Pearl Abraham: una donna del mondo chassidico nel “secular world”
Una tesi di laurea sulla scrittrice Pearl Abraham

da | 25 Mar 2003 | Libri | 0 commenti

Pearl Abraham e Chaim Potok: due scrittori a confronto

Pearl Abraham e Chaim Potok: due scrittori a confronto

III.1 Breve biografia di Chaim Potok.

Lo scrittore Chaim Potok, il cui vero nome è Herman Harold Potok, è nato a New York il 17 febbraio 1929, un anno difficile per l’economia e la società americana [98].

Durante una intervista con la giornalista Silvia Giacomoni del quotidiano La Repubblica [99], lo scrittore ha parlato delle sue origini, dicendo che suo padre era nato a Lvov, in Polonia, e che da lì partì con sua moglie per gli Stati Uniti, dove insieme gestirono prima una cartoleria e poi una gioielleria. Il suo bisnonno paterno invece era nato in Russia, da dove era fuggito per sottrarsi ai trentacinque anni di coscrizione militare al servizio dello zar Nicola I.

[98] Il 1929 rappresenta un anno di grave crisi economica in America in seguito al crollo della Borsa di New York: più di 19 milioni di titoli vennero gettati sul mercato e scesero a bassissime quotazioni, provocando quindi forti ribassi dei valori azionari in una serie di altri mercati e l’inizio di un ribasso dei prezzi, che negli Stati Uniti perdurò almeno fino al 1932.

[99] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller, La Repubblica, 9 settembre, 1998.

Una volta arrivato a Lvov, egli prese il nome Potok che in polacco significa “corso d’acqua veloce”, come quello su cui, tra il 1825 e il 1855, impiantò il suo mulino.

Nel corso di un’altra intervista con Cheryl Forbes [100] Potok ha parlato della sua educazione chassidica molto ortodossa, dicendo di essere cresciuto in un piccolo mondo chassidico, ma senza la barba e i riccioli rituali: “I was Hasidic without the beard and earlocks…My mother is a descendent of the great Hasidic dynasty and my father was a Hasid, so I come from that world”.

Potok ha cominciato a dipingere all’età di nove anni ma i suoi genitori disapprovavano perché le arti, soprattutto la pittura e la scultura, erano considerate una violazione del secondo comandamento [101] , così egli ha cominciato a scrivere. All’età di quattordici anni è rimasto molto colpito dalla lettura del romanzo di Evelyn Waugh [102] Brideshead Revisited.

[100] Cheryl Forbes, “Judaism Under the Secular Umbrella”, Christianity Today, September, 8, 1978, pp. 14-21.

[101] Cynthia Fagerheim, Chaim Potok: A Bibliographic Essay, in Daniel Walden, Studies in American Jewish Literature, New York, State University of New York Press, 1985.

[102] Evelyn Arthur Waugh (Londra 1903 – Combe-Florey 1966). Scrittore inglese, affidò la sua rigorosa ricerca morale a una serie di romanzi che lo resero celebre. Con la sua prosa netta e elegante ha raggiunto effetti di ironica e crudele comicità. La sua acre satira della società moderna, del suo materialismo, della sua fondamentale mancanza di valori si esprime in forme a volta grottesche, fantastiche, macabre, sempre brillanti di amara arguzia e fantasia. Pubblicò il suo primo best-seller nel 1928, con Decline and Fall. Egli espresse con toni diversi le ossessioni e la violenza del tempo, con ironia mondana e crudele sarcasmo. I suoi libri, come Vile Bodies e A Handful of Dust (1934), rappresentavano una società brillante, grottesca e sulle soglie del crollo: la società insomma dipinta nel “Tatler”. La scelta di una crudeltà sofisticata e piena di fascino toccò il suo punto più alto con Scoop (1938), una satira che prendeva di mira i giornali, e in Black Mischief, un romanzo ambientato in Abissinia durante la guerra. Fu solo dopo aver spinto questo sarcasmo fin dove era possibile negli anni ’30, che Waugh sviluppò lo stile tradizionalista tory di alta classe che lo caratterizzò negli anni ’40 e ’50. Altri suoi romanzi: Brideshead Revisited (1945); The Loved One (1948); la trilogia antimilitarista Men at Arms (1952), Officers and Gentlemen (1955) e Unconditional Surrender (1961). http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_waugh.htm , p.w. 1/1.

La disapprovazione dei genitori non ha fatto altro che aggiungere impeto al suo desiderio di scrivere. Suo padre voleva che suo figlio facesse il rabbino, ma la scelta di essere uno scrittore si è consolidata all’età di diciassette anni, dopo aver letto il romanzo di James Joyce [103] A Portrait of the Artist As A Young Man, testo che gli ha fatto comprendere il senso del potere che il linguaggio e l’immaginazione hanno ai fini dell’organizzazione dell’esperienza [104]. Durante l’intervista di Silvia Giacomoni, il nostro scrittore ha anche aggiunto che Joyce, così irlandese, lo ha colpito, in quanto il romanzo è un genere che può rendere universale le esperienze più particolari, ma a patto che si abbia una buona storia, una storia che permetta di trattare questioni come i rapporti umani di base, la responsabilità verso gli altri, il tradimento di sé o della comunità [105].

La sua istruzione elementare e post-elementare sono state di tipo ortodosso, poi, dopo essersi laureato in Lettere alla Yeshiva University nel 1950, Potok ha intrapreso gli studi rabbinici al Jewish Theological Seminary di New York ed è stato ordinato rabbino nel 1954, all’età di venticinque anni.

Durante la guerra di Corea [106] ha servito come cappellano militare nell’esercito americano. Al termine di questa importante esperienza prese la decisione di scrivere dei rapporti tra gli ebrei e la cultura occidentale [107]. Doveva conoscere meglio anche questa, e si iscrisse all’Università della Pennsylvania per studiare filosofia.

Successivamente insegnò in diverse università ebraiche, tra le quali la University of Judaism di Los Angeles, prima di diventare direttore generale della rivista Conservative Judaism nel 1964. A partire dal 1965 ha rivestito un ruolo di redattore capo della Jewish Pubblication Society of America, dove è rimasto per otto anni.

