Atlante geopolitico

Asia ed Oceania

Introduzione alla regione asiatica

Definire l’Asia non è semplice poiché essa è composta da svariati Paesi che si differenziano per lingua, religione cultura e livello di sviluppo. Molti Paesi che compongono l’Asia, infatti, sono stati protagonisti di una crescita economica che li ha portati ad essere sempre più legati al resto del mondo.

Ma questo sviluppo non ha coinvolto l’intero continente: sono notevoli, infatti, le divisioni culturali, etniche, religiose e linguistiche che sono alla base di tensioni latenti. Si passa così da Paesi molto omogenei come le due Coree, Giappone e Taiwan a Paesi eterogenei come l’Indonesia, la Malaysia l’India e l’Afghanistan. Una notevole differenza sta nella popolazione: paesi come India e Cina sono tra i più popolosi al mondo mentre Paesi come la Mongolia sono molto meno densi rispetto al territorio a disposizione.

Un’altra differenza risiede in molte zone urbane e altre rurali: esiste quindi un contrasto tra zone urbane e zone completamente agricole.

Secondo tali differenze possiamo distinguere l’Asia Centrale, Meridionale, Orientale e Sud-orientale.

Una buona parte dei Paesi che costituisce l’Asia Nord- e Sud-orientale sono definiti i protagonisti di un vero e proprio “miracolo asiatico”. Testimone di questa crescita è il Pil che ha portato ad un clamoroso calo di povertà. Nonostante la crisi avuta negli anni Novanta le misure prese per arginare gli effetti della crisi hanno permesso una rapida ripresa. Il fattore che ha contribuito tale ripresa, oltre ad investimenti da parte dei governi per aumentare il livello di scolarizzazione della popolazione, è stato sicuramente l’apertura dei mercati all’estero: la Cina è stata in grado di attrarre in pochi anni una buona parte degli investimenti mondiali.

A differenza di questi, altri Paesi dell’Asia sud-orientali sono rimasti in condizioni precarie o hanno una lenta crescita economica che porta la popolazione ad un livello di povertà che tocca anche il 40%.

Politiche e dinamiche demografiche

Per quanto riguarda la popolazione l’area asiatica comprende più della metà della popolazione mondiale ma maggiore è la densità di popolazione e minore è la qualità di vita. Soprattutto la Cina ha sperimentato una crescita molto intensa e per questo il governo ha adottato delle misure che prevedono, almeno in parte, un ridimensionamento delle famiglie: la cosiddetta politica del figlio unico che implica una serie di incentivi e che ha raggiunto sufficientemente il suo obiettivo. In India, invece, per il futuro è previsto un boom della popolazione e che arriverà addirittura ad essere il più popoloso al mondo nel 2050. Pensando all’allungamento della vita ed alla dimensione del tasso di mortalità ci si rende conto di quale possa essere l’impatto sull’incremento demografico.

Oltre alla crescita demografica si ha anche una crescita dell’inurbamento con esodi dalle campagne alle città per migliori condizioni di vita e di lavoro.

Insieme alla crescita di queste due componenti esiste il problema dell’invecchiamento della popolazione che ha colpito soprattutto la Cina e che avanza verso Paesi quali Giappone, Corea del Sud e Thailandia.

La pressione ambientale

La crescita di questi elementi porta anche ad un grosso problema: una forte pressione si batte sulle risorse naturali che la Cina accoglie degradandone l’intero ambiente. A rischio sono soprattutto la salute e i mezzi di sussistenza della popolazione, la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. Le principali preoccupazioni derivano dai disboscamenti, inquinamento atmosferico e qualità dell’acqua. Sono state prese diverse misure dai governi locali per porre un limite ma la crescita della popolazione continua ad essere un problema poiché insieme aumenta il disboscamento che permette la disponibilità di terre coltivabili e del riscaldamento. Inoltre l’utilizzo di combustibili fossili ha aumentato le emissioni di biossido di carbonio. Di importanza cruciale comunque sono le misure che l’Asia adotterà per ridurre nel prossimo decennio le emissioni di gas a effetto serra e per tenere sotto controllo il riscaldamento globale, promovendo politiche in grado di sviluppare una coscienz

a ambientale tale da permettere uno sviluppo economico compatibile con la dimensione ambientale.

