Chi decide di comprare casa si trova molto presto davanti a una delle decisioni più difficili di tutta la propria vita finanziaria: conviene scegliere un mutuo a tasso fisso oppure variabile?
La risposta che si sente più spesso è quasi sempre la stessa:
- il tasso fisso è più sicuro;
- il tasso variabile è più rischioso.
Il ragionamento sembra logico, perché col fisso la rata resta uguale, mentre col variabile la rata può aumentare. Quindi il variabile sarebbe più pericoloso.
Eppure, in un orizzonte lungo di 20, 25 o 30 anni, la realtà economica è molto più complessa.
Ed esiste un paradosso che molte persone scoprono troppo tardi: nel lungo periodo il tasso variabile può essere molto meno rischioso di quanto sembri, mentre il tasso fisso può diventare molto più pesante e insostenibile.
Sembra controintuitivo, però è così.
Ma c’è una logica economica molto forte dietro questo meccanismo. Vediamo da capirla insieme.
Prima però vi ricordiamo che Studiamo.it ha già affrontato l’argomento e ha sviluppato un programma excel gratuito che può essere di grande aiuto nella scelta fra tasso fisso o variabile.
Questo perché con il nostro programma si può stressare il tasso di mercato previsionale (ad es. ipotizzando una sua futura crescita sostenuta), così da vedere se la convenienza del tasso variabile “regge” ugualmente.
Ecco la pagina con l’articolo ed il programma
E qui si scopre un’informazione importante (da tenere presente quando si sceglie il mutuo): che un conto è quando il tasso di interesse variabile cresce subito dopo aver contratto il mutuo ed un altro conto è quando cresce dopo (diciamo nella seconda metà del piano di rimborso).
In quest’ultimo caso, infatti, anche una crescita sostenuta, non incide molto sulla sostenibilità delle rate. Ciò perché – in sostanza – gli interessi che paghiamo sul mutuo sono alti all’inizio (quando una crescita del tasso variabile può pesare molto), mentre sono bassi in seguito, superata la metà del tempo di rimborso, e pertanto una loro crescita per effetto del rialzo del tasso non appesantisce più di tanto la rata periodica.
Perché il tasso fisso rassicura così tanto
Il motivo è psicologico prima ancora che finanziario.
Con il tasso fisso:
- la rata non cambia;
- sai esattamente quanto pagherai;
- puoi programmare meglio le spese;
- non temi improvvisi aumenti dei tassi.
In altre parole:
il fisso elimina l’incertezza immediata.
Ed è per questo che molte famiglie lo percepiscono come una scelta “prudente”.
Ed è qui che entra in gioco un concetto economico fondamentale.
Una rata che resta identica per 30 anni, non significa necessariamente che è una rata sostenibile, né che è una rata economicamente conveniente.
Perché nel frattempo cambiano:
- inflazione;
- stipendi;
- profitti;
- costo del denaro;
- tassi di mercato;
- condizioni economiche generali.
Ed è proprio questo il punto che spesso viene ignorato.
Cosa succede davvero nell’economia
Nel lungo periodo i tassi di interesse tendono a seguire i grandi cicli economici.
In particolare:
- quando l’inflazione sale, le banche centrali alzano i tassi;
- quando l’inflazione scende, i tassi vengono ridotti.
È il normale funzionamento della politica monetaria della Banca Centrale Europea.
Infatti, quando i prezzi aumentano troppo rapidamente, la BCE cerca di rallentare l’economia aumentando i tassi di interesse.
Quando invece l’economia rallenta o l’inflazione cala:
- i tassi vengono ridotti;
- il credito diventa più economico;
- famiglie e imprese tornano a spendere e investire.
In pratica:

Ma anche stipendi e redditi seguono gli stessi cicli.
Ed è qui che il discorso diventa davvero interessante.
Quando c’è inflazione:
- i prezzi salgono;
- le aziende incassano di più;
- i ricavi nominali aumentano;
- i profitti tendono a crescere;
- nel tempo aumentano anche gli stipendi.
Magari non immediatamente, perché i salari spesso seguono con ritardo, a causa dei rinnovi dei CCNL e delle contrattazioni collettive che seguono le dinamiche – spesso lunghe – del mercato del lavoro.
Ma nel lungo periodo tendono anch’essi a salire.
Pertanto, al mutuo variabile può accadere qualcosa che molti non considerano, ovvero:
- la rata aumenta;
- ma anche i redditi aumentano nello stesso ciclo economico.
