Pearl Abraham: una donna del mondo chassidico nel “secular world”
Una tesi di laurea sulla scrittrice Pearl Abraham

da | 25 Mar 2003 | Libri | 0 commenti

Vita all’interno di una comunità di chassidìm

Pearl Abraham: vita all’interno di una comunità di chassidìm

I.1. Lo sviluppo del chassidismo e le caratteristiche del movimento.

 

Il chassidismo è un movimento religioso popolare che entra a far parte della storia ebraica alla fine della prima metà del diciottesimo secolo. Più precisamente si può indicare il 1648 come punto di partenza [1]. Questo fu un anno drammatico segnato da massacri e orrori, un anno di sangue, nella storia ebraica. Fu proprio in quel periodo che iniziò la rivolta dei cosacchi [2], che, agli ordini di Bogan Shmielnitsky, si lanciarono barbaramente contro i polacchi e gli ebrei. Le orde cosacche e tartare, partendo dall’Ucraina e saccheggiando i territori polacchi, lasciarono dietro di loro morte e desolazione.

[1] Ester Rostagno, Il pensiero chassidico, Milano, Lulav editrice, 2001, p. 7.

[2] Tribù tatare (popolazioni turco-mongole) delle steppe tra Mar Nero e Mar Caspio. Dal secolo XV furono chiamati cosacchi i componenti delle tribù seminomadi della Russia meridionale stanziate sul Don e sul Dnepr, organizzate militarmente e guidate da capi elettivi (stamani). Dal secolo XVI la Polonia tentò di assimilarli e cattolicizzarli. Per reazione i cosacchi del Dnepr si sottomisero allo zar di Russia (1654). I cosacchi del Don difesero la propria autonomia contro i polacchi e i russi, dando vita a estese rivolte. Caterina II dichiarò sciolte le tribù del Dnepr (1775) e da allora i cosacchi vennero progressivamente assimilati e inquadrati nell’esercito russo, come contingenti di cavalleria.

Centinaia di comunità ebraiche vennero sterminate, in un crescendo di orrori senza precedenti; i massacri e le atrocità continuarono per diversi anni, senza che il regno polacco fosse capace di mettervi fine. Soltanto al termine di duri combattimenti i ribelli vennero sconfitti e respinti verso le loro steppe d’origine, e finalmente ci fu un periodo di tranquillità per gli ebrei di Polonia [3].

[3] http://www.bethshlomo.it , p.w. 1/2.

Tuttavia, i sopravvissuti non godettero a lungo della tregua, in quanto, in questo periodo della storia, nazioni come la Russia e la Svezia erano in fase di espansione, mentre il vecchio regno di Polonia era minato dalla sua incapacità di trasformarsi in uno stato moderno, dotato di un potere centrale. La Polonia era in effetti, a quel tempo, un mosaico di feudi posseduti da nobili che non intendevano rinunciare ad alcuna delle loro prerogative, qualunque fosse il rischio per la stabilità di quella che non era ancora una nazione.

I paesi confinanti, più potenti, intendevano approfittare di tale situazione, provocando guerre senza fine, che culminavano con tentativi di invasione della Polonia sia da parte dei Russi che degli Svedesi. Numerose regioni che erano scampate ai massacri da parte dei cosacchi si trovarono sul cammino degli invasori. Gli ebrei costituirono, anche in questo caso delle prede ideali, poiché erano marginalizzati dalla loro stessa cultura e privi di qualsiasi capacità di difesa, e pagarono ancora una volta con la vita.

Una volta respinti i tentativi d’invasione in Polonia, gli ebrei, ancora infinitamente provati, non riuscirono ancora ad avere una vita serena. Iniziò, infatti, un periodo di sommosse più o meno spontanee rivolte contro di essi, che avevano un’origine chiara: l’intolleranza religiosa. La religione non era la sola causa; si sospettavano gli ebrei di ricchezze indebite, li si accusava di tutti i mali che ragionevolmente si sarebbero invece dovuti imputare all’inettitudine dello stato. Tuttavia, coloro che volevano vedere sparire l’ebraismo quale fede diversa, sapevano utilizzare queste tensioni politiche e coltivare, di conseguenza, l’antisemitismo popolare. Fino alla fine del diciassettesimo secolo questi malesseri provocarono periodicamente dei pogrom [4] su tutto il territorio polacco. Durante i pogrom i villaggi ebraici venivano saccheggiati e distrutti, tutti coloro che rifiutavano di convertirsi venivano uccisi. Dovunque gli schtetl [5] erano messi a soqquadro e con essi un certo modo di vivere con le sue tradizioni ben radicate, orbitanti attorno alla sinagoga, allo studio religioso e ai ritmi di vita scanditi dalla spiritualità ebraica.

[4] La parola si riferisce ai massacri organizzati, specialmente di ebrei polacchi.