[103] James Joyce (Dublino 1882 – Zurigo 1941). Scrittore irlandese, Joyce ha concentrato la sua opera sul suo stesso personaggio, sul suo ambiente, sulla sua vita. Joyce esordì come poeta con una raccolta di trentasei brevi liriche (Chamber Music, 1907), e i temi sono quelli dell’amore, della bellezza femminile, del tradimento, della malinconia. Una seconda raccolta comprende tredici poesie dal titolo Poems Penyeach (1927). Nel 1918 apparve l’unica opera teatrale Exiles, fortemente influenzata da Ibsen. La sua opera narrativa inizia nel 1914 con Dubliners, quindici racconti disposti secondo un disegno organico. I primi tre dedicati all’infanzia, quattro all’adolescenza, quattro alla maturità, gli ultimi quattro testimoniano la vita pubblica di Dublino dominata da frustrazioni, delusioni e incapacità di agire. Nel 1917 apparve A Portrait of the Artist As A Young Man, considerata la prima opera matura di Joyce. Il romanzo autobiografico e autocritico ha per materia il processo di diventare artista. Tutti i suoi libri sono un tentativo di dire la verità, senza finzioni e senza veli. L’esigenza di una verosimiglianza rigorosa e totale, il bisogno etico e estetico di accettare e analizzare la vita umana in ogni suo aspetto, che sono comuni in varia misura a tutta la letteratura del novecento, assunsero con l’opera di Joyce, e soprattutto con l’Ulysses (1922), un’incidenza di portata rivoluzionaria, destinata ad aprire una serie imponente di ripercussioni, tanto che alcuni dividono il corso della letteratura mondiale in una fase pre e una post-joyciana. Il monologo interiore, una delle tecniche espressive del “flusso di coscienza”, rispose pienamente agli scopi di Joyce che ne fece largo uso. Attraverso il monologo interiore il lettore è coinvolto interamente nella verità della narrazione, giacché legge nel pensiero dei personaggi, abita nel loro inconscio. All’elaborazione di questa tecnica non furono estranee le dottrine freudiane, ma manipolate in modo libero. Ultima e incompiuta opera di Joyce è Finnegans wake (1939). http://www.girodivite.it/antenati/xx2sec/_joyce1.htm, p.w. 1/1.

[104] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller, op. cit., p.w. 3/5.

[105] Ibdem, p.w. 4/5.

[106] (1950 – 1953), combattuta nella penisola omonima tra truppe nordcoreane e cinesi e un corpo di spedizione dell’ONU, composto prevalentemente da forze statunitensi, inviato a sostegno della Corea del Sud. Fu tra gli episodi culminanti della Guerra Fredda e rivestì per i contemporanei un forte significato simbolico, alimentando la psicosi di un’imminente guera mondiale. Tuttora controversi e incerti sono i motivi che indussero i nordcoreani all’attacco, anche se non si possono trascurare i continui scontri a fuoco nella zona del confine provvisorio tra le due Coree, già dal 1945. http://www.sapere.it , p.w. 1/1.

[107] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller”, op. cit., p.w. 3/5.

Oltre ad insegnare, Chaim Potok ha scritto numerosi articoli e recensioni. Per quanto riguarda la sua carriera di romanziere, ha esordito con il romanzo The Chosen [108], nel 1967, all’età di trentotto anni. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti, uscivano anche i romanzi di altri scrittori che già dominavano la scena come Saul Bellow [109], Bernard Malamud [110], Joseph Heller [111], Jerome D. Salinger [112] e Potok si è distinto da questi scrittori, come lui stesso ha detto, per la sua descrizione di un mondo religioso americano che poteva essere gustata anche dai non ebrei, e questo era molto insolito. Gli altri autori cercavano di scappare via dall’ebraismo, o magari non ci erano mai stati dentro [113].

[108] Chaim Potok, The Chosen, London, Penguin Books, 1970; trad. it. di Marcella Bonsanti, Danny l’eletto, Milano, Garzanti, 1969.

[109] Saul Bellow (Lachine, Quebec 1915). Scrittore americano, figlio di ebrei russi immigrati in Canada. Nel primo romanzo, Dangling man (1944), definì lo stato d’animo di impotenza e di alienazione diffuso tra i giovani nordamericani negli ultimi anni della guerra. In The Victim (1947) analizzò gli effetti delle tensioni cui la moderna realtà urbana sottopone la coscienza del singolo, riducendolo alla paranoia, a non distinguere più in se stesso il perseguitato dal persecutore. Romanzo a struttura aperta e di modi picareschi è The Adventures of Augie March (1953).In Seize the Day (1956) Bellow tornò allo studio della complessa infelicità dell’individuo nella metropoli moderna. Il romanzo successivo, Henderson the Rain King (1959), inaugurò inaspettatamente una esuberante fantasia allegorica, centrata sul personaggio di un nordamericano delle classi alte che si reca in un’Africa immaginaria alla ricerca di verità elementari sul mondo e su se stesso. Altri romanzi di Bellow: Herzog (1964); Mr Sammler’s Planet (1970); Humboldt’s gift (1975);To Jerusalem and Back. A Personal Account (1976); The Dean’s December (1982),Him with His Foot in his Mouth and Other Stories (1984); More Die of Heartbreak. A Novel (1987); The Bellarosa Connection (1989); A Theft (1989); Something to Remember Me By. Three Tales (1992).

[110] Bernard Malamud (New York 1914 – 1986). Scrittore americano, figlio di ebrei immigrati dalla Russia, ha assimilato nell’infanzia gli umori e i ritmi dello yiddish. Esordì con il romanzo The Natural (1952),allora quasi ignorato, più tardi oggetto di una infedele trasposizione cinematografica. The Assistant (1959) presenta, sullo sfondo dell’ America della depressione, la tematica ebraica della ricerca di un riscatto. L’opera di Malamud, abbastanza varia, si situa tra i poli opposti del tragico e del miracoloso. In A New Life (1961) domina la ricerca impossibile della perfettibilità. The Tenants (1971) è costruito sulla tensione tra uno scrittore ebreo e uno scrittore nero, che coabitano in un edificio abbandonato della vecchia New York. Favola apocalittica è God’s Grace (1982).

[111] Joseph Heller (New York 1923 – 1999). Scrittore americano che ha ottenuto un successo vasto e immediato con il primo poderoso romanzo Catch 22 (1961). A esso è seguita la commedia We Bombed New Haven (1968). Per Heller la guerra aerea, contemplata a distanza e rievocata con i moduli dell’assurdo e dell’umorismo nero, si trasforma in occasione simbolica e in condizione tragicomica: il militarismo, degenerazione folle della burocrazia, è presentato come una forma semplificata della feroce indifferenza contemporanea alla sorte del singolo. Heller ha scritto anche altri romanzi: Something Happened (1974); Good as Gold (1979); God Knows (1984).

[112] Jerome D. Salinger ( New York 1919). A differenza di altri scrittori della sua generazione, Salinger non privilegiò l’esperienza bellica, ma la trasferì su un piano simbolico. Il romanzo che gli diede la notorietà fu The Catcher in the Rye (1951). Seguirono Nine Stories (1953), Franny and Zooney (1961), Raise High the Roof Beam, Carpenters! (1963) e Hapworth 16 (1964) apparso sul New Yorker nel 1965. Da questo anno si è chiuso in un volontario e rigoroso silenzio, che ha fatto aumentare il carattere mitico della sua figura.

http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/-bellow.htm , p.w. 1/1.

[113] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller”, op. cit., p.w. 4/5.

Con The Chosen, Potok ha raggiunto il successo internazionale. Il romanzo ha come tema principale lo scontro di due adolescenti, Danny Saunders, un chassid, e Reuven Malter, un ebreo ortodosso. Infatti, malgrado entrambi siano ebrei, Danny e Reuven appartengono a due diverse comunità religiose che da sempre si guardano con sospetto e diffidenza.

