Anno accademico pavese 1898/99 e opera di Mariano Mariani

Introduzione all’opera di Mariano Mariani

Orazione inaugurale dell'anno accademico 1898/99

Indice

§ 2. Orazione inaugurale dell’anno accademico 1898/99

2.1. La figura di Francesco Maria Pecchi

Dell’ orazione dell’anno accademico 1898/99 pronunciata da Mariani, quale Preside della facoltà di Giurisprudenza, emergono ulteriori aspetti della sua personalità. Egli elogiò la figura del giurista ed ecclesiastico Francesco Maria Pecchi, ne colse l’ingegno, l’integrità morale, e il forte attaccamento alla salvaguardia del bene pubblico.

Francesco Maria Pecchi vide la luce in Battuda il giorno 8 del mese di settembre nell’anno 1618 e morì a Pavia nel 1692. (31)

Nacque da una famiglia umile di cui facevano parte due zii sacerdoti.

Non fu ammesso al seminario vescovile per mancanza di ricchezze, compì allora gli studi letterali e quelli sacri richiesti per accedere al seminario con l’aiuto del fratello del padre, il parroco di Papiago Baldassare Pecchi, a tredici anni Francesco Maria vestì già l’abito ecclesiastico. (32)

Da quel momento ricevette riconoscimenti e impegni sempre più importanti e fu ammirato e tenuto in grande considerazione dalle più grandi cariche pavese sia laiche che ecclesiastiche. Giubilato nel 1687, proseguì a far lezioni sino all’anno 1692, anno in cui morì e fu sepolto nella Cattedrale pavese. (33)

A venticinque anni fu ordinato sacerdote nell’ordine diocesano, dal Vescovo di Piacenza, nel 1649 fu chiamato all’ufficio di canonico nella cattedrale pavese, a 36 anni assunse la dignità di Arcidiacono e di giudice sinodale per le cause civili ed esaminatore sinodale per il clero e di consultore del S.Officio ; giovanissimo ottenne anche la laurea in ultroque.(34)

Fu inoltre il più insigne rappresentante della Congregazione degli Oblati di San Siro (35)

Il suo nome fu perennemente legato alla immortale opera legale De Aqaueductu, poderoso lavoro, consultato con gran vantaggio dai giureconsulti, del quale largamente si avvalse Gian Domenico Romagnosi nei suoi trattati intorno “Alla ragione civile delle acque “ nella rurale economia e sulla condotta delle acque.(36)

Secondo Prelini Pecchinel 1673 pubblicò per la prima volta in Pavia il De Aquaeductu (37), mentre una seconda edizione si ebbe nell’anno 1700 (38), così come si evince nella licenza del Reimprimatur (39)

 Ciò dimostra in quanta considerazione era tenuto Pecchi anche nei confronti degli Organi inquisitori dell’epoca, specie in un ‘opera con connotati in parte scientifici.

Mariani elogiò l’attività scientifica dell’ illustre cattedratico pavese della fine del 1600 e si rammaricò che nonostante avesse scritto per primo un ingente trattato che disciplinava la regolazione delle acque in Lombardia, fu solo Paviaa non ricordare negli anni il nome del Pecchi, in quanto in tutte le regioni d’Italia e anche nei paesi stranieri la sua fama, si diffuse e le sue opere furono tenute in grande conto.(40)

Nella Toscana, gli scritti del Pecchi ebbero negli anni 1839 e 1840 l’onore di un’ edizione fiorentina, In Piemonte l’ Avvocato Giovannetti ne elogiò il contenuto mentre in Francia i giuristi che si occupavano della condotta delle acque e della necessità di supplire le carenze legislative in tale materia, adottarono le dottrine del Pecchi contenute nelDe Acquaeductu.(41)

Il professore Sebastiano Gianzana (42), giurista vissuto a metà del ‘800, sostenne che lo scritto del Pecchi gli fece guadagnare la fama tra i più illustri giureconsulti del 1600, il suo nome però, anche per lui, andò dimenticato troppo presto nella sua città natale, mentre le sue opere erano stimate dai dotti. Gianzana pronunciò queste parole d’elogio per l’opera del Pecchi : ”Questi è per me il vero inauguratore del giure sulle acque. Fu egli invero che radunò i materiali sparsi nei varii statuti, nelle singolari decisioni dei giureconsulti e dei magistrati municipali e collegandole in un sistema. Disciplinò i rapporti nascenti dalle acque in modo che l’interesse particolare avesse il suo tornaconto, il sociale conseguisse il suo scopo …..(leggendo le opere di lui) ciascuno potrà a meno di ammirare la potenza di quella mente, la quale nel dubbio difficilmente errò, gettandosi facilmente nel lato ove stava il senno comune.”(43)