[5] Piccoli villaggi ebraici.

Tutto ciò creò una situazione d’instabilità, di costante inquietudine, generatrice di profonde modificazioni nella struttura dei rapporti sociali.

Questi avvenimenti lasciarono l’ebraismo polacco numericamente decimato, economicamente distrutto e spiritualmente sconvolto. Tutto ciò si inserì in un contesto ancora più difficile poiché gli ebrei non erano gli unici a soffrire: la guerra dei Trent’anni [6], che oppose le potenze europee dal 1618 al 1648, stava devastando prospere comunità, mentre la persecuzione religiosa restava una minaccia sempre viva. Era diffuso il sentimento che il periodo vissuto fosse talmente cupo da superare ogni umana comprensione.

Le persecuzioni subite in quei tempi portarono ad un impoverimento generale. La pressione fiscale si era fatta più pesante a causa della necessità di reperire fondi e uomini per finanziare le guerre in atto; inoltre gli ebrei furono costretti dalle persecuzioni ad abbandonare i principali settori dell’economia [7]. In quegli anni si moltiplicarono le accuse e i processi contro di loro e essi furono cacciati da molte province; molte sinagoghe vennero chiuse e il Talmùd [8] fu bruciato sulle pubbliche piazze, tanto che l’antisemitismo mise profonde radici in Polonia. Al declino sociale ed economico corrispose una decadenza spirituale nel mondo ebraico, che precedentemente aveva superato, per istruzione e cultura, le popolazioni tra le quali viveva [9]. Molti Ebrei, che in precedenza avevano potuto dedicarsi esclusivamente allo studio della Torah [10], furono ora per la prima volta costretti a lavorare per vivere.

L’estrema indigenza creò presto un baratro tra la massa dei lavoratori e gli studiosi, presenti in numero via via decrescente nelle scuole rabbiniche [11]. Da tale contrasto nacquero aspre polemiche tra gli eruditi delle yeshivòt [12] e il popolo che rifiutava sempre di più l’aridità scolastica e la sterilità di cui vedevano permeati gli studi rabbinici tradizionali. La crisi coinvolse in modo particolare le province della Volinia [13], della Podolia [14] e della Galizia [15] orientale. E’ dunque comprensibile che nelle regioni della Polonia meridionale si sia diffuso il chassidismo, a parziale rimedio contro l’avvilimento in cui erano cadute le popolazioni ebraiche. Esso seppe risvegliare i sensi per la capacità che ebbe di agire sull’entusiasmo e sulla spontaneità popolare, talora in apparente contrasto con le rigide regole dell’autorità rabbinica tradizionale [16].

[6] Conflitto che devastò l’Europa dal 1618 al 1648 coinvolgendo tutte le principali potenze. Ebbe cause molteplici: i contrasti religiosi tra protestanti e cattolici; la tendenza degli Asburgo a realizzare uno stato accentrato in grado di imporre la sua egemonia sull’area tedesca e la sua supremazia in Europa e la divergente spinta dei principi tedeschi all’autonomia; le politiche espansionistiche della Francia e della Svezia. La guerra, tradizionalmente suddivisa in quattro fasi, chiuse l’epoca degli scontri di religione, sancì la fine dell’egemonia spagnola e l’inizio del predominio francese nel centro Europa e di quello svedese nel Baltico, impedì definitivamente i progetti asburgici di consolidamento dello Stato tedesco, riconobbe l’indipendenza dei Paesi Bassi e della Svizzera. I trattati di Vestfalia del 1648 ratificarono i nuovi equilibri di forza. (Rif.: http://www.sapere.it p.w. 1/1.)

[7] http://www.bethshlomo.it/opposizione.htm, p.w. 1/1.

[8] (Lett.studio) L’insieme della Legge orale, base della halachà (insieme di norme che regolano la vita quotidiana dell’ebreo); è diviso in ordini e trattati, ci è giunto in due versioni: il Talmud Yerushàlmi, più antico (secolo V), e il Talmud Bavlì, quello babilonese (fine secolo VI).

[9] Ester Rostagno, Il pensiero chassidico, op. cit., p. 7.

[10] (Ebraico: legge, insegnamento), corrisponde in senso stretto al Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, in senso lato al complesso delle scritture e delle tradizioni su cui si fonda il sapere religioso dell’ebraismo. La Torah non è quindi solo l’elenco di norme giuridiche, ma anche storia rivelata, testo sapienziale, riferimento liturgico. E’ l’obbedienza alla Torah che garantisce l’unità della comunità ebraica nel mondo, priva di una struttura istituzionale organizzata come quella della Chiesa cattolica.

[11] Ester Rostagno, Il pensiero chassidico, op. cit., p. 7.

[12] Scuole rabbiniche.

