La sostanziale inutilità di quota 100

Perché quota 100 crea più danni che benefici?

La riforma previdenziale nota come quota 100 che avrebbe dovuto cancellare la legge Fornero si rivelerà, purtroppo, un fallimento e produrrà più danni che benefici.

È questa la conclusione cui si giunge facilmente dall’analisi dei fatti.

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Infatti alla riforma quota 100 si possono fare i seguenti semplici e indiscutibili rilievi:

  1. Innanzitutto è temporanea, dura solo tre anni, e quindi non risponde alle esigenze di una grande massa di lavoratori, anche giovani, che vorrebbero avere delle certezze e non maggior confusione.
    E ciò nonostante i proclami del governo avessero sbandierato al mondo intero che la riforma sarebbe stata “strutturale”, ovvero di portata tale da cancellare e sostituire la Fornero.
  2. Invece la Fornero è ancora viva, perché continua ad essere pienamente valida per tutti gli italiani, tranne per quei pochi che avranno la possibilità di accedere a quota 100 nel triennio di applicazione di questa novità una tantum, cioè negli anni 2019-2021.
    Il governo a questa critica ha risposto che in seguito ci sarà quota 41 per tutti (di anni di lavoro o contribuzione), come requisito generale di pensionamento. Permettetemi però di avere dei dubbi in proposito, e per tante ragioni: ad esempio per i consueti vincoli di bilancio, che potrebbero impedire di fatto l’introduzione di quota 41 o quantomeno richiederne modifiche radicali, tali da renderla irriconoscibile e peggiorativa.
    Come è stato peraltro per quota 100 rispetto alla sua prima formulazione, la quale si è poi rivelata troppo onerosa per il bilancio pubblico (e da qui la sua riformulazione in un modello non strutturale e gravoso per l’economia).
    Inoltre, a me risulta che 41 anni di lavoro non sono la stessa cosa di quota 100: molti lavoratori vedrebbero slittare la loro età di pensionamento anche di molti anni.
    Insomma c’è più di un motivo per dubitare della fattibilità di quota 41 come regola per andare in pensione: chi vivrà vedrà.
  3. Infine c’è un evidente problema di discriminazione perché, mentre chi raggiunge i requisiti per la pensione con quota 100 negli anni 2019-2021 può finalmente lasciare il lavoro e godersi la vita, tutti gli altri non lo potranno fare, anzi questi ultimi rientreranno – come detto – nei requisiti della Fornero, a volte solo per pochi mesi, e quindi andranno in pensione molti anni dopo i più fortunati lavoratori di quota 100.
    Ciò crea indubbiamente una grande discriminazione, perché a parità di condizioni la differenza di età di pensionamento tra due lavoratori (di cui uno con i benefici di quota 100 e l’altro no) è veramente rilevante.
    L’esempio più bello per capire questa disuguaglianza è quello di due gemelli, uno nato poco prima della mezzanotte del 31 dicembre 1959 e l’altro qualche minuto dopo, che hanno iniziato a lavorare insieme. Entrambi raggiungono i 38 anni di contributi nel 2021, però il primo gemello andrebbe in pensione subito, a 62 anni con quota 100, l’altro a 69 anni con la Fornero. Ben 7 anni dopo!!!
  4. Allora perché questa legge che istituisce quota 100? Solo perché il governo aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe annullato la Fornero e quindi una qualche forma di cambiamento è stato costretto ad attuarla, anche se inefficace e dannosa?
    L’esecutivo dice che quota 100 servirà a rilanciare l’economia, perché i vecchi andranno in pensione anticipatamente ed i giovani li sostituiranno, entrando così nel mondo del lavoro e dell’occupazione.
    Ma se questo è il motivo sottostante la riforma di quota 100, allora esiste un errore di fondo, in quanto non c’è, purtroppo, una correlazione diretta tra uscita dei lavoratori anziani ed ingresso dei nuovi, giovani o non giovani che siano. Lo dicono gli economisti esperti.

In conclusione possiamo dire che il quadro delineato rappresenta, insieme al reddito di cittadinanza, una serie di attività di mero mantenimento delle promesse elettorali. Tuttavia, stante le condizioni descritte, forse era meglio disattendere queste promesse, perché come afferma Emerson:
“La coerenza è lo spauracchio delle menti deboli”.

Gente, abbiate il giusto spirito di critica! A prescindere dall’appartenenza politica.

Autore: Steve Round

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