Nel 1969 Potok ha pubblicato il suo secondo romanzo, che è il seguito del primo, The Promise, ed anche in questo racconto i temi principali sono la difficoltà di comunicazione tra padri e figli (già presente in The Chosen) e la questione della identità religiosa [114].

Se la prima coppia di romanzi costituisce, nelle parole dello stesso autore, “un esercizio di confronto intellettuale”, la seconda coppia, My Name is Aher Lev (1972) e The Gift of Asher Lev (1990), pone il confronto nei termini dei diversi contributi dati da ogni cultura al mondo. Questi due romanzi hanno per protagonista Asher Lev e come si può notare spesso i protagonisti di Chaim Potok tornano in più di un romanzo.

[114] Cynthia Fagerheim, Chaim Potok: A Bibliographic Essay, op. cit., p.

Asher Lev è un ebreo e ha il dono di saper dipingere, ma per la legge che osserva non dovrebbe nemmeno tratteggiare soggetti umani. Invece dipinge un quadro che si rivela un trauma per tutta la comunità. Nel tentativo di dare forma iconografica al dolore, alla sofferenza estrema, pone in croce un nudo di donna, quello di sua madre, e lo intitola The Brooklyn Crucifixion [115]. Lo strappo è violento e insanabile. Se Asher Lev non dipinge ciò che sente di dover dipingere, tradisce se stesso, se lo fa, tradisce la comunità. Anche Chagall [116] ha dipinto crocifissi ma come ha detto lo stesso Potok: “Chagall ha lasciato l’ebraismo, mentre Asher Lev cerca di restarci. In genere, se fai delle cose fuori dalla tradizione, il mondo religioso cui appartieni preferisce che tu ti allontani, che lo abbandoni. Se resti, li fai diventare pazzi, perché si sentono messi in discussione dalla tua affermazione implicita che si può riassumere così: io sono devoto, sono osservante anche se l’artista, che è in me, fa di queste cose”.

[115] Cecilia Bello Minciacchi, “Il romanziere del Talmud”, Il Manifesto, 25 luglio, 2002.

[116] Marc Chagall (Vitebsk, Bielorussia 1887 – Saint-Paul de Vence 1985). Pittore russo, di famiglia ebrea, Chagall ereditò dall’ebraismo la profonda nostalgia di un popolo esule, spesso odiato e perseguitato, il misticismo, l’aspirazione verso qualcosa di superiore. Chagall appartiene alla “scuola di Parigi”, etichetta convenzionale e generica usata per definire quegli artisti che si mantengono indipendenti da ogni corrente artistica, senza per questo vivere al di fuori della loro epoca, anzi, conoscono e assimilano ogni novità per utilizzarla in relazione alla loro concezione personale. Per certe sue caratteristiche Chagall potrebbe sembrare vicino al surrealismo ma in realtà si discosta di molto da esso. Mentre il surrealismo cerca di trascrivere ciò che detta l’inconscio, di mettere anudo i segreti, le inquietudini, le angosce dell’uomo, Chagall insegue la bellezza del sogno, la sua purezza. Nel sogno, l’artista raggiunge ciò che è soprannaturale, magico, miracoloso. La sua arte è particolarmente libera e ricca di fantasia. http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/arte/annuario/chagal.html , p.w. 1/1.

Dopo My Name is Asher Lev sono seguiti altri romanzi tra i quali In the Beginning (1975); l’esperienza vissuta come cappellano durante la guerra di Corea ispira invece The Book of Lights (1981); Davita’s Harp (1985) al centro del quale c’è l’attenta ricostruzione di un momento cruciale della storia del XX secolo. La piccola protagonista è la figlia di una coppia di ebrei americani impegnati in politica, che verrà distrutta dopo aver scelto di prendere parte allo scontro in atto in Europa tra fascismo e comunismo. Quando il padre scompare in battaglia in Spagna, durante la guerra civile, la bambina trova nella scoperta delle proprie radici religiose e nei riti della comunità ebraica di New York, la risposta agli interrogativi interiori rimasti in precedenza senza risposta [117].

Al 1992 risale il romanzo I Am the Clay, anch’esso ispirato alla guerra di Corea. In questo romanzo Potok racconta il legame tra un vecchio contadino asiatico e sua moglie in fuga dai carri armati americani e un ragazzo dalla pelle bianca che la coppia trova sanguinante sul bordo della strada. Se il conflitto tra diversi rimane come al solito il perno del libro, in questo caso il tema dell’ebraismo è assente [118]. Prevale invece il contrasto tra la spiritualità orientale e la cultura dell’occidente.

Nel 1996 è stato pubblicato un altro romanzo di Potok, The Gates of November: Chronicles of the Slepark Family, la storia di una famiglia che Potok e sua moglie Adena hanno conosciuto in Russia nel 1985 e che poi hanno rivisto in Israele. “All’inizio pensavo di concentrarmi sulla storia degli Slepark, ma poi ho preferito descrivere l’ascesa e la caduta dell’impero sovietico, usando questa famiglia come filo conduttore” [119]. Secondo Potok “la storia della Russia è la storia della lotta, apparentemente senza speranza, intrapresa da gente che non ne poteva più di stare solo a guardare. Non si tratta di re, di eroi, ma i protagonisti di questo romanzo sono un ingegnere e una dottoressa, due tipi normali, anzi due privilegiati. Ma Potok li vede come Michelangelo vide Davide: non nel momento in cui mostra la testa mozza di Golia, ma nel momento in cui il pastorello fa un passo avanti e dice di poter combattere il gigante. Mr Slepark e sua moglie, una sera, fecero un piccolo passo e cambiarono la loro vita. Anche in Unione Sovietica decine di migliaia di persone comuni, deluse dal sistema, fecero altrettanti passi in avanti” [120].

[117] Roberto Bertinetti, “Chaim Potok, il lungo romanzo degli ebrei ortodossi”, Il Messaggero, 24 luglio,2002.

[118] Ibdem.

[119] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller”, op. cit., p.w. 5/5.

[120] Ibdem, p.w. 5/5.

Oltre ai romanzi Potok ha scritto anche una storia illustrata del popolo ebraico dal titolo Wanderings (1978), alcuni libri per l’infanzia come The Tree of Here (1993) e Sky of Now (1995), altri libri per adolescenti come Zebra and Other Stories (1998).

Potok ha scritto anche opere teatrali tra le quali Out of the Depths (1990), un dramma in due atti, Sins of the Fathers: The Carnival and the Gallery e The Play of Lights (1992) [121].

Durante la sua carriera, Potok ha ricevuto diversi premi come lo Edward Lewis Wallant Award per il romanzo The Chosen, lo Athenaeum Prize per The Promise e il National Jewish Book Award per The Gift of Asher Lev [122].

Potok è vissuto a Merion, in Pennsylvania, con la moglie Adena e tre figli. Si è spento il 23 luglio del 2002 all’età di settantatre anni, in seguito ad una lunga battaglia contro un tumore al cervello.