[13] Regione storica dell’Ucraina nordoccidentale. E’ divisa nelle provincie di Volinia, Rovno e Zitomir. Durante il X secolo la Volinia fu occupata dagli Slavi e nel 1200 divenne un principato, che decadde nel XIV secolo. Divisa tra Ungheria, Polonia e Lituania, tra il 1793 e il 1795 una parte della Volinia passò alla Russia. Con il trattato di Riga del 1921, la parte nord-ovest fu ceduta alla Polonia, ma dopo la seconda guerra mondiale l’intera regione passò all’Ucraina sovietica.

[14] (Ucraina), regione al confine con la Polonia.

[15] Regione storica dell’Europa centrorientale compresa tra i Carpazi, a sud, e la valle della Vistola, a nord. Situata in una posizione strategica, fu per secoli oggetto di disputa tra i sovrani russi e polacchi. In seguito alla prima spartizione della Polonia (1773) divenne una regione dell’Impero austriaco e nel 1919 entrò a far parte del risorto Stato polacco. Nel 1939 la parte orientale fu annessa all’URSS. Attualmente la Galizia occidentale è polacca. La Galizia orientale forma, in Ucraina, le provincie di Lvov (Leopoli), Dragobyc e Ternopol.

[16] Ester Rostagno, Il Chassidismo, Milano, ediz. DLI, 2001, p. 3.

 

Nessuna sofferenza, nessuna solitudine: questa è, per molti, la sostanza della vita chassidica, che esige che ciascuno partecipi alla vita degli altri e non lo lasci solo né nello sconforto né nella gioia.

Alla delusione e all’abbattimento spirituale dell’ebraismo orientale avevano contribuito in modo decisivo gli eventi critici dei pogrom, ma il Bà’al Shem Tov risollevò le sorti delle popolazioni ebraiche così duramente colpite.

Israel ben Eliezer, fondatore del chassidismo, è conosciuto con il nome di Bà’al Shem Tov, che significa Maestro del buon Nome, Maestro del Nome Divino. Questo appellativo veniva dato a coloro che conoscevano il Tetragramma [17], il Nome nascosto di Dio e gli altri nomi divini e che, grazie a questa conoscenza, potevano incanalare la forza divina per compiere miracoli o guarire i malati [18].

Il Bà’al Shem Tov nacque nel 1700 a Okup, in Podolia. Di famiglia povera, rimase orfano molto presto. Fu allevato a spese della comunità ebraica locale dalla quale ottenne poi il modesto impiego di addetto all’accompagnamento dei bambini a scuola. Dopo la morte della prima moglie, sposò Hanna, una donna divorziata, che gli dette un figlio e una figlia. Visse con la sua famiglia per alcuni anni nella foresta, ai piedi dei Carpazi [19], facendo lavori manuali e lavorando poi in una locanda.

All’età di trentasei anni, Israel ben Eliezer cominciò ad essere conosciuto per la sua devozione, la sua pratica nella meditazione, le sue capacità di taumaturgo, il suo carisma. Possedeva conoscenze talmudiche, ma furono le sue qualità di guaritore, di facitore di miracoli che lo resero famoso.

Egli si dette da solo l’appellativo e Besht, parola formata dalle iniziali ebraiche di Bà’al Shem Tov, divenne il suo nome [20].

[17] Termine usato da Filone Alessandrino (sec. I d.c.) per designare la scrittura consonantica ebraica del nome divino, da alcuni studiosi non ebrei traslitterato come Yahwèh, composta dalle quattro lettere YHWH, cui si attribuiva carattere sacro.

[18] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, Firenze, La Giuntina, 1997, p. 18.

[19] Sistema montuoso (lunghezza 1300 km, larghezza media 150 km) dell’Europa centrale, che si allunga dalla confluenza della Morava nel Danubio (Repubblica Slovacca) fino alle porte di Ferro del Danubio, formando un arco con la concavità rivolta verso la pianura Ungherese e la Transilvania. Si sviluppa sul territorio di quattro stati (Polonia, Repubblica Slovacca, Ucraina e Romania).

[20] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, op. cit., p. 19.

Il Besht riscosse un notevole successo perché sapeva rivolgersi sia ai mistici eruditi sia alle masse. Egli affermava che, nella loro ricerca del divino, i fedeli possono contare sullo tzaddìk [21], un uomo superiore in contatto con le forze divine, che fa da tramite tra Dio e gli uomini.

I metodi utilizzati dal Besht per arrivare alla comunione con Dio e per liberarsi dai pensieri impuri fecero una grande impressione su alcuni eruditi. Egli sosteneva che l’unione con Dio non si attua solo durante la preghiera e lo studio, ma attraverso tutte le azioni della vita [22]. Nella sua concezione, vivere moralmente è già in sé un atto di devozione. Dal momento che ogni atto partecipa alla gloria di Dio, la cosa essenziale non è tanto l’estasi quanto la gioia.