Con qualche ritardo, certo. Ma il punto fondamentale è questo: il peso reale della rata spesso non cresce quanto sembra.
Perché se il mutuo aumenta del 20%, anche stipendi e redditi nominali aumentano e l’impatto reale può essere molto più contenuto.
A questo punto possiamo chiederci: il tasso variabile è davvero così pericoloso?
Nel breve periodo può esserlo.
Soprattutto:
- per chi ha redditi molto bassi;
- per chi è già fortemente indebitato;
- per chi ha margini economici ridotti.
Ma su archi temporali molto lunghi il discorso cambia profondamente.
Perché economia, inflazione, tassi e redditi tendono a muoversi negli stessi grandi cicli.
Ed è proprio questo che rende il variabile meno “folle” di quanto sembri.
E qui arriva la parte più controintuitiva.
Immaginiamo di stipulare un mutuo fisso in un periodo di tassi molto alti.
Per esempio:
- tasso fisso al 5%;
- durata 30 anni.
Se negli anni successivi:
- l’inflazione scende;
- i tassi di mercato crollano;
- la crescita economica rallenta;
potresti ritrovarti con:
- una rata molto più alta rispetto ai nuovi tassi di mercato;
- redditi che crescono poco;
- un costo del denaro “vecchio” e ormai eccessivo.
È in questo momento che il tasso fisso può diventare pesante.
Pertanto, la rata resta uguale ma il mondo cambia
Questo è il punto centrale.
Infatti, molti pensano che se la rata non cambia, allora sono protetto. Ma ciò non è necessariamente vero, perché ciò che conta davvero non è il numero assoluto della rata.
Quello che conta è il rapporto tra rata e reddito disponibile.
Ed è qui che il fisso può diventare problematico.
Un esempio semplice
Immaginiamo due scenari.
Scenario A — Tasso variabile
- i tassi salgono;
- la rata aumenta;
- ma anche stipendi e fatturati crescono per effetto dell’inflazione.
Scenario B — Tasso fisso alto
- l’economia rallenta;
- i tassi di mercato scendono;
- i redditi crescono poco;
- ma tu continui a pagare una rata molto elevata fissata anni prima.
Paradossalmente, nel secondo caso la rata può diventare più pesante da sostenere.
Questo non significa che il variabile è sempre migliore.
Se così pensassimo faremmo l’errore opposto.
Il variabile richiede:
- capacità di assorbire oscillazioni;
- redditi relativamente stabili;
- margini di sicurezza;
- orizzonte lungo.
Chi vive già al limite economico può trovarsi in difficoltà anche con aumenti temporanei delle rate.
Ed è proprio per questo che il vero errore non è scegliere fisso o variabile.
Il vero errore è quello di fare un mutuo troppo grande rispetto alle proprie possibilità.
Molte famiglie concentrano tutta l’attenzione sul tipo di tasso.
Ma la vera domanda dovrebbe essere un’altra: “Quanto margine economico mi resta dopo aver pagato la rata?”
Perché:
- un mutuo sostenibile resta sostenibile quasi sempre;
- un mutuo troppo pesante può diventare pericoloso sia col fisso sia col variabile.
Anche per tale domanda Studiamo.it ha la risposta. Infatti, con il nostro programma gratuito puoi calcolare la sostenibilità della rata e vivere tranquillo.
Quindi: fisso o variabile?
La risposta più seria e oggettiva è questa:
- il tasso fisso protegge dalla volatilità immediata;
- il tasso variabile segue maggiormente i cicli economici reali.
Nel lunghissimo periodo:
- inflazione;
- tassi;
- stipendi;
- profitti;
tendono a muoversi insieme, anche se con ritardi e fasi non perfettamente sincronizzate.
Ed è proprio per questo che il variabile è meno rischioso di quanto venga spesso raccontato.
La vera lezione economica di questo articolo è che la finanza personale viene spesso spiegata con slogan semplici. Tipo: “il fisso è sicuro” oppure “il variabile è rischioso”.
Ma l’economia reale è molto più complessa.
Per capire davvero un mutuo bisogna guardare l’economia e capirla: questo è il compito che da sempre si prefigge Studiamo.it
La rata del mutuo non esiste nel vuoto. Esiste dentro un’economia che cambia continuamente.
Ma molte persone lo scoprono soltanto dopo aver firmato il mutuo.


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