Epistemologia del XX secolo
Un interessante studio sull'epistemologia

da | 1 Ott 2008 | Filosofia | 1 commento

Circolo di Vienna e neo-positivismo

Se in tutta la seconda metà del ottocento l’espressione positivismo stava a significare sostanzialmente, fede indiscussa nel sapere scientifico meccanicistico, nel novecento a fasi alterne prese vigore un nuovo movimento filosofico che è legato al positivismo per il privilegiamento della razionalità scientifica ma da cui si distanzia per un concetto più critico della scienza.

Abbiamo così un nuovo movimento filosofico nato dai primi sviluppi della fisica moderna e da altre correnti filosofiche illuminanti,che prende il nome di neo-positivismo. 

La Storia

Il neo-positivismo nacque e si sviluppò in una prima fase fra il 1907  e il 1914 nella città di Vienna. I suoi protagonisti, numerosi filosofi e scienziati usavano incontrarsi periodicamente  il giovedì sera in un café della vecchia Vienna.

In principio intorno al tavolo del “café museum” si incontravano pensatori come il matematico Hans Hahn, il fisico Frank e il filosofo Neurath; dando vita appunto al cosiddetto Circolo di Vienna.

Già in quegli anni, il nucleo fondamentale del pensiero neo-empirista aveva preso sostanzialmente corpo. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1924, il filosofo Feigl e il matematico Waismann proposero al docente di filosofia delle scienze induttive Schlick di ricostituire un gruppo di discussione.

Nacque così nel 1928 “l’associazione Ernst Mach” o meglio il secondo Circolo di Vienna, cui in seguito parteciperanno i filosofi Carnap e Bergmann, il matematico Godel e il giurista Kelsen, se ne distaccò invece il filosofo che in seguito formulerà una sua propria teoria della scienza ovvero Karl Popper.

Le dottrine caratteristiche del neopositivismo

Numerosi furono i protagonisti del Circolo di Vienna e numerose furono anche le sfaccettature di un unico movimento che aveva però le seguenti comuni caratteristiche:

1)      Il Verificazionismo (ovvero l’idea che il criterio di demarcazione per definire un enunciato scientifico risieda nella sua possibilità di essere verificato)

2)      La critica alla metafisica (la ripresa del tema dell’insensatezze delle argomentazioni metafisiche)

3)     La stessa idea della filosofia (filosofia come in senso positivistico regina delle scienza)

Schlick e il principio di verificazione

Moritz Schilck (1882-1936), docente di filosofia delle scienze induttive all’Università di Vienna, è il padre e il personaggio principale intorno al quale si riunì nel 1924 il secondo Circolo di Vienna. Fu assassinato nel 1936 dai nazisti sotto la delirante accusa di aver ucciso una filosofia viziosa.

Tipico pensatore neopositivista partì nella sua riflessione filosofica da una idea della filosofia come regina delle scienze. Per Schlick infatti era compito della filosofia unicamente studiare i termini di cui la scienza fa uso. Ma di lui è importante sottolineare l’enunciazione del principio di Verificazione.

Con lui, con il neopositivismo in generale prima, e con Popper poi, prenderà vigore l’estenuante dibattito fondamentale, nell’epistemologia del novecento circa il problema della demarcazione.

Con il termine demarcazione, ci si riferisce alla necessità di individuare un principio attraverso il quale identificare il solco presente tra scienza e metafisica, o tutto ciò che scientifico non è.

Per Schlick e per tutto il movimento neo-empirista, questo principio è  quello di Verificazione; secondo il quale:

Un enunciato risulta sensato, soltanto quando esistono procedure empiriche atte a verificarne o no la validità” .

di conseguenza tutto ciò che non è possibile verificare in modo empirico fa parte di un mondo fittizio o meglio metafisico.

Questo interessante principio di demarcazioni rappresentò un punto qualificante di tutto il neopositivismo, ma a sua volta fu il punto debole di un intero movimento che poca attenzione aveva prestato alla portata rivoluzionaria della relatività.

Il filosofo Popper in seguito infatti si occupò anch’egli del problema della demarcazione proponendo una soluzione opposta ed alternativa che troverà certamente maggiori consensi.

Reichenbach e la via verso la riflessione popperiana

Il Circolo di Vienna, come già detto fu frequentato da una grande numero di scienziati filosofi e pensatori; alcuni di loro come Carnap proposero teorie complesse ed interessantissime, ma lo studio di tutti i movimenti e le correnti facente parte del circolo sarebbe dispersivo e troppo complesso. Dopo aver esposto in linea generale i caratteri comuni del movimento mi occuperò ora di un altro pensatore neo positivista che è fondamentale per entrare finalmente nel mondo epistemologico popperiano che è anche quello più interessante perché più degli altri rappresenta la sintesi tra le nuove teorie scientifiche, e il nuovo atteggiamento della filosofia davanti alla nuova scienza.

Il pensatore di cui parlerò brevemente adesso è Hans Reichenbach (1891-1953).

Reichenbach apparteneva inizialmente al circolo di Berlino e solo in seguito entrò a far parte del Circolo di Vienna. Questo pensatore prima di altri e dello stesso Popper; si era convinto che dopo la relatività, non era più sostenibile l’idea che l’uomo fosse in possesso di un apparato categoriale rigido e unico come quello pensato da Kant. Attento studioso della relatività di Einstein e delle sue implicazioni nel mondo filosofico e scientifico, Reichenbach fu un feroce critico dell’apriorismo. Per il filosofo la ricerca epistemologica non poteva credere più in illusorie strutture della conoscenza, bensì  doveva basare la sua ricerca solamente intorno allo storicamente variabile itinerario della scienza nel suo farsi.

Reichenbach fu anche il primo ad affrontare la tematica epistemologia classica sul contesto della scoperta scientifica, successivamente questo problema verrà mirabilmente ripreso da Thomas Kuhn.

1 commento

  1. Pier Giorgio

    A volte un percorso ritenuto dall’autore “banale”serve ai non addetti ai lavori per ripercorrere una strada intrapresa al liceo e poi abbandonata, ma a distanza di tempo il paesaggio di quella strada ci appare bello e illuminante

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