La valorizzazione dell’am haaretz [23], dell’ignorante, di colui che non ha erudizione, ma devozione, che non usa la ragione ma il sentimento, non poteva che entusiasmare gli ebrei incolti. Nei suoi insegnamenti il Bà’al Shem Tov ricorreva spesso alla parabola o alla metafora in modo da trasmettere concetti profondi attraverso termini estremamente semplici.

Il chassidismo, per le sue caratteristiche, era ed è ancora oggi un fenomeno di parziale devianza rispetto all’ebraismo tradizionale [24]. Per questo motivo inizialmente si scontrò con un’opposizione vivacissima.

[21](lett. Giusto), colui che ha raggiunto un livello spirituale molto elevato.

[22]Ester Rostagno, Il Pensiero Chassidico,, op. cit., p. 39.

[23]Julien Bauer, Breve storia del Chassidismo, op. cit., p. 20.

[24]Op. cit., p. 64.

Era un periodo di sospetti e paure, e l’opposizione riteneva che un nuovo movimento che si ispirava alla Cabbalà [25] e alcune affermazioni del Besht fossero una minaccia per la struttura della comunità e per l’autorità rabbinica dell’epoca. Il Bà’al Shem Tov ed il suo movimento vennero attaccati. La prima accusa risale al 1755 e si concretizzò con una scomunica pronunciata a Vilna con l’accordo dei rabbini di alcune delle più alte scuole di studi.

L’opposizione si scatenò anche dopo la morte del Besht, nel 1760, quando i suoi discepoli, e in particolare il suo successore, Rabbi Dov Ber di Mézéritch, si impegnarono a diffondere gli insegnamenti del chassidismo su larga scala avvalendosi anche di opere scritte. Rabbi Dov Ber di Mézéritch è conosciuto anche con il nome di magghìd, il Predicatore, ed ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del movimento. Nel 1772, anno della sua morte, la scomunica dei chassidìm venne reiterata a Vilna, ma nel 1781 venne pronunciata una ulteriore scomunica a Zelva durante una convocazione rabbinica.

I mitnagghedìm [26], gli avversari di quelli che ironicamente venivano detti i pii, i chassidìm, si scandalizzarono alla lettura di un testo chassidico, le Toledot Yaacov Yossef di Rabbi Yaacov Yossef di Polnoya (discepolo del Besht).

[25] L’insieme delle dottrine esoteriche e mistiche dell’ebraismo, la cui diffusione ebbe origine nel sec. XII nella Francia merid. e nella Spagna.

[26] Oppositori.

L’opera era redatta in tono deliberatamente polemico, mettendo a confronto la monotonia e il declino della vita in comunità non chassidiche con la vitalità del chassidismo. I chassidìm vennero bollati come eretici, il loro vino e la loro carne vennero proibiti e ritenuti non conformi alle regole alimentari, vennero inoltre proibiti tutti i matrimoni con i membri del loro movimento [27].

Nonostante le pesanti contromisure adottate, non si riuscì né ad arrestare né a rallentare l’espansione del movimento chassidico.

Dopo il decesso di Rabbi Dov Ber, il Rabbi Chnéour Zalman venne acclamato alla direzione del movimento chassidico. A capo dell’opposizione c’era il famoso Gaon di Vilna, Rabbi Eliahou (1720-1797). Nel 1798 il movimento chassidico affrontò la sua maggiore crisi, in quanto Rabbi Chnéour Zalman venne denunciato allo zar dagli oppositori. Dopo il riconoscimento della sua innocenza da parte del governo russo, l’opposizione rinunciò definitivamente a qualsiasi azione contro il chassidismo. Col passare del tempo si attenuarono i contrasti e dal 1808 cominciarono le prime iniziative comuni intraprese concordemente dai dirigenti dei chassidìm con quelli dei mitnagghedìm, come per esempio un’edizione del Talmud approvata a Kopoust da entrambi.

I chassidìm scelsero di non rimanere uniti sotto la guida di un unico maestro. Ritennero più opportuno dividersi in modo da diffondere il chassidismo. Ognuno di essi dunque andò a fondare la propria scuola, la funzione di guida spirituale divenne quasi ereditaria e si crearono delle vere e proprie dinastie. La figura della guida spirituale, il Rebbe [28], era necessaria sia per mostrare le intenzioni di Dio che per indicare il cammino da seguire per elevarsi gradualmente verso di Lui. Ognuno di questi Rebbe si stabilì in una città il cui nome rimarrà collegato al gruppo di seguaci che vi si formò [29].