Come scrive Amos Vitale: “Forse nessuno più di lui ha contribuito a rendere la cultura e la vita ebraica tradizionale contemporaneamente tanto accessibile e tanto vivida per il grande pubblico. Nessuno ha aperto le porte di un mondo, quello dell’ebraismo chassidico, che nel suo doloroso girovagare ha finito per mettere radici nel cuore della modernità, a New York, ma sempre destinato a restare sepolto, chiuso e impenetrabile. Con lui la vita ebraica, quella lontana dalle passioni infuocate del sionismo e ignara di mille tradimenti che la convivenza contemporanea trascina

con sé, ha finito per assumere un significato universale” [123].

[121] Carlin Romano, “Merion’s Chaim Potok dies; won fame for The Chosen”, Philadelphia Inquirer, July 24, 2002, p.w. 1/4.

[122] Ibdem, p.w. 3/4.

[123] Amos Vitale, “Chaim Potok: nei suoi personaggi la difficoltà di coniugare l’ebraismo con la modernità”, Shalom, settembre, 2002, p.w. 1/4.


III.2 Presentazione del testo The Chosen.

The Chosen [124] è il romanzo d’esordio dello scrittore Chaim Potok ed è stato pubblicato in America nel 1967. Questo romanzo è ambientato a Brooklyn, negli anni della seconda guerra mondiale, e si apre con una dettagliata e ampia descrizione di una partita di baseball che vede avversari i due protagonisti del libro, Reuven Malter e Danny Saunders,; la partita è molto combattuta e anche violenta e assume i connotati di una “guerra santa” tra le due diverse comunità religiose ebree alle quali appartengono i personaggi principali.

Infatti Danny e i suoi amici definiscono gli avversari, quindi Reuven e la sua squadra, apicorsim, cioè eretici, principalmente perché studiano le materie scolastiche in ebraico anziché in yiddish e danno troppo spazio all’apprendimento delle materie non sacre.

Reuven è un ebreo ortodosso, figlio di uno studioso del Talmud, mentre Danny , chassid intransigente, è figlio di un rabbino.

[124] Chaim Potok, The Chosen, Simon & Schuster, New York, 1967; trad. it. di Marcella Bonsanti, Danny l’eletto, Garzanti, Milano, 2001.

Verso l’epilogo della partita Reuven viene colpito in un occhio da una pallina lanciata da Danny, ed è costretto a passare alcuni giorni all’ospedale, ma dall’odio tra i due nasce una profonda amicizia che è al centro del romanzo.

In The Chosen, Chaim Potok affronta il tema del conflitto tra tradizione e modernità, tra “secular” e “religious” che ricorre in tutte le sue opere.

Secondo lo scrittore, poiché tutti cresciamo in un mondo piccolo e particolare, impariamo a conoscere solo quel mondo e vi rimaniamo chiusi. Nonostante questo, ci giungono dall’esterno idee diverse da quei valori che ci appartengono e cerchiamo di reagire a questi influssi rimanendo legati indissolubilmente alla tradizione:

“Everybody grows up inside a particular, almost invariably

small world. Everybody, without exception. Very early in our

lives we can learn the “banking system” of that world: family,

small town, neighborhood, church, community. At the same

time, ideas begin to come to us from outside this small particular world…” [125]

Quello che Potok cerca di esplorare nei suoi libri è l’accostamento di idee e di culture diverse in un conflitto, che lui ha vissuto crescendo e maturando. La sua convinzione è quella che ognuno di noi è sottoposto ad un continuo confronto culturale quotidiano.

[125] Chaim Potok, “On Being Proud of Uniqueness”, http://www.lasierra.edu/Potok.unique.html , p.w. 1/8.

Come lo stesso scrittore ha detto durante un’intervista [126] : “It’s important to confront ideas from outside our cultures and somehow come to grips with them and not be overwhelmed by them. The best way for that to happen is to be firmly grounded in whatever culture you come from so that you confront the world from a base of knowledge and commitment, rather than from a base of ignorance…”.

Ciò che Potok vuole trasmetterci è la consapevolezza che ognuno di noi è una persona unica e questo serve all’uomo per attraversare il travaglio dell’esistenza.

One of the things we are taught very early is that each

of us is a unique creature. We need that sense of

uniqueness to take us through the travail of existence.

We are taught that we count as individuals, that the group

we belong to is a unique group… [127]

Questa individualità è poi sfidata dalle idee che inevitabilmente fluiscono dall’esterno: questo è appunto il tema principale dell’opera di Potok, il tentativo di esplorare il confronto e solo sviluppando il proprio interno si può ritrovare un posto nel nucleo della tradizione di una collettività ed essere in grado di guardare a ciò che ci circonda ma che non rientra nella nostra cultura.

In un’altra intervista per l’Inquirer, Potok ha detto: “When you get a Jew who grows up in a very Orthodox tradition and you encounter the very great things that pervade the Western world, the wealth of history, of literature, of painting, of scientific know-how, what you have at that point is a core-to-core, cultural confrontation, and that yields tremendous tension” [128].

Il conflitto interiore che nasce da questo confronto di idee è vissuto principalmente da uno dei protagonisti del romanzo, Danny, che anziché intensificare il rapporto con il proprio passato e credere che nella tradizione a cui appartiene sia possibile trovare tutto, vuole impadronirsi di ciò che è presente fuori e può essere un’integrazione alla propria cultura.

[126] Jennifer Gilnett, “Response Interview with Chaim Potok”, Fall 1997, Seattle Pacific University, http://www.lasierra.edu/Potok.interviews.SPU.html , p.w. 1/4.

[127] Chaim Potok, “On Being Proud of Uniqueness”, op. cit., p.w. 1/8.

[128] Marc Schogol, “Author Potok Remembered as Loving Life, Embracing Faith”, The Philadelphia Inquirer, July 25, 2002, p.w. 1/2.

Danny, l’eletto, il prescelto, non vuole diventare un rabbino come suo padre, ma aspira ad essere uno psicologo. Si avvicina sempre di più all’opera di Freud [129] , chiaramente contraria al pensiero religioso ebraico, perché trova uno strumento con cui gestire il dolore che gli provoca il metodo educativo paterno, che vuole insegnargli la compassione attraverso il silenzio. Le letture di Freud sconvolgono Danny, ma non può smettere di leggerle perché si rende conto, con evidenza sempre crescente, che Freud ha posseduto un intuito quasi sovrumano e questo è tutt’altro che religioso: strappa l’uomo a Dio e lo sposa a Satana.

