Filosofia per principianti

La sintesi di Storia della Filosofia, per chi si avvicina la prima volta alla Filosofia

Filosofia contemporanea

In generale nell’800 si assiste ad un distacco del pensiero filosofico dalla realtà vissuta: da una parte c’è l’idealismo hegeliano e, successivamente, la critica a questi e quindi alla filosofia come sistema; dall’altra c’è un rapidissima – e senza precedenti nella storia umana – successione di invenzioni, scoperte e novità nell’ambito della tecnologia e delle scienze.

E’ del tutto evidente pertanto la lontananza tra, da un lato, la possibilità che sembra ormai avere l’uomo di sottomettere la natura e, dall’altro, la filosofia intesa come celebrazione dello spirito, ovvero tra la conoscenza derivante dalla padronanza delle leggi fisiche e quella conseguente al sapere filosofico.fashion-823512_1920

Hegel, ricordiamolo, aveva costruito in sistema (che per lui costituiva la sintesi e la conclusione dei tutta la storia della filosofia) per il quale la realtà si attua mediante un processo incessante di contraddizioni e conflittualità che, una volta ricomposte, si collocano ciascuna su un piano superiore. Pertanto il singolo fenomeno preso da solo è irrilevante, ma connesso agli altri, in questo processo di continuo divenire e progressive trasformazioni, trova un suo significato.

Tali aspetti del pensiero di Hegel, cioè la perenne trasformazione della realtà ed il suo superamento mediante un incessante movimento di contraddizioni e conflittualità, sono fatti propri in senso critico da Karl Marx, che potrà così porre a base della sua concezione il fenomeno del capitalismo come realtà destinata ad essere superata, trasportando lo schema di pensiero di Hegel dal mondo dell’idea al mondo reale. Riprendendo pure per tale verso, e correggendolo, l’allontanamento della filosofia dal mondo reale di cui si parlava all’inizio, perché adesso Marx costruisce le sue elaborazioni concettuali facendo riferimento all’uomo, al lavoro, ai rapporti di produzione e includendovi quindi, in ultima analisi, lo sviluppo della tecnologia. Marx chiude in questa maniera il cerchio aperto dal sistema hegeliano e dai successivi critici dei questo sistema, tra i quali ci sono lo stesso Marx e Friedrich Engels, riavvicinando la filosofia astratta (fuoriuscita dall’idealismo di Hegel) del periodo alla realtà materiale della storia.

Marx considera peraltro la teoria economica la migliore conoscenza possibile ai fini della costruzione dei propri concetti filosofici, perché essa permette di comprendere la realtà, ovvero la società, come un insieme di forze in perenne conflitto tra di loro, alla maniera di Hegel, conflitto che porterà inevitabilmente alla caduta della borghesia ed alla rivoluzione del proletariato.

Marx non si limita ad appropriarsi, sia pur criticamente, dei concetti di Hegel, trasferendoli alla realtà materiale del suo tempo, egli fa proprio anche il pensiero dei critici di Hegel, che nasce dalle opposte interpretazioni storiche del sistema di Hegel: la “destra” e la “sinistra” hegeliane.

Infatti, alla morte di Hegel, gli allievi della sua filosofia si dividono in 2 tronconi ben distinti: la destra dei vecchi hegeliani e la sinistra dei giovani hegeliani. L’occasione e spunto iniziale del dissidio è l’interpretazione che avrebbe dato il “Maestro” ai rapporti tra ragione e fede in Dio.

 

Secondo la destra (nei cui ranghi ci sono i filosofi Carovè e Gabler) Hegel ha predicato un giusto equilibrio tra ragione e fede, subordinando la ragione alla “verità rivelata” e teorizzando una teologizzazione della filosofia in linea con la tradizione storica.

Di diverso avviso la sinistra hegeliana (all’interno di questa corrente spiccano i nomi di Marx, Engels, Feuerbach, Stirner ed Hess) per la quale il “Maestro” ha voluto collocare la sua peculiare dialettica ad un livello di totale irriducibilità, esaltandone pertanto la successiva fase di necessaria negoziazione, che assurge così a “potenza trasformatrice” della società.