Ancor oggi esistono diverse dinastie chassidiche che si distinguono tra loro. Gli stessi chassidìm etichettano come intellettuale il gruppo dei Lubavitch. Shneur Zalman di Lyady (1745-1813) è il fondatore del gruppo, la cui filosofia viene spesso chiamata Habad, parola formata dalle iniziali ebraiche di Hokhmà, Binà , Daat (saggezza, intelligenza, e conoscenza) [30]. Il centro dei Chassidìm Chabad divenne la cittadina bielorussa di Lubavich e dal 1941 il loro centro si è spostato a Brooklyn [31](nel quartiere di Crown Heights), dove risiede il loro Rebbe, e sono largamente rappresentati in Israele, dove contano alcuni deputati alla Knesset e possiedono anche una cittadina interamente abitata da loro.

[27] http://www.bethshlomo.it/opposizione.htm, p.w. 1/1.

[28] Rabbino.

[29] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, op. cit., p. 41.

[30] Op. cit., p. 44.

[31] (U.S.A), quartiere di New York, sull’estremità sudoccidentale di Long Island, collegato a Manhattan da un grandioso ponte sull’East River e da un tunnel sottomarini. Oggi è uno dei quartieri che vanta una forte presenza di chassidìm.

In Italia i Lubavich fanno parte delle comunità ebraiche di Milano, Roma e Venezia. I chassidìm Chabad si distinguono radicalmente da altri gruppi chassidici per la loro apertura verso gli altri ebrei, la loro capacità organizzativa e la loro attività missionaria nei confronti degli ebrei in tutto il mondo [32].

La dinastia chassidica con caratteristiche più propriamente politiche fu invece quella di Gher, una cittadina a trenta chilometri da Versavia, il cui fondatore fu Jitzchak Meir Rothenberg Alter.

Viznitz, in Ucraina, rappresentò invece il terzo tipo di chassidismo, populista e taumaturgico. Menachem Mendel ben Haim Hager (1830-1884) fu il fondatore della dinastia.

La militanza contro la modernità fu invece la principale caratteristica della dinastia di Belz, una piccola città a sessanta chilometri da Lvov (Leopoli).

Un’altra dinastia è quella dei chassidìm di Satmar, che si trovano anche a New York. Il suo fondatore fu Moshe Ben Tzvi di Ujihely (1759-1841), che fu il primo Rebbe in Ungheria. Nella loro roccaforte di Williamsburg (Brooklyn), questi chassidìm si vestono ancora come i loro antenati ebrei ungheresi di due secoli fa. Tengono molto al loro isolamento sociale e intellettuale ed evitano ogni contatto con il mondo che li circonda, anche con altri gruppi chassidici [33].

Alcune caratteristiche sono proprie a tutti i chassidìm come l’importanza della Cabbalà, il concetto che ogni atto della vita è in sé religioso, la ricerca della comunione con Dio, un’intensa vita comunitaria e il culto del Rebbe.

Anche i testi fondamentali sono gli stessi per tutti, ma, per quanto riguarda il Talmud e i suoi commentari accettati dall’ebraismo normativo, alcuni gruppi chassidici li ammirano mentre altri si oppongono.

Coloro che provengono da famiglie chassidiche raramente intraprendono studi universitari, in quanto i chassidìm scoraggiano la cultura generale, considerandola come una perdita di tempo rispetto agli studi religiosi. Alle ragazze invece viene impartita una educazione più allargata, ma si specializzano in settori ben determinati come l’insegnamento o le attività di segretariato.

[32][33] http://www.menorah.it , p.w.2/3.

I chassidìm, come tutti gli ebrei ortodossi, devono rispettare l’astensione dal lavoro nel giorno di

shabbàt [34] e nei giorni di festa. L’astensione deve iniziare al tramonto della vigilia, il che, in inverno, significa a metà pomeriggio.

Di solito i chassidìm si dedicano a professioni che possono svolgere all’interno della comunità ebraica come l’insegnamento, la macellazione rituale, oppure si tratta di commercio che ha come clientela la comunità chassidica o gli ebrei ortodossi: macellerie o negozi di alimenti cashèr [35], negozi di oggettistica di culto. Altri tipi di professione sono scelti in rapporto alla libertà e alla remunerazione.

Le differenze legate all’abbigliamento sono ancora più tipiche e visibili. La maggior parte dei chassidìm portano la barba e le peòt (lunghe basette arricciolate). Nella concezione cabalistica, la barba è un simbolo delle relazioni tra le sfere superiori, celesti e le sfere inferiori, umane, per cui le peòt che scendono dalle tempie diventano simboli dei canali attraverso i quali Dio fa giungere da un lato il rigore e dall’altro la benevolenza. Luria, cabalista ebreo [36], aggiunge un ulteriore significato mistico: la parola peà, singolare di peòt, ha un valore numerico uguale a quello di uno dei nomi di Dio [37].

Per quanto riguarda l’abbigliamento, i chassidìm indossano il caffettano [38] o la redingote [39] la cui foggia o il cui colore variano da gruppo a gruppo. La camicia è bianca, portata senza cravatta, i pantaloni normali e le calze di norma bianche. Il cappello può essere un normale cappello nero, ma esiste anche una gamma di fogge a tesa larga.