[129] Sigmund Freud (Moravia 1856 – Londra 1939), neurologo e psiachiatra austriaco, fondatore della psicoanalisi. Laureatosi in medicina all’Università di Vienna, approfondì lo studio delle malattie nervose a Parigi. Al suo ritorno a Vienna, abbandonò le tecniche terapeutiche che si valevano dell’ipnosi e sperimentò il suo nuovo metodo, basato sull’analisi dei sogni e delle associazioni libere, esposte dal paziente nel corso di colloqui durante i quali questi doveva parlare in piena libertà di tutto quanto fluiva alla sua mente sulla base di spontanee associazioni d’idee. Per oltre dieci anni Freud fu l’unico rappresentante della psicoanalisi: le sue teorie furono a lungo considerate con scetticismo e sospetto. Il suo apporto maggiore allo studio della psiche è l’analisi dei meccanismi con cui opera l’inconscio, subordinati al principio di piacere. Tra le opere fondamentali: L’interpretazione dei sogni (1900), Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Al di là del principio di piacere (1920), Psicologia collettiva e analisi dell’io (1921), L’Io e l’Es (1923), Inibizione, sintomo e angoscia (1926), Il disagio della civiltà (1930).

Un altro tema che emerge dal romanzo è il diverso rapporto tra padre e figlio, tra i due protagonisti e i loro rispettivi padri. Mentre Reuven e suo padre David hanno un rapporto aperto e sincero, quello tra Danny e il rabbino consiste in un silenzio educativo, rotto soltanto nei momenti dedicati allo studio del Talmud.

Danny si abitua all’idea di non avere un dialogo con suo padre, ma questo lo fa soffrire ugualmente:

My father believes in silence. When I was ten or eleven

years old, I complained to him about something, and he

told me to close my mouth and look into my soul. He

told me to stop running to him every time I had a problem.

I should look into my own soul for the answer, he said.

We just don’t talk, Reuven. (p. 168)

Questo silenzio è incomprensibile per il suo amico Reuven che non riesce a capire la ragione di tale comportamento da parte del rabbino:

I don’t understand that at all. (p. 168)

Come scrive Silvana Calvo: “Quella del rabbino Saunders è una figura tragica e complessa che regge in sé immenso dolore, immenso amore, e una stoica intransigente coerenza nel procedere sul percorso che gli è stato imposto e che lui ha accettato in tutto e per tutto” [130] , ma questo porta ad un tormentato e difficile rapporto con il figlio Danny, una mente geniale avida di sapere e di evadere dalla “gabbia” costituita dalla comunità chiusa alla quale appartiene.

Nonostante tutto, Danny ammira molto suo padre e si fida pienamente di lui. Ecco perché crede di poter vivere con il suo silenzio. Danny compiange anche suo padre, perché intellettualmente ha le ali tarpate, essendo nato in una gabbia, e lui non vuole avere il suo stesso tipo di vita. Danny vuole poter respirare, pensare a modo suo, essere libero di dire e fare le cose che desidera. Proprio in una delle numerose conversazioni con il suo amico Reuven, Danny esprime la sua opinione riguardo suo padre:

I admire him. I don’t know what he’s trying to do me

with this weird silence that he’s established between

us, but I admire him. I think he’s a great man. I respect

him and trust him completely, which is why I think I

can live with his silence. I don’t know why I trust him,

but I do. And I pity him, too. Intellectually, he’s trapped.

He was born trapped. I don’t ever want to be trapped the

way he’s trapped. I want to be able to breathe, to think

what I want to think,to say the things I want to say. I’m

trapped now, too. Do you know what it’s like to be trapped? (p. 200)

[130] Silvana Calvo, “Danny l’eletto”, http://www.e-brei.net/articoli/lettori/potok.htm , p.w. 1/2.

Nella vicenda occupano un posto importante anche i fatti storici, che si riferiscono soprattutto allo sterminio degli ebrei durante gli anni della guerra; secondo le notizie storiche sei milioni di ebrei furono sterminati da una violenza inaudita e i protagonisti del romanzo soffrono molto le conseguenze di questa grave perdita nella storia dell’umanità. Soprattutto attraverso il racconto del padre di Reuven, David, emergono diversi fatti storici, come le persecuzioni in Polonia del 1648 e la nascita del chassidismo.

Anche il rabbino Saunders, padre di Danny, rievoca spesso nei suoi ricordi il mondo ebraico d’Europa, della gente che aveva conosciuto, della brutalità umana e degli anni da lui trascorsi in Russia durante la gioventù. In una delle sue lunghe conversazioni con i due ragazzi, il rabbino racconta delle comunità ebraiche della Polonia, della Lituania, della Russia, della Germania e dell’Ungheria. Secondo lui il mondo ci fa soffrire ma questo è il volere di Dio e dobbiamo accettarlo:

“How the world drinks our blood”, Reb Saunders said.

How the world makes us suffer. It is the will of God.

We must accept the will of God”. He was silent for a long

moment. Then he raised his eyes and said softly “Master

of the Universe, how do you permit such a thing to happen?”(p. 190)

Un altro elemento importante all’interno del romanzo è il diverso modo di pensare delle due figure paterne riguardo alla creazione dello Stato ebraico. Il padre di Reuven è immerso nell’attività del movimento sionistico e ribadisce l’importanza della Palestina come patria ebraica. Secondo lui, dopo la guerra, al mondo è rimasto un unico nucleo ebraico in America e bisogna che gli Ebrei sostituiscano i loro tesori perduti. Ora gli Ebrei hanno bisogno di insegnanti e di rabbini che guidino il loro popolo, perché un pazzo ha distrutto i loro tesori e bisogna ricostruire l’ebraismo in America, altrimenti moriranno come popolo. Agli occhi del rabbino Saunders, invece, uno Stato ebraico secolare è un sacrilegio, una profanazione della Torah, ed egli è contro il sionismo, perché gli ebrei devono aspettare che Dio mandi loro il Messia; gli Ebrei avranno Eretz Israel [131], la Terra Santa, non una terra contaminata da Ebrei goyim [132].

“The land of Abraham [133] , Isaac [134] , and Jacob [135] should be

built by Jewish goyim, by contaminated men?” Reb

Saunders shouted again. “Never! Not while I live! Who

says these things? Who says we should now build Eretz

Yisrael? And where is the Messiah? Tell me, we should

forget completely about the Messiah? Why do you think

I brought my people from Russia to America and not to

Eretz Yisrael? Because it is better to live in a land of true

goyim then to live in a land of Jewish goyim! Who says

we should build Eretz Yisrael, ah? Apikorsim say it! Jewish

goyim say it! True Jews do not say such a thing! (p. 196)

Questa diversa opinione sulla creazione dello Stato ebraico causa una grave falla nell’amicizia dei due ragazzi che saranno costretti a restare lontani per alcuni anni. Infatti il rabbino Saunders impone a Danny di non vedere più Reuven e suo padre, altrimenti verrebbe tolto dal college e mandato a prepararsi per l’ordinazione rabbinica in una yeshivà fuori mano.

[131] In ebraico, “terra d’Israele”.

[132] Termine comunemente usato per designare i non ebrei, spesso con connotazione negativa.

[133] Abramo, patriarca, capostipite d’Israele. L’importanza religiosa di bramo crebbe sempre più per gli Ebrei, dai quali fu considerato il progenitore.

[134] Isacco, patriarca ebreo, figlio di Abramo e Sara, nato, secondo la Bibbia, in forza di una promessa divina, quando i genitori, ormai anziani, avevano perso ogni speranza di prole.