Il De Acqueductu fu uno scritto dottrinale che supplì la carente legislazione coeva sul corretto utilizzo delle acque, soprattutto in una zona agricola come quella del territorio del pavese.(44)

I primi, per Pecchi, che capirono l’importanza delle gestione delle acque per il sostenimento dell’economia agricola furono i monaci cistercensi. (45)

Al tempo in cui visse Pecchi non tutti i monaci ebbero cura delle acque; egli infatti intervenne nella contesa in cui furono coinvolti i frati della Certosa, i quali per propria negligenza nella conduzione delle acque del monastero, danneggiarono gli altri fruitori dell’acqua pubblica.(46)

In tale contesa Pecchi criticò l’ingiustificato dispendio dell’acqua, da parte dei frati, in base il principio, secondo il quale “Il pubblico vantaggio deve andare innanzi all’utile privato” (47)

Nel De Acquaeductu egli seguì il puro schema di diritto romano dividendo il sistema della concessione delle acque pubbliche il tre servitù : di presa, di condotta e di scarico.(48)

Le tre servitù di cui Pecchi descrisse nel suo trattato trovano la loro origine nelle argomentazioni dei giuristi romani e nei commentatori di diritto romani in merito alla definizione di “Acquedotto legale”. Il Pecchi, infatti, nel suo scritto intendeva l’acquedotto, quale istituto con connotazione “legale” che si sostanziava nei vantaggi apportati dall’acqua, una volta immessa nei fondi e dal susseguente complesso di rapporti giuridici da essa originati, in contrapposizione al concetto di “Acquedotto romano” cioè quella colossale opera di mera ingegneria idraulica, consistente in condotti, supportati da colonne creati per trasportare acqua nell’antica Roma esclusivamente per far fronte alle necessità vitali. (49)

Uno dei principi cardine che Pecchi enunciò nella sua trattazione fu quello di sostenere che l’utile del privato deve essere sempre subordinato a quello della società, in tal contesto dichiarò Pecchi:

dal fiume navigabile non si può estrarre acqua senza il permesso del principe; e se la concessione ha reso la navigazione difficile con danno della repubblica, non vale perché contiene la tacita condizione che dalla estrazione non segua grave danno pubblico : quindi la concessione è legittima solo soltanto rispetto all’acqua che sovrabbonda”(50)

Genziana nel suo trattato, individuò nel Pecchi e nel Romagnosi i veri maestri circa l’applicazione delle servitù prediali nei territori lombardi e piemontesi.(51)

Per tale ragione i legislatori piemontesi presero come base le opere dei due maestri dalle quali furono ispirate le leggi pubblicate nel 1804 dal governo italico. (52)

Collaborò alla elaborazione delle stesse l’avvocato Giacomo Giovannetti (53), allievo del Romagnosi, che aveva svolto i suoi studi in materia delle acque nel novarese, in Lomellina e nel vercellese. Il suo lavoro fu talmente apprezzato, che discusso e migliorato da quattro commissioni ispirò la normativa in materia contenuta nel Codice Albertino. (54)

Proprio per la peculiarità agricola della zona padana, Pecchi dovette tener conto di disposizioni già emanate dalle locali autorità circa il corretto uso nel prelevare l’acqua sia dai canali artificiali che dai corsi naturali. Le autorità milanesi infatti nell’anno 1396 approvarono gli Statuti per impedire l’usurpazione delle acque limitato alla costruzione di ogni nuovo canale, più tardi nel 1491 furono emessi Statuti per impedire gli abusi di derivare acque dai fiumi pubblici piuttosto che dai non navigabili. (55)

2.2. L’attualità dell’opera di Francesco Maria Pecchi

I meriti del Pecchi sono riconoscibili nello sforzo di creare una regolamentazione riguardo al governo delle acque, indispensabile per l’economia pavese.