Equilibri politici e sicurezza

L’Asia è stata, nel periodo in cui il mondo era diviso in due blocchi, lo scacchiere su cui il blocco occidentale e quello sovietico si sono fronteggiati. Finita questa divisione l’Asia ha cercato una nuova identità che rispecchi i rapporti di forza tra i due principali attori. La Cina sta lottando per aumentare la propria legittimità in politica internazionale: dopo l’attacco terroristico del 2001 negli Stati Uniti, la Cina ha assunto un comportamento cooperativo e responsabile nella lotta al terrorismo internazionale. Il Giappone, invece, vede vacillare il ruolo ei potenza egemone malgrado la stretta alleanza con gli Stati Uniti.

In Asia Meridionale l’irrisolta questione del Kashmir tra India e Pakistan ha portato questi due Paesi alla creazione di componenti nucleari che conferiscono un vero pericolo nell’eventualità di un conflitto.

In questo clima di tensioni i Paesi asiatici stanno cercando di dar vita ad organizzazioni che indeboliscono tali tensioni ed evitano conflitti.

Le Repubbliche dell’Asia Centrale, dopo la frammentazione sovietica del 1991, si sono trovate in una totale indipendenza che oltre ad essere inaspettata era anche indesiderata: molti Paesi, infatti, si trovarono a fronteggiare nuovi e pressanti problemi. Per quanto riguarda i problemi istituzionali e politici, andavano riorganizzate tutte le strutture ereditate dal sistema sovietico; i problemi di ordine economico si concentravano nelle Repubbliche dell’Asia centrale e problemi etno-sociali derivavano dalla frammentazione delle etnie tra le diverse Repubbliche e dai loro antagonismi interni. Questi antagonismi corrono su due livelli: il primo è una contrapposizione tra le popolazioni locali da un lato, e la comunità russo-etnica e le minoranza europee dall’altro (Slavi, Tedeschi) dall’altro. Il secondo livello esiste tra le diverse popolazioni centro-asiatiche sia a livello inter-etnico sia a livello inter-etnico. Il livello inter-etnico è sicuramente quello più pericoloso per la sta

bilità regionale: le rivalità storiche e socio-economiche hanno creato numerose tensioni. Queste tensioni hanno alimentato scontri aggravati dalle violenze provocate da movimenti islamico-radicali. Per evitare che questi scontri religiosi vadano poi a rivendicare popoli, territori e città le Repubbliche centro-asiatiche hanno attuato una sorta di “moratoria” su tutte le contese e rivendicazioni di questo tipo.

Afghanistan: la radicalizzazione dell’Islam

Il caso più drammatico è presentato dall’Afghanistan che è stato sempre caratterizzato dalla pluri-etnicità con gruppi e popolazioni diversi stanziati sugli stessi territori e che hanno rappresentato sempre tensioni e conflitti. L’intervento militare, a seguito del colpo di stato comunista nel 1978, scatenò una guerra civile tra governo comunista con truppe dell’Armata Rossa e gruppi di mugiahidin. Nonostante il ritiro dell’Armata Rossa nel 1989, i conflitti si sono ancor più inaspriti tra le popolazioni interne. Per un breve periodo sembravano essere terminati con la nascita dei taliban, un nuovo movimento politico-religioso, ma in seguito proprio i Taliban si sono trasformati in una fazione arrogante e insensibile verso il rispetto di altre comunità dimostrandosi in questo modo incapace di riaggregare il Paese. La situazione si è ancor più aggravata quando l’attacco terroristico del 2001 agli Stati Uniti ha manifestato una stretta collaborazione tra i Taliban e il terrorismo. Quest

o ha portato il Paese in un disastroso crollo che può essere ripristinato solo con l’aiuto economico e militare internazionale insieme ad un governo che non discrimini alcuna etnia.

