Scrivere testi Seo compliant per il Web. La guida di Professione Scrittura
Come scrivere bene per il web, cioè per gli utenti e per i motori di ricerca

da | 1 Feb 2021 | Comunicazione | 0 commenti

Si sente sempre parlare di Seo, di contenuti Seo friendly, di necessità di scrivere per i motori di ricerca, su tutti Google: un lavoro spasmodico che ha creato una certa discrasia tra giornalismo tradizionale e scrittura tecnica 2.0., quella che potrebbe essere chiamata Seo Copywriting.
Anche giornalisti e Seo sono spesso in disaccordo su come dovrebbe essere scritto un testo: meglio puntare su uno stile giornalistico, personale, arricchito da fioriture e barocchismi o, viceversa, conviene andare dritti al sodo puntando a far felice lo spider di Google?
Una disquisizione che, forse, ad oggi, non ha più senso di esistere visto che la scrittura tecnica che andava fino a qualche anno fa è stata (fortunatamente) superata; Google non era, in passato, in grado di comprendere la differenza tra un testo scritto con i piedi ed uno redatto invece da un writer qualificato. Si limitava a fare i ‘conti della serva’, come si dice in gergo, su quante volte la parola chiave era presente.
Un approccio che è stato abilmente superato e che ha fatto sì che, oggi, i contenuti premiati da Google siano sempre più di qualità. Ancora non siamo arrivati ad un risultato soddisfacente al 100% (e probabilmente non ci arriveremo mai, visto che a Google, essendo un robot, mancherà pur sempre il fattore umano ed il ‘gusto’) ma passi avanti enormi sono da registrare. Vediamo allora alcuni consigli su come impostare, oggi, un articolo per il web.

Content is the King

Un vecchio adagio molto utilizzato anche nel Digital Marketing: “il contenuto è il re”, nel senso che fa la differenza, se utilizzato al meglio. Ed è quanto Google stesso ritiene valido da qualche anno: era il 2011 per la precisione, quando fu lanciato uno dei primi algoritmi che hanno cambiato la Seo, ovvero Google Panda. Cosa è cambiato nello specifico?
Semplicemente si andava a puntare maggiormente l’attenzione sulle esigenze particolari degli utenti che effettuavano una ricerca, favorendo quindi contenuti di valore, scritti in un certo modo: addio ai contenuti copiati di sana pianta, così come a quelli realizzati con la kw stuffing (ripetizione ossessiva di una parola chiave sperando, in questo modo, di posizionarsi)
Da allora l’algoritmo è stato affinato ed altri ne sono seguiti, sempre con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di chi naviga per fornire contenuti di valore, che rispondano a quello che viene chiamato intento di ricerca. Ecco allora che un buon testo per il web deve essere scritto partendo da una ricerca di mercato del settore (es: se si deve scrivere di divani su misura, sarà bene effettuare una ricerca nella serp di Google e capire chi sono i competitor, quali sono quelli meglio posizionati, in che modo affrontano il tema e che tipologia di contenuti propongono).

Meglio un contenuto unico ma lungo, o tanti contenuti?

La domanda che tutti i Seo copy si trovano a dover fronteggiare: meglio scrivere un articolo unico, magari di 2 mila o più parole, che da sola copra tutti gli intenti di ricerca o, viceversa, meglio suddividere il tema in tanti articoli? Anche qui la risposta è…dipende.
Dipende dal tema in questione, si deve analizzare sempre la serp di Google (le risposte sono sempre lì: capire cosa fanno i competitor posizionati al meglio e creare poi una strategia sulla base di questa analisi), cercare di capire anche se i diversi concetti danno origine a risultati di ricerca uguali o no. Facciamo un altro esempio:

Se si cerca in rete ‘termosifoni’ e ‘radiatori’ ci si rende conto che i risultati generati da Google sono piuttosto differenti: vuol dire che gli utenti che optano per una kw piuttosto che per l’altra hanno in mente idee diverse. E questo malgrado il fatto che termosifoni e radiatori siano, agli occhi di profani, la medesima cosa.
Ecco allora che se dovessi consigliare un piano editoriale ad un sito che si occupa del tema, direi di sviluppare due contenuti differenti, uno incentrato interamente sui radiatori e l’altro sui termosifoni. Ovviamente avendo cura di crearli con informazioni diverse tra di loro, non quindi copiando uno dall’altro.
Viceversa se ci si rendesse conto che due parole affini danno origine alla stessa serp di Google, quindi più o meno agli stessi risultati, che sono kw assolutamente sovrapponibili e che circoscrivono il medesimo concetto, converrebbe scrivere un post unico, molto lungo ed articolato, includendo entrambi i concetti.

Quanto deve essere lungo un articolo?