Mariani apprezzò inoltre che il trattato del Pecchi fu scritto alla meta degli anni 50 del 1600, periodo che vide Pavia assoggettata al governo spagnolo,caratterizzato da un forte lassismo e dalla corruzione dilagante nella gestione della “ res pubblica” (56)

Ritornando in Italia osserviamo nell’età pre unitaria l’evolversi della legislazione sulle acque. Il De Aqueductu, successivamente fu la base del trattato scritto da Gian Domenico Romagnosi “ Della condotta delle acque” nel 1823, i cuiprincipi furono poi trasfusiprima nel codice Albertino e poi in quello Italiano del 1865 (57) a cura dell’Avvocato Carlo Negroni degno continuatore del foro novarese delle tradizioni del Giovannetti. (58)

2.3. Riflessioni sull’opera del Romagnosi da parte di Mariani

Nella sua orazione Mariani nell’ elogiare la figura del Pecchi, quale uomo e giurista, non pronunciò frasi altrettanto lodevoli nei confronti di un altro giurista : Gian Domenico Romagnosi.

Nel 1823 il Romagnosi scrisse due opere : “Della Condotta delle Acque” e “Della Ragione delle Acque”.(59)

In quest’ultimo Mariani non riscontrò l’etica, l’umiltà d’animo e il servizio indiscriminato al bene pubblico che elogiò nel Pecchi, ma criticò la sua spregiudicatezza nel riprendere la trama e le conclusioni dell’opera di Pecchi nel farle proprie in particolare nei suoi scritti “Della Condotta delle Acque” e “Della Ragione delle Acque.(60)Nonostante ciò nei suoi trattati il Romagnosi dileggiò Pecchi per il latino usato, ne mise in evidenza gli errori e reputò perfino “bestiali” i principi da lui espressi e “balorde” le sue sentenze.(61)

Mariani, nella sua Orazione, attribuì la causa dell’oblio dell’opera del Pecchi al Romagnosi da lui definito “ Spendido sole che ogni altra stella oscura”.(62)


(31) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 13

(32) ibidem pagg. 14 – 15- 16

(33) Cesare Prelini, San Siro, primo Vescovo della città e diocesi di Pavia, Pavia 1890 Vol. II pagg 335-336

(34) ibidem

(35) La Congregazione oblati di san Siro oppure chiamati di S. Maria Assunta e di S..Siro hanno origine nel XVI secolo dopo che il clero lasciò la vita comune delle canoniche e si ridusse a quella separazione che poteva presentare ostili all’esercizio del sacro ministero, principalmente per la generale scostumanza, introdotta e fomentata dalla depravazione dei tempi, non mancarono in tale contesto uomini pii, ottimi sacerdoti, che si raccogliessero insieme, per essere più solleciti nel sevizio divino, nelle opere di carità, e nel sovvenire ai bisogni della chiesa.

In tale periodo storico, che uomini di vita interamente santa, zelantissimi nell’onor di Dio e della salvezza delle anime, vedendo nel campo della Chiesa la messe da raccogliere essere assai copiosa e gli operai scarseggiare, avvisarono, per mettere a riparo da tanti mali, che invadevano la società, di istituire nuove associazioni di preti, sotto regole speciali, per rifondere nel clero quello spirito si santità, di dottrina, di zelo di disinteresse e di abenegazione, d’onde traggono credito e virtù i ministri del Santuario.

Sorsero le congregazioni dei chierici Somaschi, dei Barnabiti, dei Gesuiti, dei Teatini, dell’Oratorio e altre ancora che tanto lustro recarono alla chiesa.

Sull’esempio della fondazione della Congregazione degli Oblati da parte si San Carlo Borromeo a Milano, sorse a Pavia e per un secolo fiorì la Congregazionedi S.MariaAssunta e di San Siro, detta anche degli Oblati di San Siro.

La prima sede della Congregazione fu presso L’Ospitale Maggiore di San Matteo. Qui si insegnava i principi della fede ai contadini, ai carcerati e il catechismo ai fanciulli .