[135] Giacobbe, patriarca ebreo, figlio di Isacco e di Rebecca, la cui storia è narrata nella Genesi (25-35).

Inoltre il rabbino organizza un gruppo composto dai rabbini chassidici dei d’intorni, la Lega per un Eretz Israel Religioso. L’organizzazione comincia a distribuire degli opuscoli ed il suo credo è esplicito: non si ammette una patria ebraica che non abbia al centro la Torah, non deve esserci quindi una patria ebraica fino all’avvento del Messia. Una patria ebraica creata da Ebrei goyim è da considerarsi impura, una profanazione del nome di Dio.

Mentre la Lega per un Eretz Israel Religioso continua a pubblicare i suoi manifesti antisionistici, le Nazioni Unite [136] stanno esaminando il problema della Palestina e dopo aver messo ai voti il Piano di Spartizioni viene dato l’annuncio della creazione dello Stato ebraico [137]. Finalmente è accaduto e dopo duemila anni gli ebrei tornano ad essere un popolo che ha la sua terra, anche se poche ore dopo la votazione alle Nazioni Unite gli Arabi cominciano ad attaccare gli ebrei, causando la morte di molte persone.

[136] O.N.U (Organizzazione delle Nazioni Unite). E’ la più vasta e rappresentativa organizzazione internazionale del mondo moderno ed ha sede a New York. Fu fondata nel 1945 a San Francisco con lo scopo di mantenere la pace e la sicurezza internazionale; incoraggiare con ogni mezzo lo sviluppo di relazioni di solidarietà tra tutte le nazioni, in base al principio del diritto all’autodecisione e all’uguaglianza tra tutti i popoli; rendere sempre più stretta la collaborazione internazionale, soprattutto nei campi economico, sociale e culturale.

[137] L’indipendenza di Israele (14 maggio 1948) ha avuto la sua origine negli sforzi dei sionisti per ricreare un “focolare nazionale” per gli Ebrei della diaspora minacciati dalla recrudescenza dell’antisemitismo, particolarmente in Germania e in Russia. La Palestina, in cui si erano ristabilite, dopo la dispersione del 132-135 d.c., alcune comunità giudaiche, sembrava essere il luogo naturale per tale “focolare”.

Soltanto dopo molto tempo Danny e Reuven riallacciano la loro amicizia, quando ormai lo Stato ebraico non è più un oggetto di dibattito, ma una realtà, e il rabbino Saunders è cosciente di non poter persistere nel porre il veto a un fatto compiuto.

Il titolo, The Chosen, si riferisce a Danny, al fatto che è lui il prescelto, l’eletto, a proseguire la dinastia chassidica a cui appartiene. Infatti, come sappiamo, la carica di rabbino si tramanda di padre in figlio da generazioni e Danny è destinato a prendere il posto di suo padre. Il ragazzo non vuole essere uno tzaddik, ma vuole diventare uno psicanalista e ripone tutte le sue speranze nel fratello, in modo che possa prendere il posto di rabbino per non troncare la dinastia, ma purtroppo il fratello è molto malato e non si ha la certezza che possa rimpiazzare il suo posto.

Da qui nasce il conflitto interno di Danny, che non ha il coraggio di comunicare al padre questa decisione, se non dopo aver ricevuto la Smichà, l’ordinazione rabbinica. Inoltre per Danny è già stata scelta una ragazza, secondo un’antica usanza chassidica, e questo è un altro motivo per cui non sarà facile scappare dalla “gabbia”. Ma Danny non ha bisogno di spiegare nulla a suo padre, perché il rabbino Saunders conosce già la verità e a malincuore accetta la scelta del figlio.

In questo caso Reuven rappresenta il tramite attraverso il quale il rabbino può parlare a Danny senza rompere il silenzio e comunicargli ciò che pensa. Per il rabbino Saunders, Danny è un figlio brillante ma è solo mente in un corpo senz’anima. Il padre ha bisogno di un cuore, di un’anima e di compassione in suo figlio; tutto quello che vuole è misericordia, la forza di soffrire e sopportare il dolore in suo figlio e non una mente senz’anima:

A mind like this I need for a son? A heart I need for

a son, a soul I need for a son, compassion I want from

my son, righteousness, mercy, strenght to suffer and

carry pain, that I want from my son, not a mind without

a soul! (p. 274)

Alla fine del romanzo viene data una spiegazione al silenzio che per tanto tempo è stato imposto dal rabbino a suo figlio. Fin da piccolo il rabbino Saunders era stato obbligato a rispettare quel silenzio con suo padre, perché secondo quest’ultimo le parole sono crudeli e travisano ciò che è nel cuore. Il cuore parla per tramite del silenzio e bisogna imparare a conoscere il dolore altrui soffrendo il nostro dolore, scoprendo la propria anima. La conoscenza del dolore è importante, perché distrugge l’arroganza e l’indifferenza verso il prossimo, induce l’uomo a constatare quanto è fragile e fino a che punto deve dipendere dal Signore dell’Universo.

Come suo figlio Danny, anche il rabbino non riusciva a capire il significato di tale silenzio, poi con il tempo cominciò a comprendere quel che diceva suo padre riguardo alla figura dello tzaddik, che deve avere la conoscenza del dolore e deve saper soffrire per la sua gente:

“A tzaddik must know how to suffer for his people”

he said. “He must take their pain from them and carry

it on his own shoulders. He must carry it always. He

must grow old before his years. He must cry, in his

heart he must always cry. Even he dances and sings, he

must cry for the sufferings of his people” (p. 275)

Per il rabbino Saunders l’importante è che suo figlio abbia l’anima di uno tzaddik, indipendentemente da ciò che lui sceglierà di fare nella sua vita. Il silenzio è l’unico mezzo per far sì che Danny capisca il dolore e che non si distacchi dalla sua religione. Danny, dal canto suo, ha imparato a trovare le risposte da solo, soffrendo e dando ascolto all’altrui sofferenza. Nel silenzio sorto tra lui e suo padre, Danny ha cominciato a sentir piangere il mondo. Nonostante appartengano a una diversa comunità religiosa, Reuven e suo padre rappresentano una benedizione per il rabbino, perché secondo lui Dio li ha mandati ad ascoltare le parole di suo figlio. Il rabbino Saunders ha guardato le loro anime e non le loro menti e solo grazie a loro il rapporto tra lui e suo figlio non si romperà, perché ora non ha più paura ed è sicuro che suo figlio sarà uno tzaddik per il mondo:

Reuven, you and your father were a blessing to me.

The Master of the Universe sent you to my son. I have

no more fear now. All his life he will be a tzaddik.

He will be a tzaddik for the world. And the world needs

a tzaddik. (p. 277)

The Chosen è un romanzo autobiografico: anche Potok, come il suo personaggio, ha vissuto lo stesso conflitto interiore; è cresciuto in una famiglia ortodossa ed era destinato a diventare rabbino secondo il volere di suo padre. Ma la voglia di confrontarsi con il mondo esterno, con ciò che lo circondava, lo ha portato ad un distacco dalla sua tradizione e ha scelto di fare lo scrittore.

