Atlante geopolitico

Mediterraneo: la sponda sud

La regione tra unità e frammentazione

La sponda Sud del Mediterraneo è caratterizzata da una forte frammentazione creata dall’esistenza di comunità unite da legami religiosi, etnici, linguistici e culturali.

Questi Paesi hanno una propria identità che è basata su una solidarietà di tipo familiare, politico, linguistico, culturale e territoriale.

La ricostruzione dello spazio politico ha dato origine a Stati multietnici, introducendo meccanismi che garantissero la partecipazione politica a tutti. Da qui si sono formati gruppi che si sono imposti come autorità egemoni impedendo la partecipazione di altri gruppi a risorse politiche. Gli esclusi sono state emarginati e trasformati in gruppi di minoranza. Questi si sono quindi opposti a tale situazione e si fanno sentire nelle numerose proteste per ottenere un pieno riconoscimento alla partecipazione politica o addirittura una totale indipendenza. I Curdi, per esempio, sono divisi da diverse Nazioni limitrofe; questa situazione crea una forte spaccatura sia linguistica che culturale. Già dalla guerra del Golfo queste tensioni sono incrementate portando i Curdi sempre più in una situazione peggiore. La guerra al terrorismo internazionale sta ridefinendo la politica regionale e internazionale verso i Curdi iracheni. Queste tensioni hanno portato anche in Europa un conflitto sorto dalla frammentazione tipica del Mediterraneo: si tratta di Cipro dove i turchi sono in conflitto con i greci dal 1963 per differenze sulla sovranità e statualità cipriota. Si hanno infatti i greco-ciprioti a sud e i turco-ciprioti a nord.

Pluralismo politico, democrazia e Islam

Già dagli anni Ottanta molti regimi autoritari hanno avviato riforme per l’ampliamento della partecipazione politica. Per esempio nel caso degli Stati Arabi, i r4egimi populisti e nazionalisti hanno iniziato a subire un processo di delegittimazione con la sconfitta del 1945.

Il cambiamento politico in corso è caratterizzato principalmente dalla formazione di più partiti che senza una vera democratizzazione e senza uno svolgimento libero delle elezioni. Rimanendo nell’ambito del Golfo, sei delle otto monarchie al potere nel mondo arabo si stanno avendo pian piano dei processi di liberalizzazione stimolati appunto dalla guerra del Golfo. L’emergere di nuove tecnologie e il progredire di della diffusione dell’istruzione superiore hanno permesso alla società di rompere l’isolamento creato dallo stato attraverso il controllo dei media.

Un problema lo costituisce il rapporto tra Islam è la democrazia poiché la prima ha una visione totalitaria che enfatizza l’unità della comunità musulmana ed è quindi contraria al pluralismo politico.

Il caso dell’Iran è il più emblematico del binomio Islam-democrazia: la costituzione iraniana combina la separazione del potere esecutivo, legislativo e giudiziario con principi islamici. La figura del primo ministro è stata abolita ed è incrementato il potere del presidente bilanciando le politiche conservatrici sostenute dalla Guida religiosa del Paese. Sia la partecipazione politica che l’attività legislativa sono sottoposte allo scrutinio di istituzioni controllate da conservatori.

Risorse energetiche e sviluppo economico

La regione comprende economie diverse a causa di risorse, produzione, politiche economiche, al punto che essa è difficilmente identificabile. Queste differenze sono riconducibili alla frammentazione che esiste in questa regione.

L’economia varia a seconda dei Paesi; un peso importante è svolto dalle risorse energetiche. Infatti l’ampia disponibilità di risorse energetiche oltre all’importanza strategica ha influenzato lo sviluppo economico. Gli shock petroliferi degli anni Settanta hanno stimolato una rapida crescita economica nella maggior parte della regione. Solo il crollo dei prezzi provocò una lunga fase di crisi e stagnazione. Oggi la consistente ripresa del prezzo del petrolio hanno ristabilito l’andamento economico della regione. Oltre agli Stati produttori, beneficiano della rendita petrolifera, anche altri Stati. I fattori politici sono all’origine degli aiuti dai Paesi produttori a Paesi quali Giordania, Siria e Palestina.

La distribuzione della rendita petrolifera avviene anche attraverso l’immigrazione. Questo fenomeno ha destato preoccupazioni politiche che sono acuite dalla guerra del Golfo in seguito alla quale migliaia di immigrati arabi dovettero rimpatriare. La rendita petrolifera e altri flussi finanziari hanno fortemente influenzato la struttura produttiva di gran parte dell’area. Le entrate, in questo modo, disincentivano le esportazioni non petrolifere e sostengono la spesa pubblica, rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia. Questa situazione ha permesso una rapida crescita del settore esportatore e del ruolo del settore privato nell’economia. I risultati sono però poco soddisfacenti.

