Negli ultimi giorni, diversi Paesi dell’Unione Europea – tra cui Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria – hanno chiesto a Bruxelles di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.
L’obiettivo è chiaro: evitare che i guadagni eccezionali generati dalla crisi energetica ricadano interamente su cittadini e imprese.
Ma cosa sono davvero questi “extraprofitti”? E perché sono diventati un tema così centrale nel dibattito economico?
Cosa sono gli extraprofitti
Dal punto di vista puramente economico, gli extraprofitti sono una forma di rendita.
Si tratta cioè di profitti che non derivano da:
- maggiore efficienza,
- innovazione,
- o capacità imprenditoriale,
ma da condizioni di mercato eccezionalmente favorevoli.
In economia, questi guadagni sono spesso chiamati:
- rendite economiche
- o extra-profitti di posizione
Ad es. se il prezzo del petrolio aumenta improvvisamente per una guerra o una crisi geopolitica, le aziende energetiche possono vedere crescere i loro ricavi senza aver fatto nulla di diverso.
In questo caso:
- i costi restano relativamente stabili
e quindi - i prezzi salgono molto
e quindi - il margine esplode
Questa differenza è, appunto, l’extraprofitto.
Nel linguaggio politico e fiscale, però, il concetto è più concreto.
Gli extraprofitti vengono definiti come i maggiori profitti realizzati in uno o più anni rispetto alla media degli anni precedenti
Questa definizione è fondamentale perché, a differenza del concetto meramente economico:
- permette di misurare gli extraprofitti
- consente allo Stato di tassarli
Ad esempio, una norma può stabilire che, se i profitti superano del 20% la media storica, allora la parte eccedente viene tassata.
È esattamente il tipo di meccanismo già utilizzato in Europa negli anni recenti.
E non dimentichiamo, come esempio nostrano, la spiccata tendenza del governo Meloni a tassare gli extra profitti delle banche, perché, secondo alcuni esponenti del centrodestra, le banche sarebbero “colpevoli” – in un mercato di tassi di interesse crescenti – di aumentare i tassi sui prestiti, ma al contempo di non aumentare quelli sulla raccolta (che vanno a favore dei depositanti, famiglie ed imprese).
Ciò allo scopo di creare cassa, soprattutto quando si compongono i pezzi della legge di Bilancio.
Pertanto, gli extraprofitti:
- economicamente sono rendite inattese
- praticamente sono profitti superiori alla media storica
- politicamente sono una base imponibile “sensibile”

Perché si creano gli extraprofitti e perché sono spesso tassati
Gli extraprofitti nascono quasi sempre da shock esterni, non controllabili dalle imprese.
I principali sono:
- Shock geopolitici, guerre o tensioni internazionali (come quelle recenti in Medio Oriente) fanno salire i prezzi dell’energia.
- Squilibri domanda-offerta, se l’offerta è rigida (come nel caso del gas o del petrolio), basta poco per far impennare i prezzi.
- Struttura del mercato, in alcuni settori (energia, farmaceutico, tecnologia) la concorrenza è limitata, quindi i prezzi possono salire più facilmente.
- Effetti “distorsivi”, le istituzioni europee parlano esplicitamente di “effetti distorsivi del mercato” in queste situazioni.
La richiesta di una tassa sugli extraprofitti nasce da una logica precisa: redistribuire guadagni ritenuti “eccezionali” e non meritati. Infatti, la proposta europea mira proprio a far contribuire chi beneficia economicamente della crisi
Gli obiettivi principali sono tre:
- Proteggere famiglie e imprese
I ricavi della tassa possono finanziare:
- bonus energia
- riduzioni delle bollette
- aiuti alle imprese
- Evitare squilibri sociali
Quando pochi soggetti guadagnano molto da una crisi, aumenta la percezione di ingiustizia.
- Non aumentare il debito pubblico
Invece di fare nuovo debito, si colpiscono i profitti straordinari.
Gli extraprofitti vanno tassati o no?
Il punto fondamentale è che non tutti gli extraprofitti sono “ingiusti”.
Anzi, in molti casi:
- segnalano opportunità di mercato
- incentivano investimenti futuri
Inoltre, se tassati male, possono:
- ridurre gli investimenti (soprattutto nelle rinnovabili)
- creare incertezza normativa
- penalizzare l’innovazione
Non a caso, la stessa Corte UE ha sottolineato che queste misure devono essere applicate con attenzione per non compromettere la redditività e gli investimenti nel settore energetico.
Il tema degli extraprofitti è un perfetto esempio di conflitto tra:
Logica economica
- i prezzi riflettono la scarsità
- i profitti guidano gli investimenti
Logica politica
- bisogna tutelare i cittadini
- evitare effetti redistributivi troppo squilibrati
La tassa sugli extraprofitti nasce proprio in questo spazio di tensione. Ed è proprio su questa ambiguità che si gioca tutta la partita.
Infatti, gli extraprofitti non sono un’anomalia, Sono un fenomeno normale nelle economie di mercato durante fasi eccezionali.
Ma diventano un problema quando:
- derivano da shock esterni
- colpiscono beni essenziali (come l’energia)
- ampliano le disuguaglianze
Per questo oggi l’Europa torna a discuterne.


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