Come dichiara lo stesso autore: “The novel is essentially about the core of my own tradition and puts a particularly strong emphasis on the conflict between what is destined for someone by their culture and what they want to do with their life” [138].

Se altri scrittori americani del secondo Novecento di origine ebraica hanno narrato la fine di una diversità culturale e il processo di integrazione, Potok ha preferito percorrere una strada diversa. Come disse in un’intervista: “loro forse preferivano scappare dall’ebraismo o magari non ci sono mai stati dentro” [139]. Lui, invece, come scrive Roberto Bertinetti nel suo articolo “conosceva bene quel mondo e voleva sintetizzare le contraddizioni, prendendo spunto per una riflessione di carattere più ampio” [140].

[138] Chaim Potok, “On Being Proud of Uniqueness”, op. cit., http://www.lasierra.edu.html , p.w. 2/8.

[139] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller”, La Repubblica, 9 settembre, 1998, p.w. 1/6.

[140] Roberto Bertinetti, “Chaim Potok, il lungo romanzo di una vita”, Il Messaggero, 24 luglio, 2002.

Attraverso i suoi romanzi, lo scrittore ha voluto rendere universali esperienze che possono apparire particolari, utilizzando i conflitti religiosi per parlare dei rapporti umani, delle responsabilità che ciascuno ha verso gli altri, dell’importanza di un senso della comunità che si va perdendo.

“Appartiene a Potok il convincimento della bellezza dell’altro, il diverso contiene e può comunicare” [141].

Lo scrittore attraverso il romanzo The Chosen ha aperto una finestra sul mondo ortodosso, facendo conoscere questo mondo a milioni di persone, come scrive Carlin Romano nel suo articolo: “Chaim Potok opened up Orthodox and Hasidic life in America to readers around the world” [142].

Chaim Potok è uno scrittore apprezzato in tutto il mondo soprattutto perché, fin dal suo primo romanzo, riesce a trasportare il lettore, ebreo e non, all’interno della sua tradizione religiosa, facendogli conoscere ogni minimo particolare. Le sue vicende sono narrate con un linguaggio semplice e coinvolgente al tempo stesso, e dimostrano la sua profonda conoscenza della vita degli Ebrei e della loro religione da parte dell’autore.

“The Chosen was a breakthrough novel in the Jewish American literature canon” ha osservato Daniel Walden, autore di Twentieth Century American Jewish Writers (1984) e di The World of Chaim Potok (1985), “it was a novel that came from a person on the inside, a believer, one who is not a skeptic. Chaim Potok was able to communicate to millions and millions of people who were Jewish and were not Jewish. I think he has been a marvellous voice in Jewish American literature” [143].

Per il romanzo The Chosen, Chaim Potok ha avuto un riconoscimento con l’Edward Lewis Wallant Award.

“L’immenso successo mondiale ha colto di sorpresa l’autore che recentemente aveva confessato di essere stato sulle prime convinto che The Chosen non avrebbe avuto più di cinquecento lettori, appena una ristretta cerchia di amici e conoscenti” [144].

[141] Cecilia Bello Minciacchi, “Il romanziere del Talmud”, Il Manifesto, 25 luglio, 2002, p.w. 1/3.

[142] Carlin Romano, “Merion’s Chaim Potok dies; won fame for The Chosen”, Philadelphia Inquirer, July 24, 2002, p.w. 1/4.

[143] Ibdem, p.w. 1/4.

[144] Amos Vitale, “Nei suoi personaggi la difficoltà di coniugare l’ebraismo con la modernità”, Shalom n° 9, p.w. 1/4.


III.3 The Romance Reader e The Chosen: confronto tra le due opere.

The Romance Reader e The Chosen sono entrambi i romanzi di esordio degli scrittori Pearl Abraham e Chaim Potok. Anche se sono stati scritti a molti anni di distanza l’uno dall’altro, hanno diversi temi in comune che li uniscono.

Prima di tutto, entrambi affrontano il tema del conflitto tra tradizione e modernità vissuto in prima persona da loro stessi e dai loro protagonisti.

Come ricordiamo, Pearl Abraham è figlia di un rabbino ed è cresciuta in una comunità chassidica di Brooklyn; anche Chaim Potok è un ebreo ortodosso, di origine chassidica, nato a New York. Entrambi hanno scelto di guardare oltre il loro mondo e di confrontarsi con idee diverse dalla propria tradizione.

La scrittrice Pearl Abraham ha scelto di rimanere in America e ha seguito la via dell’insegnamento e della scrittura; Chaim Potok, invece, ha deciso di diventare uno scrittore in età adolescenziale dopo essere stato influenzato dalla lettura di Joyce e di Evelyn Waugh. Nessuno dei due ha rinnegato le proprie origini, ma entrambi hanno avuto il coraggio di distaccarsi da una realtà religiosa ortodossa che altrimenti avrebbe impedito loro di aprirsi al resto del mondo.

Sia The Romance Reader che The Chosen sono romanzi di formazione e affrontano il tema dell’adolescenza, un’età nella quale si può essere facilmente influenzati da altre culture o idee diverse dalle proprie. Come dice lo stesso Potok in un’intervista: “I think that those are the ages where individuals from any given culture are profoundly affected by ideas that might come to them from other cultures. Those are the vulnerable ages” [145].

Sia Rachel che Danny, rispettivamente i protagonisti di The Romance Reader e The Chosen, vivono un conflitto interiore e si trovano a combattere contro la propria tradizione alla ricerca personale delle proprie radici e della propria individualità. Come scrive Krista Ellenbroek: “A common theme between Abraham and Potok is what Potok calls the Zwischenmensch. This means that the theme of the novel comes from the tensions that arise from someone raised in a subculture (here the Hasidic culture) and who has strong ties with this culture, but he discovers that his religion, his faith collapses with the things going on outside which are the higher social structures. In both Potok and Abraham, all the main characters are raised in a Hasidic community and all of them find that there is something more than their world and they want to discover that” [146]

I due adolescenti trovano entrambi una via di “fuga” dal proprio mondo di appartenenza attraverso la lettura: la protagonista femminile di Peal Abraham legge libri d’amore che le fanno desiderare una vita diversa dalla propria segnata dai divieti. Mentre Danny, il personaggio principale di Potok, si lascia affascinare dalle letture di Freud perché è l’unico mezzo per poter alleviare il dolore che gli provoca il metodo educativo paterno, che vuole insegnargli la compassione attraverso il silenzio.

Naturalmente Rachel e Danny leggono e frequentano biblioteche di nascosto dalle loro famiglie, perché il tipo di letture a cui si dedicano è contrario per temi e contenuti al pensiero religioso ebraico.