Prelini, San Siroprimo Vescovo, cit. pagg. 313-314-315

(36) Prelini, San Siroprimo Vescovo, cit. pag 336

(37) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 11

(38) Prelini, San Siroprimo Vescovo, cit. pag 336

(39) Per tutto il XVI secolo l’attenzione della Chiesa si rivolge principalmente alle opere di carattere religioso e dottrinale, nel tentativo di arginare appunto le conseguenze della Riforma.È in quest’ottica che nel 1501 papa Alessandro VI fissa i principi della censura preventiva con la bolla Inter multiplices, diretta agli arcivescovi di Colonia, Magonza, Treviri e Magdeburgo. Questi principi verranno estesi a tutto il mondo cristiano nel 1515, durante il Concilio Laterano V, per effetto dell’enciclica di papa Leone X, Inter sollicitudines. Il controllo censorio fa rigorosamente capo a Roma e viene svolto dal Maestro del Sacro Palazzo e dai vescovi, estendendosi ad un vasto territorio. .I principi della censura preventiva vengono negli anni precisati da ulteriori regole allegate agli indici dei libri proibiti. Solo i libri riportanti l’imprimatur, l’autorizzazione ecclesiastica alla stampa, possono circolare ed essere letti liberamente. Il 21 luglio 1542, con la bolla Licet ab initio, papa Paolo III istituisce l’Inquisizione romana. Il tribunale, fortemente centralizzato, ha rappresentanti in ogni diocesi ed è preposto alla repressione dell’eresia.ll controllo sulla carta stampata interessa naturalmente anche ai sovrani, che intendono rafforzare le proprie strutture assolutistiche; ed è proprio sulle controversie giurisdizionali tra potere religioso e potere politico che si gioca la reale efficacia della censura nei primi secoli della storia della stampa. Nel 1486 viene istituito il privilegio di stampa, una forma di diritto di pubblicazione esclusiva di un titolo, che salvaguarda gli interessi di chi investe nel libro; nel 1516 viene nominato un revisore per i libri umanistici, il quale garantisce la qualità letteraria dei testi; mentre il 29 gennaio 1527 il Consiglio dei Dieci decreta l’obbligo della licenza di stampa per evitare la pubblicazione di opere “disoneste e di mala natura”, istituendo così la prima forma di censura preventiva di Stato. Dal 1562 la lettura dei testi è affidata a tre revisori con competenze specifiche in termini di religione, politica e morale. Da www.storiadellastampa.unibo.it

(40) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 6

(41) ibidem pag. 16

(42) Avvocato e docente di procedura civile autore “ La teorica delle acque private” Torino : UTE, 1884. – VIII, op. che in seguito sarà ampiamente citata.

(43) Prelini, San Siroprimo Vescovo, cit. pagg 336 – 337

(44) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag..23

(45) ibidem pag..37

(46) ibidem

(47) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 27

(48) ibidem pag.38

(49) Sebastiano GIANZANA, La teoria delle acque private, Torino: UTET, 1884, – VIII pag. 477

(50) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 41

(51) Gianzana, La teorica delle acque private, Torino 1884, cit, pag. 477

(52) ibidem pag. 499

(53) Giacomo Giovanetti nacque ad Orta (NO) nel 1787 in una famiglia della borghesia professionale: il padre Giulio era medico chirurgo repubblicano e illuminista. Giacomo fu invece giurista insigne, storico non privo di talento e studioso attento dei fenomeni economici del suo tempo. Egli studiò all’Università di Pavia dove si laureò in Giurisprudenza nel 1807 e subito iniziò una carriera giudiziaria che lo portò a Trento come Regio Procuratore fino al 1814. Il Giovanetti si formò alla scuola del Romagnosi da cui mutuò la fede nel progresso e l’attenzione ai problemi politici e sociali che caratterizzarono la sua cultura e la sua opera. Spirito autenticamente liberale, divenne confidente e consigliere di re Carlo Alberto sospingendolo sulla via delle riforme concesse nell’ottobre del 1847 e fu tra i primi a credere in una missione italiana del Piemonte, militando tra i moderati. Avvocato, senatore, letterato e storico egli fu protagonista del Risorgimento al fianco di Cavour, morendo a Novara il 22 gennaio 1849.

Archivio di Stato di Novara www.archivi-sias.it

(54) Gianzana, La teorica delle acque private, cit, pag. 499

(55) Ibidem pag. 490

(56) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 31

(57) ibidem pag. 42

(58) Gianzana, La teorica delle acque private, Torino 1884, cit, pag. 499

(59) ibidem pag. 499

(60) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 8

(61) ibidem

(62) Storia dell’Ateneo Pavese – un secolo di annuari – 1859 –1959. www.unipv.it anno accademico 1898 –99 pag. 6

Autore: Giustiniano-Paola Bernuzzi

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