Assistenza infermieristica e carcinoma tiroideo differenziato

Introduzione all’assistenza infermieristica ed al carcinoma tiroideo differenziato

Trattamento chirurgico carcinoma tiroideo

VALUTAZIONE PREOPERATORIA:

A.1. Analisi dei fattori di rischio

Le casistiche più recenti dicono che la sopravvivenza libera da malattia clinica degli adulti con CTD è pari a circa il 90% a 10 anni. Una piccola percentuale mostra persistenza biochimica di malattia e una ridottissima parte, va incontro a decesso.

Allo scopo di identificare i soggetti ad alto rischio di recidiva o di mortalità tumore-specifica e di pianificare il trattamento e il follow-up più idonei, devono essere presi in esame fattori quali età, caratteri istologici ed estensione della neoplasia. 9

L’età al momento della diagnosi è uno dei fattori prognostici più importanti nei pazienti con CTD: i rischi di recidiva e di decesso accrescono con l’età, particolarmente dopo i 45 anni. (tuttavia, limitatamente alle sole recidive regionali, i bambini e gli adolescenti presentano un rischio più elevato degli adulti).

Riguardo all’estensione del tumore, Il rischio di recidiva e quello di mortalità tumore-specifica si correlano in modo indicativo con le dimensioni dello stesso, la presenza di metastasi linfonodali, l’invasione extratiroidea e le secondarietà a distanza. 11

 

A.2. Indagini preliminari all’atto operatorio

In tutti gli ambienti in cui ciò sia possibile, è auspicabile la costituzione di un team multidisciplinare costituito da un endocrinologo, un medico nucleare e un chirurgo esperto in neoplasie del collo. A tale team dovrebbero poi afferire citopatologi, anatomo-patologi, specialisti in diagnostica per immagini e personale infermieristico esperti nella gestione di pazienti con carcinoma tiroideo o patologia oncologica.12

Le principali indagini preliminari all’atto operatorio di tiroidectomia totale (da valutare caso per caso) sono le seguenti:

– Ecografia del collo:

1) esame della tiroide,

2) studio ecografico della regione cervicale (per la ricerca di linfonodi sospetti per metastasi),

3) agoaspirazione delle lesioni tiroidee coesistenti e di eventuali adenopatie con esame citologico e dosaggio della tireoglobulina (Tg) sul liquido di lavaggio dell’ago.

– Laringoscopia indiretta:

Per valutare la motilità delle corde vocali prima della terapia chirurgica.

– Dosaggio del PTH e della calcemia:

Per documentare il funzionamento delle paratiroidi prima del trattamento chirurgico.

-Dosaggio della calcitonina sierica:

Per escludere (soprattutto in caso di reperto citologico di neoplasia follicolare) un carcinoma midollare della tiroide.

INTERVENTO CHIRURGICO:

B.1. Chirurgia del tumore primitivo: tiroidectomia totale

Il carcinoma tiroideo differenziato ha una lenta evoluzione e prognosi generalmente buona, ma resta comunque una neoplasia potenzialmente letale in una percentuale di casi non trascurabile. 13

Pertanto il trattamento iniziale deve soddisfare i seguenti requisiti:

– essere il più radicale possibile per eliminare tutti i focolai tumorali,

– tendere a ottenere una guarigione definitiva,

– essere associato a bassa incidenza di recidive locali e metastasi a distanza,

– permettere un’ottima qualità della vita, evitando complicanze iatrogene.

Il trattamento iniziale del carcinoma tiroideo differenziato è chirurgico e si basa sulla tiroidectomia totale o “quasi – totale”.

Per “tiroidectomia quasi – totale” s’intende la rimozione completa della ghiandola, tale da lasciare in sede una minima quantità di tessuto tiroideo per proteggere il nervo laringeo ricorrente in circostanze tecnicamente difficoltose.

La frequente multicentricità del carcinoma papillare e la precoce diffusione linfonodale rendono la tiroidectomia totale con svuotamento del compartimento linfonodale centrale l’intervento chirurgico di eiezione.

L’indicazione alla linfectomia laterocervicale, viceversa, è rappresentata dall’evidenza ecografica con conferma al FNA di linfonodi metastatici. 40

Interventi parziali non seguiti da terapia ablativa con 131I, comunque, rendono impossibile un adeguato follow-up, infatti, la presenza di tessuto tiroideo residuo rende privo di significato l’esecuzione di una scintigrafia totale corporea e della tireoglobulina.

La principale obiezione alla tiroidectomia totale è la possibilità di complicanze chirurgiche a carico delle paratiroidi (ipoparatiroidismo) e dei nervi laringei ricorrenti (paralisi cordale).

B.2. Lavalutazione post-operatoria

Tutti i pazienti devono essere valutati nell’immediato post-operatorio allo scopo di instaurare la terapia ormonale, accertare la presenza o assenza di complicanze chirurgiche e prendere visione dell’esame istologico definitivo.

Il personale infermieristico dovrà essere istruito a cogliere la presenza di sintomi o segni di tetania subclinica e a controllare nelle 12 ore successive all’intervento l’assenza di emorragia nel letto tiroideo.

Il referto anatomo-patologico deve essere valutato con attenzione, con particolare riferimento alle indicazioni riguardanti l’istotipo (papillare, follicolare, insulare, anaplastico); il grado di differenziazione (ben differenziato, scarsamente differenziato, poco differenziato); la variante istologica; le dimensioni della neoplasia; l’angioinvasività e la necrosi; il superamento della capsula tiroidea e l’infiltrazione delle strutture adiacenti; la presenza di metastasi linfonodali (sede e numero). 41

Tale valutazione consente di eseguire una stadiazione sulla base della classificazione TNM. Questa stadiazione è in seguito integrata dai dati ottenuti dalle indagini strumentali post-operatorie e dall’eventuale scintigrafia totale corporea post-dose radioablativa (in grado di evidenziare metastasi linfonodali di piccole dimensioni non diagnosticate in fase pre-chirurgica). 39

Autore: Sara

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