinare gli effetti sul reddito d’equilibrio, oltre che della PF, anche della Politica monetaria (PM), che Keynes aveva un po’ sottovalutato.

E’ sufficiente un aumento della base monetaria da parte della Banca Centrale, per aumentare (tramite il moltiplicatore monetario, vedi lezione 10) l’offerta di moneta nel sistema economico. In conseguenza del nuovo equilibrio sul mercato monetario, la curva LM si sposta verso il basso, determinando, in virtù del minor tasso d’interesse, un maggior reddito d’equilibrio, più vicino alla piena occupazione oppure, al limite, coincidente con essa.

Alla nuova intersezione fra IS e LM, si realizza la nuova produzione d’equilibrio, in corrispondenza del nuovo tasso d’interesse, e questa situazione configura l’equilibrio simultaneo del mercato monetario e del mercato dei beni di consumo e d’investimento.

Adesso, grazie al diagramma IS-LM, abbiamo la possibilità di valutare gli effetti, sul sistema economico, sia della PF che della PM. L’opportunità di utilizzare una politica anziché l’altra è scelta che spetta ai governi del paese, in considerazione anche delle conseguenze che le soluzioni adottate comportano sul bilancio pubblico o, come vedremo, in termini d’inflazione.

L’ideale è un utilizzo contemporaneo degli strumenti di PE (cioè sia della PF che della PM), in modo da indirizzare l’economia verso gli obiettivi programmatici prefissati.

Solamente attraverso un mix di politica fiscale e monetaria è possibile raggiungere i livelli desiderati di produzione, senza grandi ricadute su altre grandezze economiche (come, p.es., l’aumento dell’inflazione o la riduzione degli investimenti).

Autore: Steve Round

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13 Commenti

  1. DA UNA VISUALIZZATA VELOCE SEMBRA INVITANTE ALLO STUDIO

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  2. Non si può non lasciare un commento per un lavoro così sublime..!
    Alcuni concetti sono espressi meglio qui che su molti testi universitari

    Complimenti davvero, PERFETTO!

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  3. Sembra scritto da un extraterrestre per come è ben fatto.
    Complimenti!!!
    Di solito non lascio commenti…ma in questo caso faccio ben volentieri un’eccezione.
    Complimenti ancora!!!

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  4. A dir poco spettacolari, sono rimasta inebriata dai suoi appunti mozzafiato. Davvero notevole la sua intelligenza e mi ha colpito molto personalmente i suoi ragionamenti davvero fondati nel profondo dell’anima. D’ora in poi le starò col fiato sul collo, perlusterò tutti gli articoli a tappeto.
    Diventerò un suo grande fan a manetta.

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  5. I migliori appunti che una mente umana abbia mai potuto concepire. In poche parole, potrebbero semplicemente cambiarvi la vita! Marx avrebbe detto di questi autori: ‘se avessi avuto metà del loro talento, sarei diventato uno degli economisti piu importanti della storia’. Non ci riuscirà……mai.

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  6. Veramente chiaro ed esauriente. Nessun libro di testo universitario contiene una trattazione così ben fatta. Complimenti.

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  7. Queste sono le migliori spiegazioni di economia politica reperibili su Internet.

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  8. Una lezione davvero molto chiara e senza lungaggini inutili che nn permettono di capire. Ottimo.

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