Per lo shabbàt, le feste e ricorrenze, la maggioranza dei chassidìm indossa lo shreimel, il tipico cappello di pelliccia la cui forma varia. La foggia dell’abbigliamento è di fatto distintiva di ogni gruppo chassidico. Esistono anche delle caratteristiche peculiari anche per l’abbigliamento femminile.

Dobbiamo sottolineare che per quanto riguarda il modo di concepire la decenza esiste un canone più o meno condiviso da tutti gli ebrei ortodossi. Ad esempio, le donne sposate devono avere i capelli coperti da un semplice cappello o un fazzoletto sulla parrucca che la nasconde interamente. I chassidìm sono particolarmente meticolosi e in certi casi le signore aggiungono alla parrucca un cappello, e in altri gruppi, soprattutto di origine ungherese, preferiscono rasare la testa e coprirla con un foulard. Le gonne devono scendere sotto il ginocchio e le maniche devono coprire i gomiti; inoltre, gli abiti non devono essere scollati. Per quanto riguarda le calze, i gruppi più rigidi preferiscono che le donne le indossino di tipo opaco in modo da nascondere completamente la pelle [40].

Un altro elemento che permette di distinguere i vari gruppi di chassidìm è la musica, che spesso, unita alla danza, ha un ruolo importante nella vita chassidica. La musica è un mezzo per esternare i sentimenti del fedele verso Dio, del discepolo per il suo Maestro; è un mezzo per coinvolgere il corpo e l’inconscio nella preghiera, un modo per comunicare con il gruppo. Il niggùn, la melodia, può essere accompagnata o meno da parole tratte da versetti della Bibbia.

[34] In italiano Sabato, il settimo giorno in cui è prescritta la cessazione da ogni lavoro; è un giorno solenne dedicato al riposo, alla preghiera e allo studio della Torà.

[35] Prodotti alimentari secondo le norme che regolano l’alimentazione ebraica (Kasherùt).

[36] Isaac Luria Ashkenazi, (Gerusalemme 1534 – Safed 1572). Nella storia del pensiero ebraico Isaac Luria rappresenta una pietra miliare. Luria fu l’autore di una rivoluzione di pensiero e il promotore di un movimento culturale che cambiò il volto all’ebraismo, lasciando dei segni che ancora oggi sono profondamente presenti, persino nella realtà politica quotidiana. Nella sua vicenda personale Luria fu un personaggio ascetico e riservato, l’elaboratore di una dottrina mistica nuova che solo in minima parte mise per iscritto. Ma l’impatto delle sue idee sul mondo ebraico fu violento e decisivo. Fino ai suoi tempi la qabbalàh, la mistica ebraica, era stata patrimonio di circoli riservati e di cultori specialistici, costituendo, per quanto sempre più rispettata nel passare dei secoli, una dottrina marginale nell’esperienza religiosa ebraica; con Luria la qabbalàh diventò la dottrina quasi ufficiale dell’ebraismo, la cornice teorica nella quale era necessario inserire, affinché potesse ricevere un senso più profondo, reale e compiuto, tutta la vita rituale che gli ebrei conducevano. La qabbalàh secondo gli insegnamenti di Luria dette agli ebrei la possibilità di riconoscere nella loro vita religiosa una forza di trasformazione del mondo, e lo strumento pratico e potente dato ad ognuno per affrettare la palingenesi messianica. Come teoria interpretativa della storia e della realtà ebraica, in un momento storico di transizione particolarmente difficile, il pensiero di Luria si impose su tutto il mondo ebraico dando luogo ora alla formazione di gruppi di élite di studiosi mistici, ora accendendo speranze messianiche di violenza sinora inaudita, e quindi -dalla disillusione e dal ripensamento sugli effetti di questi movimenti- a intensi fenomeni di rinascita religiosa, come il Chassidismo. Come dottrina dinamica e potenzialmente rivoluzionaria il pensiero di Luria è probabilmente uno dei maggiori responsabili delle pulsioni e delle tensioni al rinnovamento religioso e politico che hanno agitato l’ebraismo in questi ultimi secoli, e non ultimo nella maturazione di molte coscienze al problema del sionismo politico, sia nel senso dell’accettazione che nel senso del rifiuto radicale. http://www.morasha.it/zehut/rds05_luria.html, p.w. 1/4.

[37] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, op. cit., p. 53.

[38] Abito maschile, lungo quasi fino ai piedi, aperto sul davanti e con maniche molto ampie.

[39] Elegante soprabito maschile, stretto in vita e lungo fino al ginocchio.

[40] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, op. cit., p. 55.

Il canto senza parole, o il canto che ripete alcune sillabe sulla base di melodie assolutamente libere, è l’espressione più tipica della musica chassidica [41].