Non più quindi la teologizzazione degenerante della filosofia, ma un primato indiscutibile della ragione sulla religione, la quale ultima è ormai ritenuta superata in quanto argomento basato essenzialmente sui dogmi.

Ovviamente la diatriba tra sinistra e destra hegeliane si allarga rapidamente dal campo della religione a molte altre materie, coinvolgendo presto l’intero sapere filosofico e mettendolo in crisi. Viene in particolare messa in discussione la capacità della filosofia di costruire concetti in grado di interpretare la realtà (la società), a fronte di una realtà stessa che è ormai diventata – come vedremo meglio in seguito – frammentata in tante conoscenze specialistiche: economia, sociologia, psicologia, linguistica, antropologia, ecc…).

Per la sinistra dei giovani hegeliani la filosofia tradizionale è diventata, come la religione, una disciplina avulsa dalla vita reale e dai problemi della vita reale. Quindi il concetto non può più sostituirsi alla realtà, com’è stato nella costruzione di molti filosofi precedenti.

La filosofia deve essere pratica, deve cioè riguardare problemi reali e divenire vita concreta, esperienza dell’uomo. Essa va ricondotta “sulla terra”, deve essere negata ed attuata nella vita sociale (Hess): la teoria deve farsi prassi.

Tutto ciò porta però in prima istanza alla (auto)critica della filosofia stessa e quindi alla crisi di questa, tant’è che molti pensatori dell’Ottocento ne proclamano l’imminente “morte”.

In particolare i “giovani” filosofi sfruttano il momento e, consapevoli delle nuove istanze, proclamano il carattere politico delle loro concezioni, indirizzando la loro critica – successivamente chiamata “marxiana” – verso l’economia politica, la borghesia e le relazioni commerciali poste in essere da questa classe sociale, che danno luogo ad una guerra sociale “di tutti contro tutti”.

Si affacciano sulla scena termini come “socialismo” ed “alienazione”.

I “giovani” di questo periodo storico arriveranno, pur di far valere le loro ragioni e richiamare l’attenzione pubblica sui loro temi, ad atteggiamenti di aperta ribellione, allo scopo di scandalizzare e rompere tabù. Sempre più si affaccia quindi l’idea di “rivoluzione”, come l’unica strada possibile, secondo tali pensatori, per sovvertire le istituzioni tradizionali.

Insomma, la fine della filosofia (la sua “morte”) come sistema di interpretare il mondo sembra quasi corrispondere parallelamente, seguendo il nuovo clima culturale diffuso, alla fine del mondo stesso, così come rappresentato finora, e del modo tradizionale di organizzare la società.

Dal punto di vista filosofico si comincia a porre in discussione la capacità della filosofia di spiegare, mediante la logica e l’intelletto e con le vecchie categorie concettuali, la verità, cioè l’essenza della realtà ed il significato dell’esperienza umana.

Il filosofo tedesco Nietzsche (si legge Nice) esprime questa sensazione scrivendo (ed enucleando i concetti di “volontà di potenza” e di “superuomo”) che non si hanno più certezze sulle teorie e sui valori: è dubbio il “valore stesso dei valori”.

Emergono dalla suddetta “rifondazione” contestuale della filosofia e dell’organizzazione sociale (o reinterpretazione della realtà sociale) alcuni punti fermi caratterizzanti il pensiero c.d. posthegeliano:

  • l’impossibilità della filosofia di porsi come sistema e di poter categorizzare la realtà, perché quest’ultima non ha uno svolgimento sistematico e razionale, anzi molti aspetti della realtà non sono affatto razionali
  • in ogni caso, l’incapacità della filosofia di “comunicare”, in modo totalmente trasparente, il sistema che essa stessa tratteggia
  • la difficoltà di esprimere l’essenza dell’individualità umana, che per sua natura non è generalizzabile in quanto singolarità ed è spesso contraddistinta da angoscia e solitudine

Autore: Steve Round

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3 Commenti

  1. Verrà pubblicato anche la parte sulla filosofia del ‘900 e contemporanea?

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  2. Per me che non mi sono mai accostata alla filosofia è stata una spiegazione illuminante e chiarissima. Complimenti e grazie per aver salvato una neo-studentessa!

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