Asia meridionale: sbilanciamento regionale verso la potenza dell’India

India tra innovazione tecnologica e arretratezza

L’ Asia Meridionale è dominata dalla presenza dell’India, uno Stato di grandi dimensioni che fanno assumere all’Asia stessa un ruolo di rilievo mondiale e di grande importanza a livello regionale. L’elemento che più ha fatto crescere il sistema produttivo indiano, è stato quello delle telecomunicazioni e dei prodotti informatici. L’obiettivo di porre lo sviluppo nelle tecnologie informatiche era nato già negli anni Ottanta. Nel decennio successivo le innovazioni nel campo informatico hanno fatto decollare il sistema produttivo grazie anche ad un’eccellente preparazione tecnico-spacialistica. Un altro fattore è stato poi il costo del lavoro che risulta davvero basso e che attrae gli investimenti dei Paesi occidentali.

Nonostante questo benessere economico, l’India deve fronteggiare altri problemi legati alle tensioni religiose che vedono i musulmani in collisione con la maggioranza indù.

India, Pakistan e la questione del Kashmir

Un altro problema cui deve far fronte l’India riguarda la questione del Kashmir che vede appunto l’India da una parte e il Pakistan dall’altra. Questo conflitto è stato alimentato da una serie di motivazioni. Il Kashmir non solo gode di un alto valore strategico ma è un elemento fondamentale dell’identità nazionale sia dell’India sia del Pakistan. Il Pakistan vuole in tutti modi dimostrare che le popolazioni con religioni diverse nello stesso territorio non possono esistere e la perdita del Kashmir impedirebbe al Pakistan di completare il progetto della creazione di uno Stato che riunisca tutti i musulmani del sub-continente indiano. Per l’India, invece, il Kashmir rappresenta un ideologia completamente opposta a quella del Pakistan: l’India cerca di dimostrare che all’interno dello stesso Stato possano convivere popolazioni con differenti religioni. Da parte sua, la perdita del Kashmir impedirebbe tale dimostrazione e si arriverebbe ad una disgregazione dell’Unione.

Con il conflitto in Afghanistan l’India ricopre un ruolo importante nella politica estera statunitense: di fondamentale importanza è il tentativo di intensificare i rapporti commerciali con l’India che oltre ad essere un ottimo produttore di prodotti high-tech è in forte crescita il grado di esportazione dei beni.

Anche il Pakistan a causa della questione afgana, ha riguadagnato lo status di Paese di frontiera e con esso i finanziamenti di cui ha assolutamente bisogno per ripristinare le inefficienze strutturali delle proprie istituzioni.

Asia orientale: un percorso di sviluppo

Il modello asiatico di sviluppo

L’Asia Orientale comprende le due Coree, il Giappone, il Taiwan, la Mongolia e la Repubblica Popolare Cinese. Alcuni di questi Paesi hanno raggiunto un alto grado di dinamismo che ha cambiato l’assetto storico della regione. Tra questi deve essere citato il Giappone che è arrivato ad essere il secondo Paese più industrializzato al mondo. Proprio dal modello Giapponese gli altri Paesi hanno preso spunto per riuscire nel loro sviluppo. Solo negli anni Novanta il Paese è entrato in crisi con una ripercussione sull’economia che ha smesso di crescere. Le spiegazioni risalgono in una politica economica errata, imputando quindi una politica monetaria espansiva e favorito un programma di liberalizzazione inadeguata nel settore finanziario, e ad un logorio istituzionale che ha portato ad un declino del modello di sviluppo giapponese. A questa crisi possono rimediare alcune riforme che sono state attuate con l’obiettivo di avvicinare il modello di sviluppo economico del Paese a quello anglosa

ssone. I punti chiave di tale riforma sono: maggiore trasparenza sull’operato dei dirigenti, una riforma del mercato del lavoro, un’apertura agli investimenti esteri e una riduzione del ruolo di controllo dello Stato sull’economia.