L’impressione più diffusa è che i chassidìm siano tagliati fuori dal mondo in cui vivono, che costituiscano, per riprendere un’espressione del critico Rubin, “un’isola nella città” [42]. Ma, come dice lo stesso Rubin, “come l’isola non può prescindere dall’acqua che la circonda, così i chassidìm non possono sfuggire totalmente alle pressioni della modernità”.

I chassidìm diminuiscono i rischi della diluizione del loro particolarismo insistendo su un modo di vita sui generis che riduce considerevolmente i contatti con la modernità [43]. Vivono concentrati negli stessi quartieri, si vestono in modo molto riconoscibile, praticano l’endogamia [44]. La televisione, principale veicolo di intrusione dei valori moderni, è bandita praticamente da tutte le case dei chassidìm.

Tuttavia i contatti con il mondo sono inevitabili, e in primo luogo quelli con lo Stato. Lo stato democratico ha preso il posto dello Stato autoritario, spesso antisemita, e lo Stato assistenziale si è sostituito allo Stato-gendarme. Si tratta di mantenere e consolidare i legami con il sistema politico-amministrativo per poter godere delle sue sovvenzioni. Le pressioni della società sono più sottili. Anche la società più tollerante, la più aperta alle differenze, impone, anche se parzialmente, il proprio ritmo di vita a tutti.

[41] Ester Rostagno, Il Pensiero Chassidico, op. cit., p. 65.

[42] Israel Rubin, An Island in the City, Chicago, Quadrangle Book, 1972.

[43] Julien Bauer, Breve storia del chassidismo, op. cit., p. 112.

[44] Regola che impone il matrimonio all’interno del proprio gruppo etnico o sociale

Le pressioni più forti vengono indubbiamente dalle condizioni socio-economiche. Infatti è difficile far vivere famiglie numerose quando i capifamiglia consacrano la maggior parte del tempo alla preghiera e allo studio. Una soluzione è quella di vivere con l’aiuto dato dagli altri ebrei; un’altra è di avere professioni ben remunerate e una terza è rappresentata dal lavoro femminile.

Il ruolo della donna ha visto profonde trasformazioni dopo la prima guerra mondiale. Fino ad allora le donne chassidiche, come tutte le donne, ricevevano un’istruzione molto limitata. Oggigiorno il livello di istruzione delle donne è mediamente superiore a quello degli uomini, anche nel mondo chassidico. L’insegnamento rivolto alle donne, nel mondo chassidico, comprende studi di cultura generale e un intenso programma di studi ebraici non talmudici: Bibbia, pensiero e storia ebraica. In questo modo le donne acquisiscono conoscenze ebraiche che gli uomini, che si limitano allo studio del Talmud, non hanno. Gli studi di cultura generale aprono loro professioni che la maggioranza degli uomini non potrebbe occupare per mancanza di formazione di base.

Malgrado le loro frequenti gravidanze, sempre più donne del mondo chassidico occupano posti nell’insegnamento, il commercio e il segretariato, contribuendo in modo sostanziale alle finanze familiari.

La struttura ufficiale del potere continua ad essere nelle mani degli uomini e il ruolo religioso delle donne continua ad essere legato sostanzialmente all’ambiente familiare e non pubblico, ma il loro ruolo sociale comincia a cambiare. Non solo la loro istruzione le mette in grado di uscire dall’ambito familiare per svolgere un lavoro e contribuire alle entrate della famiglia, ma permette loro di incontrarsi con le altre donne ortodosse, chassidiche e non, e, data la loro conoscenza dei testi e dei princìpi dell’ebraismo, di seguire quanto succede fuori del loro gruppo, di valutare le decisioni che prendono gli uomini, e, di fatto, di influenzarle.

Oggi Israele e gli Stati Uniti sono i due maggiori centri del chassidismo, alcuni piccoli gruppi sparsi si trovano in Canada, in Belgio, in Francia, in Gran Bretagna, in Australia e nell’America Latina. Non è casuale che gli Stati Uniti e Israele siano diventati i due nuovi centri del movimento. Si tratta delle due più importanti comunità ebraiche in cui i Rebbe sopravvissuti trovarono rifugio dopo la Shoah [45] e poterono ricostituire le loro corti. Prima della Shoah l’Europa centrale e orientale era il cuore del popolo ebraico, la più grande concentrazione ebraica del mondo, origine della maggioranza delle comunità ebraiche americane, residenza delle principali autorità religiose. Dopo la Shoah, con la scomparsa dell’ebraismo dell’Europa centrale ed orientale, il centro di gravità si è spostato negli Stati Uniti e in Israele. I chassidìm sopravvissuti scelsero questi due paesi seguendo così il flusso generale, evitando la marginalizzazione e riuscendo a mantenere anche le strutture comunitarie. Il mantenimento dell’identità e la presenza nei due maggiori centri ebraici hanno permesso ai chassidìm di continuare ad avere un ruolo attivo nella vita ebraica.