La spesa militare costituisce un limite per gli investimenti pubblici limitando di atto la crescita dell’economia. Tuttavia i fattori politici difficilmente riescono nel piano economico.

Le coste e i mari subiscono continue pressioni dovute alla rapida espansione delle città costiere. I problemi di inquinamento distruggono l’habitat naturale, e l’ecosistema marino è danneggiato da una pesca incontrollata.

Da questo quadro emerge una regione non del tutto agiata.

Cooperazione e integrazione regionale

Un’integrazione regionale economica ridurrebbe i problemi di tipo economico; tuttavia i risultati di integrazione regionale sono stati modesti.

Quale ordine regionale?

L’ordine regionale è stato definito in seguito a tre processi: lo scoppio dell’Intifada (1987), la guerra del Golfo e la fine della Guerra Fredda.

Il primo fattore ha contribuito a dare un’identità palestinese distinta da quella araba; il secondo fattore ha visto contrapporsi un’alleanza internazionale capeggiata dagli Stati Uniti e sostenuta da gradi diversi di partecipazione. Per l’Iraq l’invasione del Kuwait e la guerra hanno rappresentato l’opportunità di ottenere uno sbocco più agevole sul Golfo di appropriarsi delle risorse del Kuwait e di risolvere i problemi finanziari.

Inoltre la cooperazione tra Israele e Turchia in campo militare, viene percepita dagli Stati Arabi come una strategia di accerchiamento oltre che un altro tradimento dello Stato turco nei confronti dei correligionari arabi.

La tendenza a riallineare l’ordine regionale si è accentuata dagli attacchi terroristici del 2001. dal punto di vista arabo, questi attacchi hanno dimostrato la grandezza del dissenso interno e la necessità di rivedere le relazioni con gli USA e con i vicini regionali.

Oggi nel Golfo si assiste al riposizionamento delle truppe americane dall’Arabia Saudita in diverse monarchie dell’area e ad un rilancio delle relazioni tra queste monarchie e l’Iraq, favorito dall’impegno di rispettare i confini del Kuwait che Baghdad ha espresso al summit arabo di Beirut nel marzo del 2002.

Diplomazia e conflitto nel Mashreq

Le relazioni tra gli Stati del Mashreq sono state strutturate dal processo di pace avutosi in una conferenza nel 1991 a Madrid.

In questa Conferenza si prevedeva un processo bilaterale tra Israele e Palestina, Giordania, Libano e Siria, ma anche colloqui multilaterali sulle questioni dell’area.

I negoziati tra questi Paesi è rallentato poiché la Palestina ha risentito della ostile attuazione degli accordi, del peggioramento delle condizioni di vita e del dissenso politico verso Arafat accusato di corruzione.

L’Egitto e la parte del Nilo

La politica estera del Nilo ha dato priorità alle direttrici orientale e settentrionale percepite come parte egiziana. La dimensione africana ha sempre costituito la terza priorità, considerando il contributo che il Nilo dà all’economia e alla stabilità economica.

I cambiamenti climatici, i flussi di popolazione e gli incrementi demografici hanno stimolato nuove iniziative per definire lo status giuridico del fiume.

L’Iran tra Asia Centrale e Golfo

La politica estera iraniana è organizzata su due punti: quella settentrionale e quella meridionale. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha accresciuto l’interesse per la direttrice settentrionale ma a differenza di molti altri Paesi l’Iran ha affrontato opportunità e rischi. All’interno dell’Iran potrebbero scatenarsi movimenti separatisti dati da minoranze etno-linguistiche e religiose. Il caso tipico è costituito dalla minoranza azera. Si hanno scontri di vari tipi: negli anni Novanta i disordini che si sono creati sono dovuti a ragioni economiche e politiche ma non etno-religiosi.

Privilegiando gli interessi nazionali rispetto alla comunanza religiosa, l’Iran ha sviluppato strette relazioni con l’Armenia sostenendone la posizione nel conflitto per il Nagornyj Karabah e offrendole assistenza economica.

Il reinserimento dell’Iran nel sistema di sicurezza regionale ha richiesto principalmente il miglioramento delle sue relazioni con l’Arabia Saudita.

Autore: Elche

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