La loro ribellione istintiva comincia proprio da queste letture e si accentua quando vengono messi di fronte ad una imposizione. Rachel è costretta a sposare un ragazzo scelto per lei dalla sua famiglia, secondo l’usanza chassidica, ma avrà il coraggio di divorziare e ricominciare una nuova vita; Danny, invece, oltre a non accettare di sposarsi con una donna già scelta per lui, si rifiuta di diventare un rabbino e sceglie di studiare psicologia.

[145] Jennifer Gilnett, “Response Interview With Chaim Potok”, Fall 1997, Seattle Pacific University, http://www.lasierra.edu/Potok.interviews.SPU.html , p.w. 1/4.

[146] Krista Ellenbroek, Pearl Abraham Compared to Chaim Potok”, http://www.let.uu.nl/ams/jewamlit/romance2.htm , p.w. 6/7.

Queste decisioni, però, sono prese dopo lunghe riflessioni e profondi sensi di colpa per entrambi i protagonisti, che inizialmente si sentono in qualche modo causa di dolore per i propri genitori. Inoltre le scelte che vengono fatte dai due adolescenti li portano ad allontanarsi dalla propria casa e dalla propria famiglia e a ricostruirsi una propria vita altrove. Come ha dichiarato Potok in un’altra intervista con Silvia Giacomoni: “In genere se fai delle cose fuori della tradizione, il mondo religioso cui appartieni preferisce che tu ti allontani, che lo abbandoni. Se resti li fai diventare pazzi, perché si sentono messi in discussione” [147] .

Un altro punto in comune dei due romanzi in questione è quello di essere ambientati in America, anche se in anni diversi. Questo paese è molto importante, perché per molti ebrei rappresenta una via di salvezza, un rifugio in momenti difficili della loro storia, soprattutto durante le persecuzioni naziste.

Inoltre, nei loro romanzi, Pearl Abraham e Chaim Potok danno un’ampia descrizione del mondo chassidico e delle sue tradizioni in un linguaggio semplice e comprensibile anche per chi non è ebreo.

Un altro tema in comune è il difficile rapporto genitori-figli. Danny e Rachel vedono nei rispettivi genitori un ostacolo alla propria libertà e all’affermazione della propria individualità.

[147] Silvia Giacomoni, “Il rabbino che scrive bestseller”, La Repubblica, 9 settembre, 1998, p.w. 1/6.

I due protagonisti si rifugiano nella lettura di libri, che però sono loro proibiti dalla religione alla quale appartengono, e sono costretti a farlo di nascosto dai propri genitori. Entrambi si sentono in colpa, ma solo in questo modo possono conquistare un po’ di libertà e mettersi in contatto con il “secular world” che li circonda e li attrae.

Anche se ci sono molti temi in comune, da un confronto tra i due romanzi emergono anche molte differenze.

A cominciare dai protagonisti che sono di sesso opposto e questo comporta obblighi e doveri diversi all’interno delle comunità chassidiche in cui vivono.

Rachel, come Danny, è cresciuta in un mondo chiuso e protetto da qualsiasi contatto con la modernità che li circonda. Rachel, però, è più ostile al suo mondo e non accetta di doversi sentire diversa dalle sue coetanee per i divieti che la sua religione le impone. Anziché indossare calze pesanti, sceglie di indossarle trasparenti quando va a scuola e mette un costume da bagno durante l’estate. Rachel è più ribelle e più esposta alle tentazioni del “secular world” rispetto al protagonista di The Chosen. Danny non vuole allontanarsi dal suo credo religioso, ma desidera soltanto un qualcosa in più che non trova nel suo mondo d’origine. Rachel, invece, detesta tutto ciò che le viene imposto dai genitori, tutto ciò che non la rende felice, ma non riesce a trovare una completa soddisfazione neanche nel “modern Western world”. Come scrive Krista Ellenbroek: “With Rachel it is much more extremer. She is more exposed to the modern world than the boys. She sees that there is a completely different world outside by, for instance, reading romance novels. This is something Danny did not have. He does not want to abandon his religious believes, he just wants something extra. Rachel on the other hand, “detests” everything her parents/religion want her to do, but she cannot find complete satisfaction in the modern Western world either” [148].

Un’altra differenza che emerge dal confronto tra i due romanzi riguarda il riferimento ai fatti storici.

Nel romanzo di Chaim Potok occupano un posto importante nella vicenda soprattutto i cenni storici che si riferiscono alla nascita del chassidismo e allo sterminio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale. Questo è uno dei modi di coinvolgere il lettore: “E’ probabile che ognuno che abbia letto il romanzo The Chosen, una volta giunto alla fine del libro, abbia provato la sensazione di aver fatto un viaggio che porta sia nella culla del chassidismo, lo Stedtl’ dell’Europa orientale, vivaio di culture ricchissime e matrice di profondi valori, sia negli anni della seconda guerra mondiale, e dell’immediato dopoguerra, condividendo le ripercussioni della tragedia della Shoà sulla comunità ebraica di New York che ha vissuto quell’evento non direttamente, ma come un’onda d’urto di una bomba scoppiata troppo lontano per essere letale, ma abbastanza vicino per abbattere e stordire” [149].

[148] Krista Ellenbroek, “Pearl Abraham Compared to Chaim Potok”, op. cit., p.w. 7/7.

[149] Silvana Calvo, “Danny l’eletto di Chaim Potok”, http://www.e-brei.net/articoli/lettori/potok.htm , p.w. 1/2.

Chaim Potok dimostra una profonda conoscenza della vita degli Ebrei e della loro religione ed il mondo ebraico viene descritto con minuziosità, citando spesso nomi e situazioni.

In The Romance Reader non vengono fatti riferimenti alla storia del chassidismo e al suo sviluppo. Questo è un aspetto che viene a mancare nonostante ci sia da parte della scrittrice una minuziosa descrizione del mondo chassidico, ma il romanzo è centrato soprattutto sul “modern world”. Di sicuro il chassidismo e le sue tradizioni sono la chiave di tutto il romanzo, ma rispetto al libro di Potok mancano i riferimenti alla storia. Si può leggere nell’articolo di Krista Ellenbroek:

“In Potok’s novels we can also find a lot of history of especially the Hasidic Jews. Traditions that are experienced in his work are explained to the extent where they come from, who founded it and what it means. The fictional characters represent the Hasidic world, from history to the Twentieth Century. In The Romance Reader we cannot completely find the history. Of course, Hasidism is the key environment, including its traditions, but this novel is more focused on the modern world” [150] .

Anche se ci sono differenze tra i due romanzi, li unisce il fatto che entrambi gli scrittori cercano un confronto tra idee e culture diverse, in conflitto tra loro, che gli autori stessi hanno vissuto crescendo e maturando. Entrambi vogliano trasmetterci la consapevolezza che ogni persona è unica ma che questa individualità è poi sfidata dalle idee che inevitabilmente fluiscono dall’esterno: solo sviluppando il proprio interno si può affrontare ciò che ci circonda, ma che non rientra nella nostra cultura di appartenenza.

[150] Krista Ellenbroek, “Pearl Abraham Compared to Chaim Potok”, op. cit., p.w. 6/7.

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