Proprio in una di queste comunità chassidiche, a Brooklyn, è cresciuta la scrittrice Pearl Abraham che nelle sue opere affronta il tema dell’estraneità e dell’inconciliabilità tra tradizione familiare e società esterna.

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Nella foto, due tipici chassidìm.

[45] Termine ebraico che significa disastro, catastrofe con il quale, più correttamente, viene designato l’Olocausto, ossia lo sterminio degli ebrei attuato dal regime nazista in Germania e in Europa durante la II guerra mondiale.


I.2. Breve biografia dell’autrice.

Di Pearl Abraham si conosce molto poco [46]. La scrittrice è nata nel 1960 a Gerusalemme. Figlia di un rabbino, all’età di cinque anni si è trasferita a New York con la sua famiglia e durante i sei anni successivi hanno continuato a spostarsi tra New York e Gerusalemme. E’ cresciuta in una comunità di chassidìm a Brooklyn ed in seguito in una cittadina dello stato di New York. All’insaputa della sua famiglia, si è iscritta all’università di New York cominciando a studiare l’inglese. Oggi vive ad Ancramdale [47] e insegna scrittura creativa alla New York University [48].

Ha esordito nel 1995 con il romanzo The Romance Reader [49], tradotto in Italia da Paola Novarese e pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 1997. Si tratta di un bestseller internazionale ispirato alla sua vita, che racconta la storia di una adolescente che sogna di nascosto attraverso i romanzi d’amore, che legge nonostante i divieti imposti dalla sua famiglia, chiusa in una realtà religiosa ortodossa che le impedisce di aprirsi al resto del mondo.

Il romanzo ha riscosso molto successo in America e in poco meno di un anno ne sono apparse cinque edizioni.

Anche con il suo secondo romanzo, Giving up America [50], pubblicato nel 1998 in America e nel 2000 in Italia, la giovane scrittrice, annoverata tra i più promettenti talenti letterari del nuovo secolo, affronta il tema di una ordinaria inquietudine femminile.

Recentemente Pearl Abraham è stata invitata a partecipare al Festivaletteratura di Mantova (il 9 settembre 2001); qui la critica Maria Antonietta Saracino ha ricevuto la scrittrice ed insieme hanno discusso dell’affascinante cultura ebraica [51].

Nell’incontro l’autrice ha esordito leggendo un brano tratto dal suo primo libro. La scelta del brano non è stata affatto casuale, infatti, fin dalle prime parole è emerso il tema principale del libro: il tentativo della protagonista di evadere da una realtà religiosa che pone troppi limiti. Nel corso dell’intervista dal primo romanzo si è poi passati al secondo, dove già dal titolo si può capire il desiderio dell’autrice di tornare alle origini. Anche in questo romanzo la protagonista sente il bisogno di libertà, di evadere da tutti gli obblighi e i divieti imposti dalla sua religione.

Durante l’incontro la scrittrice ha detto di non riuscire a sopportare il fatto che la sua lingua madre, lo yiddish [52], che lei stessa parla ancora, venga considerata come morta. Inoltre ha aggiunto che il suo intento è quello di trovare un’armonia tra le sue due culture, tenendo vive le tradizioni che hanno caratterizzato la sua vita di adolescente e conciliandole con la sua vita attuale di adulta.

Presto si potrà leggere un terzo libro che attualmente è un “work in progress” e quello che la scrittrice ha potuto anticipare è che sarà ancora ispirato agli ebrei chassidici [53].

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la scrittrice Pearl Abraham

[46] Maria Serena Palieri, “Il sogno proibito di una ragazza chassid”, L’Unità, 5 dicembre, 1997, p.w. 3/3.

[47] Una cittadina che si trova nella Columbia county, New York.

[48] http://www.festivaletteratura.it, p.w. 1/1.

[49] Pearl Abraham, The Romance Reader, London, Quartet Books, 1996; trad. it. di Paola Novarese, La lettrice di romanzi d’amore, Torino, Einaudi, 1997.

[50] Pearl Abraham, Giving up America, London, Quartet Books, 1998; trad. it. di Paola Novarese, America addio, Torino, Einaudi, 2000.

[51] http://www.festivaletteratura.it , p.w. 1/1.

[52] Lo yiddish è un dialetto franco-tedesco con caratteri arcaici, con molte parole ed espressioni di origine ebraica ed aramaica. Era parlato dalla maggior parte degli ebrei askenaziti, in Polonia, Lituania, Ungheria, Romania, Urss: Numerosi ebrei che parlano lo yiddish sono emigrati in America e in Israele.

[53] http://www.festivaletteratura.org , p.w. 1/1.

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