Epistemologia del XX secolo
Un interessante studio sull'epistemologia

da | 1 Ott 2008 | Filosofia | 1 commento

Nietzsche e Poincare', prospettivismo e convenzionalismo

Con la sua lotta contro un’interpretazione meccanica del mondo,con la sua negazione di un mondo causalmente determinato,della classica legge di natura, del ritorno di casi identici, anticipa per pura intuizione I risultati della fisica moderna. Nulla si ripete.

Non ci può essere quindi nessun modo di calcolare la legge secondo cui ad una causa determinata debba seguire un effetto determinato. La spiegazione dei fenomeni secondo la legge di causalità è falsa.”

Thomas Mann

“nella realtà non c’è un pensare logico, e nessun principio di aritmetica o geometria può essere preso da essa, perché semplicemente non si dà.”(fr.postumo 34)

“Ma ciò che non si riscontra nella realtà,come il pensare logico,dalla realtà non può neanche essere preso,non più di una qualsiasi legge aritmetica, non essendosi ancora dato nessun caso in cui la realtà sia coincisa con una formula aritmetica.” (fr.postumo 38)

Il prospettivismo, parte integrante e inscindibile da tutto il pensiero di Friedrich Nietzsche (1844-1900), è quella teorie secondo cui della realtà non esistono fatti, bensì solo e soltanto interpretazioni. Con la polemica di Nietzsche nei confronti della scienza certa, la filosofia torna in maniera critica ad affrontare di nuovo il problema scientifico, dopo decenni di asservimento alla meccanica newtoniana e kantiana.

Benché il filosofo non si occupò mai in modo preciso e dettagliato del problema della Scienza, in alcune sue opere e in particolare in certi aforismi l’idea che aveva sulla possibilità di identificare la scienza moderna come episteme, è chiara.

Il mondo ha innumerevoli sensi…

Che il mondo sia caotico, questo lo credeva anche Kant, infatti l’importanza del prospettivismo è limitata ad una sua geniale accezione di cui è opportuno parlare.

Prima è meglio ricordare cosa abbia rappresentato nel mondo della conoscenza il filosofare dinamitardo di Nietzsche e come questo pensatore e le sue idee andrebbero meglio inquadrati in un contesto storico culturale in decadenza: il decadentismo.

Cosa sia stato il positivismo, già ne abbiamo parlato, e come in seguito ad esso e certamente anche per altre numerose e svariate cause il mondo abbia assunto feroci atteggiamenti di rifiuto e di pensiero alternativo ad una filosofia che da secoli conservava connotati positivistici la cosa è risaputa.

Ma è nell’ambito di una reale re-interpretazione del ruolo e della natura dell’individuo che si configura la struttura di tutto il filosofare nietzscheano.

In questa ottica di secolarizzazione delle società occidentali, della morte dei valori assoluti, vittima non può che essere anche la scienza.

Se la morale è l’istinto del gregge nel singolo, la scienza come episteme non è altro che una costruzione fittizia buona solo per gli asceti e i sacerdoti della conoscenza.

Ma tornando al concetto fondamentale, “interpretazione”, Nietzsche che sembrerebbe concordare con Kant propone però un modello relativistico.

Mentre per Kant gli innumerevoli soggetti che osservano la natura hanno tutti,una medesima chiave di lettura del mondo (forme a priori), per Nietzsche esistono molteplici e innumerevoli punti di vista sul mondo.

Ognuno vede il mondo in modo diverso, ognuno ha una sua interpretazione del mondo.

Lo stesso Nietzsche scriverà che l’unica chiave di lettura del mondo si rifà al soggettivismo:

Sono i nostri bisogni che interpretano il mondo”.

In seguito in polemica con gli asceti teorici della matematica e precursore del convenzionalismo, scrisse:

“La logica è una invenzione utile a far rientrare in schemi precisi il caos multiforme del reale, gli assiomi non sono verità assolute e indimostrabili, sono solo convenzioni consolidatesi nella storia che vengono scambiate per verità oggettive”.

Nel 1902 Henri Poincarè, pubblico il libro “La scienza e l’ipotesi” nel quale aprì la riflessioni filosofica o meglio epistemologica sul problema che la geometria non-euclidea aveva sollevato. Per il matematico francese infatti, la geometria gaussiana aveva dimostrato che i postulati che sembravano assoluti e inconfutabili, come il quinto di Euclide sulle rette parallele, fossero semplicemente convenzioni scelte dagli uomini.

Infatti Poincarè scrive:

“Gli assiomi geometrici non sono né giudizi sintetici a priori né fatti sperimentali. Sono convenzioni.”

Poincarè, matematico ed astronomo aprì la strada ad una serie di intuizioni e teorizzazioni che in seguito distruggeranno la struttura della fisica classica, molto va riconosciuto a Nietzsche nell’aver per primo focalizzato l’aspetto dogmatico della scienza meccanicistica. A questo punto la miccia era ormai accesa.

1 commento

  1. Pier Giorgio

    A volte un percorso ritenuto dall’autore “banale”serve ai non addetti ai lavori per ripercorrere una strada intrapresa al liceo e poi abbandonata, ma a distanza di tempo il paesaggio di quella strada ci appare bello e illuminante

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