Epistemologia del XX secolo
Un interessante studio sull'epistemologia

da | 1 Ott 2008 | Filosofia | 1 commento

Conclusioni e bibliografia

Non è facile porre un punto di sospensione ad un dibattito in continuo sviluppo, come non è stato facile trovare un punto di partenza.

La mia scelta di realizzare questo lavoro è stata mossa dalla lettura di alcune parti di un’opera complessa “l’apologia del metodo”, in cui in polemica con l’anarchismo metodologico di Feyerabend molti pensatori hanno riproposto e ribadita l’importanza di un metodo scientifico rigoroso, anche se variabile con il fine però di re-indirizzare la scienza, che sembra aver perso il suo centro di gravità.

Ha preso corpo così, l’interesse per l’epistemologia e per le teorie scientifiche che sconvolsero la fisica classica, in principio la tesi principale era quella della scienza su palafitte di Popper, ovvero il mio intento iniziale era quello di presentare solo alcune parti di un problema, in riferimento alla sola epistemologia popperiana. Certamente sarebbe stato un lavoro più preciso e dettagliato, ma ho preferito correre il rischio di cadere nella banalità, della ri-presentazione di argomenti trattati in ogni manuale di filosofia. Ho così deciso di realizzare un percorso storico, in cui vengono sommariamente descritte le posizioni rilevanti circa il problema epistemologico, da Kant a Nietzsche fino a Kuhn e il post-positivismo, con l’intenzione di presentare una tesina in cui sia trattato lo sviluppo storico e filosofico del problema epistemologico, e in cui emergano i difetti di una scienza che sembra non avere più un metodo per progredire.

Da cinquant’anni a questa parte la fisica teorica sembra essere veramente entrata in un buco nero di teorie ed ipotesi a volte assurde e disconnesse da una visione complessiva di un problema, relatività e meccanica quantistica hanno aperto vie di ricerca infinite, ma forse troppo complesse, per scienziati privi di un senso metafisico profondo.

Einstein e Planck i prosecutori rispettivamente di una fisica del continuo e di una del discreto erano pensatori geniali, ma al tempo stesso filosofi e sognatori.

Oggi sembra che la fisica teorica non abbia più tra i suoi geni, ovvero tra i suoi cervelloni, personalità tali da intuire cose che qualcuno definirebbe, folli.

Probabilmente Kuhn mi risponderebbe che ci troviamo in una nuova fase di scienza normale, ma io credo che nuove  anomalie stiano emergendo e che il mondo scientifico sia ad un bivio. Ho voluto iniziare il percorso citando testualmente Nietzsche, e la sua idea di scienza sul Vesuvio perché è nell’immagine di una scienza che poggia su un Vulcano sempre pronto ad esplodere che si riassume l’immagine più sensata che possiamo avere della scienza moderna.

È vero che la relatività ed altre teorie hanno spalancato le porte ad una nuova concezione della scienza, ma è pur vero che non si può certo cedere alla tentazione di uno sfrenato relativismo metodologico, perché il rischio che tutto un pensiero scientifico, che ha avuto comunque il merito di permetterci un salto epocale attraverso ad esempio l’esplorazione spaziale, finisca col venir decapitato definitivamente.

Un metodo nella ricerca scientifica è necessario e forse la strada indicata da Popper è percorribile, ma solo nel riproponimento da parte del mondo scientifico del problema cosmologico e metafisico, sarà possibile vedere gli esiti di uno sviluppo scientifico che probabilmente o apparentemente se così si preferisce, sembra aver perso la rotta e la meta.

BIBLIOGRAFIA:

A. Negri, La scienza sul Vesuvio, Laterza 1994

T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi

K.R.Popper, I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza, 1987 Il Saggiatore

A.Einstein, La relatività opera divulgativa, Newton

M. Pera, Introduzione a Popper e la scienza su Palafitte, Laterza

M. Pera, Apologia del metodo

P. Davies, I Misteri del tempo, l’universo dopo Einstein, Mondatori 2000

Garzantine, Filosofia, 2000

G. Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Paravia 2000

A. Koirè, Dal mondo chiuso all’universo infinito, Feltrinelli 1974  

Siti internet:

www.rai.it sezione il grillo

1 commento

  1. Pier Giorgio

    A volte un percorso ritenuto dall’autore “banale”serve ai non addetti ai lavori per ripercorrere una strada intrapresa al liceo e poi abbandonata, ma a distanza di tempo il paesaggio di quella strada ci appare bello e illuminante

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