Studi di più, lavori di più… ma guadagni meno dei tuoi genitori.
Possibile? Sì. Non è solo una sensazione!
Dietro tale apparente ingiustizia c’è una trasformazione profonda dell’economia, che in pochi spiegano davvero bene. In questo articolo la vediamo in modo semplice e concreto, senza giri di parole.
Negli ultimi 30 anni infatti è successo qualcosa di sorprendente:
- il livello di istruzione è aumentato
- le competenze medie sono cresciute
- ma gli stipendi reali… sono rimasti fermi
Per capire il motivo di questo paradosso dobbiamo concentrarci sui seguenti aspetti:
- Inflazione e Potere d’acquisto dei salari
- Produttività
- Globalizzazione e Tecnologia
- Cambiamenti radicali nel mercato del lavoro
Innanzitutto il primo aspetto (inflazione e potere d’acquisto): qui parliamo di stipendi “reali”, ovvero non guardiamo a quanto si guadagna “in euro”, ma a quanto si può comprare.
Esempio semplice:
- 1990: stipendio 1.200 € → alto potere d’acquisto
- oggi: stipendio 1.500 € → potere d’acquisto spesso inferiore
Per capire meglio la differenza fra stipendio “nominale” e stipendio “reale” (espressivo del “potere d’acquisto”), guardiamo il seguente grafico, che mostra il confronto tra i salari dei lavoratori ed il costo della vita.

In arancione il costo della vita
In azzurro i salari reali
Si percepisce subito come:
- il costo della vita cresce molto più velocemente;
- i salari (reali) restano quasi fermi.
Questo è il primo vero grande problema.
Poi, un altro punto chiave è la produttività
C’è una regola fondamentale dell’economia: nel lungo periodo, gli stipendi crescono solo se cresce la produttività.
Come possiamo definire la produttività? Semplice: è quanto valore si produce in un’ora di lavoro.
E qui arriva il secondo ordine di problemi (dopo la rigidità dei salari reali):
- in molti settori la produttività cresce lentamente
- oppure la produttività cresce… ma i benefici non vanno ai lavoratori
Anche per questo aspetto, un’immagine spiega meglio di mille parole.

In arancione i salari
In azzurro la produttività
Dal grafico si evince che:
- la produttività aumenta;
- i salari molto meno.
Ciò significa che qualcuno – che non è il lavoratore – sta prendendo la differenza (profitti, rendite, ecc.),
E non finisce qui. Ci sono altri aspetti altrettanto importanti che spiegano la stagnazione degli stipendi.
Il primo è la globalizzazione, che ha tanti vantaggi ma anche parecchie ombre.
Negli ultimi decenni il mercato del lavoro è diventato globale.
Concretamente questo significa che il lavoratore italiano compete (indirettamente) con i lavoratori di altri Paesi e, soprattutto, che le aziende possono spostarsi dove costa meno.
Il risultato finale dell’agire di tali forze è la pressione verso il basso sugli stipendi medi.
Ci sono poi gli aspetti legati alla Tecnologia ed ora anche all’intelligenza artificiale (AI).
Qui bisogna essere chiari: la tecnologia e l’AI sono un’enorme opportunità, ma cambiano le regole.
Oggi purtroppo non conosciamo gli effetti a lungo tempo di questi cambiamenti, ma possiamo facilmente riscontrare che un software può sostituire più persone, anche nei lavori di concetto.
Pertanto, si può senz’altro ipotizzare che in un futuro non troppo lontano molte professioni e molti lavori “medi” scompariranno, mentre cresceranno i lavori molto qualificati e già stanno aumentando i lavori poco pagati.
L’effetto finale quindi sarà l’assottigliamento della classe lavorativa media.
E non dimentichiamoci i cambiamenti endogeni del mercato del lavoro, che sta modificandosi molto più di quanto si pensi.
Quelle che seguono sono le variazioni più evidenti:
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Prima |
Oggi |
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|
Posto fisso |
Contratti flessibili |
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Crescita graduale |
Ingresso difficile |
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|
Stabilità |
Incertezza |
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Anche trascurando tutti gli altri fattori precedentemente citati (produttività, tecnologia, AI, ecc.), oggi il mercato del lavoro è qualcosa di completamente diverso dal precedente (quello dei nostri genitori) e cambierà ulteriormente.
Da questo punto di vista, un fattore nascosto e poco discusso è il potere contrattuale.
Oggi c’è:
- più concorrenza tra lavoratori
- meno forza collettiva
- più difficoltà a negoziare i salari
In poche parole, non conta solo quanto produci, ma quanto riesci a farti pagare.
Siamo quindi inesorabilmente destinati a guadagnare sempre meno?
La risposta che mi viene in mente è “Sì”, ma non voglio cadere in un facile pessimismo.
Preferisco credere che il futuro non sia scritto nella pietra. Mi piace cioè pensare che sì, il mondo è cambiato, ma le opportunità non sono sparite: si sono spostate.
Occorre una grande spirito di adattamento dei lavoratori, che devono adattarsi ai nuovi scenari.
E più precisamente è necessario:
- puntare sulle competenze richieste
- digitale
- dati
- problem solving
- comunicazione
- evitare lavori facilmente sostituibili
Se un software (o l’AI) può farlo, prima o poi lo farà
- ragionare in ottica di valore
Non bisogna chiedersi: “che lavoro posso fare?”, bensì: “che valore posso offrire?”
Quindi, oggi si guadagna di meno per questi motivi:
- salari reali stagnanti
- costo della vita in aumento
- globalizzazione e tecnologia
- modifiche del mercato del lavoro e conseguente minor potere contrattuale
E la vera domanda non è “Perché guadagniamo meno dei nostri genitori?”, ma la seguente:
“Come si costruisce oggi un reddito in un mondo completamente diverso da quello di ieri?”
Comprendere questo concetto, permette di partire già in vantaggio!


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