E qui ci leghiamo al tema lunghezza: quanto deve essere lungo un articolo per essere posizionato al meglio su Google? Domanda che si tende a fare spesso ed alla quale, altrettanto frequentemente, si tende a dare risposte quantomeno colorite. “Se non scrivi un testo di almeno 500 parole Google non ti indicizza”: ma chi l’ha detto? La rete è piena di articoli ottimamente posizionati, anche di 200 o 300 parole.
Non è importante la lunghezza, quanto riuscire a rispondere al meglio a ciò che l’utente sta cercando, alla sua necessità: se su un tema c’è molto da scrivere, allora si può andare a ruota libera e raggiungere anche numeri di parole notevoli. Ma se un argomento si esaurisce con 300 parole, non ha senso cercare di allungare il brodo senza aggiungere altro: oggi si scrive più per l’utente che per Google, questo è bene ricordarlo.
Diverso è il caso dei contenuti che in gergo Seo vengono chiamati Pillar: contenuti pilastro, che prendono un argomento e lo sviscerano dalla A alla Z. Senza fare nomi, in rete ci sono tanti siti (e tanti blogger) che hanno fatto le proprie fortune su questo schema. Funziona più o meno in questo modo: si sceglie un argomento e si va a creare un cluster, un gruppo di argomenti specifici. Si vuole scrivere di Seo? Allora si dovrà creare una scaletta più o meno di questo genere:

  • Saccarosio, cos’è e dove i trova
  • Da cosa è formato il Saccarosio?
  • Il Saccarosio fa male?
  • Quali sono i cibi che contengono più saccarosio
  • A cosa serve il Saccarosio
  • Saccarosio e diabete
  • Formula chimica del Saccarosio
  • Saccarosio e zucchero: differenze
  • Dove comprare il saccarosio
  • Come sostituire il saccarosio

Ognuno di questi paragrafi approfondirà il relativo tema, andando così a generare un contenuto pillar, pilastro, che vada a fornire qualsiasi informazioni necessaria, a 360 gradi, su uno specifico tema. In sostanza si deve diventare un punto di riferimento su un argomento.

Scrittura tecnica per i motori di ricerca

Ed ora un po’ di tecnica: come deve essere impostato un testo per i motori di ricerca? Partiamo dall’alto, ovvero dal tag title. Che, come si vede nella foto qui sotto, è il titolo che comparirà in serp (pagina dei risultati di ricerca), quindi utile sia allo spider di Google che all’utente.

È fondamentale che il tag tigle sia ottimizzato per la parola chiave intorno alla quale verte l’articolo, ma che sia anche di interesse per il lettore: in sostanza con questo tag, importantissimo, si deve andare a spiegare a Google ciò di cui parla l’articolo e si deve invogliare chi effettua la ricerca a cliccare sul nostro risultato piuttosto che su uno degli altri 9 della serp.
Attenzione massima poi all’ottimizzazione della url di una pagina: si parla dell’indirizzo che dovrebbe essere scritto per atterrare su quel contenuto (es: https://www.miosito.it/come-scrivere-seo). La url è più uno strumento da dare in pasto a Google, per fargli capire di cosa tratterà la pagina in questione.

Altro tag, che oggi tende a non essere più utilizzato, è la description: la descrizione che comparirà sempre in serp, sotto al title, per far capire all’utente (ed a Google) di cosa parla quel contenuto:

L’importanza del tag description

Il tag description come si diceva, da qualche anno non viene più necessariamente ottimizzato da chi crea il contenuto, ma si tende a lasciare il campo vuoto. Questo in virtù del fatto che Google va ormai a riempire quel campo con la stringa che reputa maggiormente adatta alla ricerca effettuata dall’utente.
Il consiglio è quello di utilizzare comunque questo campo nel caso di pagine di servizi con poco testo, visto che comunque la parola finale su quale descrizione visualizzare spetta sempre a Google. Di conseguenza per articoli di approfondimento con tanto testo, difficilmente andrà a comparire quello scritto di nostro pugno.
Viceversa nel caso di pagine con poco testo e riferite magari a servizi, potrebbe essere utile ottimizzare il tag description con una presentazione efficace: se ad esempio si gestisce un sito ecommerce dove vengono venduti prodotti di marca a prezzi scontati, sarebbe bene inserire nella description tale servizio, per dargli massimo risalto.

I paragrafi Headers

Ci sono poi i paragrafi o Headings, quelli che in termini tecnici prendono il nome di H2, H2, H3 ecc… l’H1 coincide di base con il titolo editoriale, quello che il lettore visualizzerà quando entra nella pagina. il consiglio è quindi di diversificarlo rispetto al tag title, così da avere una duplice ‘arma’ da giocarsi. Con i cms come WordPress è possibile inserire in modo estremamente semplificato i paragrafi headings: altrimenti è sufficiente aggiungere il tag prima della parte di testo che si desidera rendere un paragrafo (es: <h2>Come scrivere in ottica Seo</h2>). Anche per i paragrafi Headings il consiglio è quello di ‘giocare’ sulla parola chiave ma ricordandosi che si tratta anche di un elemento che deve essere ottimizzato per il lettore, come fosse il titolo di un nuovo capitolo di un libro. Usare poche parole (non più di 10) per sintetizzare il contenuto di quel paragrafo.

Il corpo del testo

Ultimo, non certo per importanza: il body text, quindi il campo di testo vero e proprio della pagina. Il fattore lunghezza non deve necessariamente rispondere a criteri a priori, importante è essere esaustivi e coprire tutte le informazioni su quel tema. Fondamentale poi usare la parola chiave principale ma anche tutte le varie correlate, onde evitare di sovraottimizzare il testo per una unica parola chiave (keyword stuffing, come si ricordava prima). Ben vengano poi grassetti, elenchi puntati, link di approfondimenti sia interni al sito sul quale si sta scrivendo che esterni, verso fonti autorevoli che possano essere realmente un valore aggiunto per il lettore. Corredare il tutto con immagini, avendo l’accortezza di usare, anche per queste, il relativo tag title.

Pierfrancesco Palattella: Digital Strategist, Seo Copy, giornalista e docente di scrittura tecnica per i motori di ricerca. Sito: Professione Scrittura

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