Sulla scia del Giappone è situata la Cina che negli ultimi venti anni si è piazzata al settimo posto dell’economia mondiale e che nei prossimi decenni potrebbe addirittura superare quella statunitense. Questa rapida crescita è dovuta innanzi tutto a politiche di apertura promosse per attirare investimenti esteri ma anche ad un graduale utilizzo delle risorse che prima sono state attuate su aree circoscritte e via via su scala nazionale. Questo sviluppo è però cresciuto in maniera diseguale a discapito soprattutto delle zone centro-occidentali.

Anche in questo Paese sussistono problemi di ordine ambientale che grazie alle misure prese stanno diminuendo: è stato promosso il rimboschimento su vaste aree e sono stati stanziati ingenti investimenti per la riduzione dell’inquinamento atmosferico e idrico.

Asia sud-orientale: eterogeneità etnica e religiosa

Il ruolo dei cinesi “d’oltremare”

Il Sud-est Asiatico è caratterizzato da una forte eterogeneità etnica e religiosa che è motivo di instabilità e tensione. Il processo di decolonizzazione ha generato nuovi Stati indipendenti che non hanno sempre raggiunto una situazione di equilibrio.

Il ruolo dei Cinesi “d’oltremare” risulta essere rilevante attraverso le attività commerciali e industriali. Essendo i più qualificati e affidabili essi hanno sempre più guadagnato una posizione privilegiata che adesso costituisce una fonte di gravi tensioni tra etnie.

Malaysia: una difficile convivenza tra etnie

Il Paese che include più etnie è la Malaysia a causa del processo di immigrazione che è cominciato nella seconda metà dell’Ottocento. Le diverse etnie presenti sono in continuo clima di tensione e il governo già nel 1970 adottò una politica destinata a favorire la creazione di una classe imprenditoriale bumiputra. Grazie alla ripresa economica e a tali provvedimenti le tensioni etniche si sono placate. I

l periodo migliore per l’economia di questo Paese è stato quello che comprende gli anni Ottanta e Novanta grazie ad una politica economica di liberalizzazione agli investimenti esteri e alle privatizzazioni.

Indonesia: una nazione ancora da costruire

L’Indonesia è il quarto Paese al mondo per la popolazione ed anche qui lo sviluppo è arrivato in modo diseguale: non sempre dove il livello di risorse è elevato c’è un pari tenore di vita della popolazione. Questa situazione è poi ancor più aggravata dalle tensioni presenti nel Paese rappresentate ancora una volta da differenze etniche e religiose.

Uno sviluppo incentrato sullo sfruttamento dei territori ricchi di materie prime ha favorito la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi.

Per far in modo che la crescita economica raggiunga livelli più elevati, l’Indonesia deve superare numerose sfide, prima tra tutte deve mantenere unito il Paese riducendo quindi e tensioni religiose

Oceania: fra Asia e Pacifico

L’Oceania gode di una posizione privilegiata poiché è compresa tra l’Oceano indiano e l’Oceano pacifico. Essa compie scambi commerciali con il Giappone, la Cina e la Corea del Sud. Il ruolo politico di questo Paese rimane marginale.

Tra i Paesi sul Pacifico l’Australia intrattiene rapporti con gli Stati Uniti e grazie a questo le esportazioni commerciali australiane sono aumentate del 19% in pochi anni. Altri rapporti li stringe poi con la Nuova Zelanda e con altre isole del Pacifico e anche se il mercato è di piccole dimensioni la loro situazione geografica dà loro una rilevanza strategica. Queste isole che possono essere suddivise in tre grandi aree geografiche quali Melanesia, Micronesia e Polinesia stanno intensificando i rapporti con i Paesi dell’Asia Orientale.

Autore: Elche

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