Quante volte, durante una campagna elettorale, abbiamo sentito promesse enormi — tagli di tasse, nuovi bonus, aumenti di spesa pubblica — senza che nessuno spiegasse davvero da dove sarebbero arrivate le risorse per finanziarle?
È da questa domanda che nasce “Quanto mi costa?”, la petizione lanciata dalla Fondazione Luigi Einaudi (https://www.fondazioneluigieinaudi.it/) insieme all’economista Carlo Cottarelli, che in questi giorni sta raccogliendo firme su Change.org.
Di cosa si tratta
La petizione sostiene un disegno di legge (S. 550, XIX Legislatura), depositato in Senato dallo stesso Cottarelli, che introduce un principio semplice ma finora assente dalla nostra legislazione elettorale: i programmi dei partiti dovrebbero indicare non solo cosa promettono, ma anche come intendono finanziarlo, incluso l’eventuale ricorso al debito pubblico.
Non è una proposta per limitare la libertà dei partiti di fare proposte ambiziose. È una richiesta di responsabilità: chi propone una misura che costa miliardi dovrebbe anche dire chiaramente da dove arriveranno quei soldi.
Perché se ne parla ora
Secondo le stime dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, nelle campagne elettorali del 2018 e del 2022 alcune forze politiche hanno presentato programmi con misure che arrivavano a costare tra i 140 e i 150 miliardi di euro l’anno, senza indicazioni chiare sulla copertura finanziaria.
Il risultato, puntualmente, è che una volta arrivati al governo si “scopre” che le risorse non ci sono — e le promesse restano tali, oppure vengono finanziate aumentando il debito.
I promotori della campagna usano un paragone efficace: il “Condominio Italia”. Difficilmente affideremmo l’amministrazione del nostro condominio a qualcuno che promette un nuovo ascensore senza dirci quanto costa e chi lo paga.
Eppure, su scala nazionale, accettiamo esattamente questo.
Se ne parla ora anche perché – in pratica – già siamo in un clima da campagna elettorale e quindi, se si fa presto, si potrebbe avere questa novità legislativa entro le prossime elezioni politiche del 2027.
Chi la sostiene
All’iniziativa hanno aderito diverse personalità del mondo economico, giornalistico e istituzionale, tra cui Tito Boeri, Ferruccio De Bortoli e Fabio Fazio, oltre a esponenti politici e rappresentanti della società civile (come appunto il promotore dell’iniziativa, l’economista Carlo Cottarelli).
Il lancio ufficiale è avvenuto il 7 luglio 2026 al Senato, a Palazzo Madama.
Perché potrebbe valere la pena firmare
- Più trasparenza: sapere in anticipo se un programma elettorale è realistico aiuta gli elettori a valutare le proposte con più consapevolezza.
- Più responsabilità politica: chi propone una misura dovrebbe anche assumersi la responsabilità di spiegarne il costo.
- Meno sorprese dopo il voto: la mancanza di coperture chiare è spesso alla base di manovre economiche difficili subito dopo le elezioni.
Come firmare
Chi condivide questi obiettivi può firmare la petizione online su https://www.change.org/p/quanto-mi-costa, dove la raccolta firme è attualmente in corso, oppure sul sito della Fondazione Luigi Einaudi.
Va detto, per completezza, che la proposta non è priva di critiche: alcuni osservatori fanno notare che stimare con precisione i costi di misure complesse è tutt’altro che semplice, che le coperture indicate in campagna elettorale spesso cambiano comunque una volta insediato il governo (per l’evoluzione del contesto economico) e che un obbligo di legge in questo senso potrebbe essere difficile da far rispettare concretamente.
Chi vuole farsi un’opinione informata può leggere anche queste posizioni prima di decidere se firmare.


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