Economia politica dei mercati aperti
Vediamo come le operazioni internazionali influiscono sul sistema economico

da | 8 Feb 2024 | Economia politica | 0 commenti

Tasso di cambio nominale e tasso di cambio reale

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Tasso di cambio nominale e tasso di cambio reale

Vediamo adesso come i tassi di cambio tra 2 valute diverse incidono sull’equilibrio economico di un paese.

Il tasso di cambio nominale non è altro che il rapporto tra 2 valute.

Ad esempio, se il rapporto tra euro e dollaro americano è 1,2 significa che ci vogliono 1,2 dollari per comprare un euro. Oppure, il che è lo stesso, con un euro si possono acquistare 1,2 dollari USA.

Ricordiamo anche che un’elevata inflazione interna è negativa per il paese, perché comporta un tasso di cambio nominale deprezzato.

Quello che conta per gli economisti però non è il tasso di cambio nominale, ma il tasso di cambio reale.

Il Tasso di Cambio Reale tiene conto del prezzo relativo dei beni nazionali e dei beni esteri.

In particolare, la formula che calcola Il Tasso di Cambio Reale è la seguente:

con:
TCR = Tasso di Cambio Reale
TCN = Tasso di Cambio Nominale
PN   = Prezzi dei Beni Nazionali
PE   = Prezzi dei Beni Esteri

Adesso non ci rimane che vedere il modello che spiega gli effetti sull’economia di variazioni del tasso di cambio reale. Il principio cardine è che la curva NX ha inclinazione negativa rispetto al TCR, perché le esportazioni nette sono funzione inversa del TCR, ovvero crescono quando il TCR diminuisce e viceversa.

Sopra un esempio di tassi di cambio reali elevati che determinano importazioni relativamente poco costose e quindi una bilancia commerciale in disavanzo.

Sopra un esempio di tassi di cambio reali bassi che determinano importazioni relativamente molto costose e quindi una bilancia commerciale in avanzo.

Pertanto, ora abbiamo i seguenti effetti sulla nostra economia aperta:

  • +TCR     –EX     +IM     –NX
  • –TCR     +EX     –IM     +NX

Sopra un esempio di politica fiscale espansiva che riduce il Risparmio pubblico (S – I) e quindi provoca un rialzo del TCR e la conseguente diminuzione delle esportazioni nette NX.

Sopra, invece, un esempio di politica monetaria restrittiva che alza i tassi di interessi e per tale via riduce gli investimenti, con un aumento del Risparmio pubblico (S – I) e quindi il ribasso del TCR e la conseguente crescita delle esportazioni nette NX.

Sopra, invece, un esempio di politica monetaria espansiva che riduce i tassi di interessi e per tale via aumenta gli investimenti, con una diminuzione del Risparmio pubblico (S – I) e quindi il rialzo del TCR e la conseguente caduta delle esportazioni nette NX.

La morale di tutti gli esempi fatti potrebbe essere la seguente: gli effetti di qualunque politica su NX sono determinati dagli effetti su (S – I).

Per concludere un doveroso accenno ai sistemi di protezione nazionale dei prodotti interni a discapito delle importazioni di prodotti esteri, visto che soprattutto in questo periodo alcuni paesi sono tornati ad un clima di protezionismo, dopo anni di libero scambio internazionale (v. gli USA di Trump con i prodotti UE).

Queste forme di protezionismo sono sostanzialmente:

  • i dazi alle importazioni, che aumentano il prezzo dei prodotti esteri rendendoli non convenienti per i residenti;
  • i sussidi alle esportazioni, che permettono alle imprese che esportano di ridurre i prezzi dei loro prodotti sul mercato internazionale, rendendoli più convenienti per i non residenti;
  • i contingentamenti e le quote di mercato, che limitano quantitativamente le importazioni.

È bene però sottolineare che tutti questi vincoli al sistema aperto ed ai mercati internazionali (politiche protezionistiche) non hanno effetto sulle esportazioni nette NX che restano sempre le stesse, mentre innalzano il livello del TCR.

Sopra vediamo come la politica protezionista alzi la curva NX e quindi il TCR, ma non incide sulle esportazioni nette di equilibrio che non variano. Ciò perché il risparmio nazionale (S – I) non si modifica.

Pertanto, l’effetto di una qualsiasi politica protezionista è solo quello di rendere il paese che la applica più chiuso verso l’esterno (a scapito dei residenti) e verso l’innovazione internazionale.

Anche perché, se il mercato internazionale è libero e senza protezionismi (a costo nullo, come si dice), allora beni identici dovrebbero avere lo stesso prezzo reale in tutti i paesi del mondo, con grandi benefici per i consumatori finali. Questo concetto esprime la proprietà economica chiamata della “parità del potere d’acquisto”.

Altrimenti, si potrebbero generare sui beni prodotti forme di speculazione e di arbitraggio internazionale, a danno di tutti (imprese e consumatori).

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