Ettore Majorana, la scomparsa
La scomparsa di Ettore Majorana

da | 19 Mar 2009 | Società | 0 commenti

Stima della genialità

Indice

Consideriamo una costante, definiamo in questa circostanza costante la forza S.

Si intende per S scienza, pensata come progettualità vitale e durevole ovvero personificazione esistenziale di una professione intellettuale.

Consideriamo altresì una variabile U, ovvero uomo, che mettiamo in relazione con la contingenza storica e culturale, t , e che rappresenta il capitale umano, calcolato come apparato formativo.

Infine procedendo al raschiamento di tutto il superfluo, ci concentriamo sulla seconda variabile, posta come divisore dei termini suddetti, S; U(t-1), ovvero l’errore, che non consideriamo fisso, costante, ma in funzione della percezione di un arco temporale costruito sul senso di durevolezza e di capacità, k*r (t) detta, semplicemente, occhiata retrospettiva e che rappresenta il giudizio di valore. Questi sono i fattori che determinano il significato della genialità.

Nel senso comune genio è semplicemente colui che è la sua mansione e non colui che fa.

Quindi è genio chi impersonifica la sua professione, ovvero ne rende ragion d’essere e non ragion d’uso pratico. Questa è una definizione corretta, innegabilmente vera e al contempo sufficiente e necessaria.

Ma cos’è però la genialità e come si misura?

Scriviamo la funzione:

majorana

Dunque:

Il genio umano G è funzione di una costante S, valore intrinseco della Scienza, valore praticamente immutato e immutabile, e di una variabile U(t-1) che tende a dinamizzarsi e ad assorbire le onde culturali di determinate epoche storiche, tutto diviso  k * r(t).

Al numeratore compaiono due termini, interessanti certo, ma indisponibili, poiché il giudizio di genialità è un giudizio storico, fatale, che si riverbera passivamente sul prospetto attuale ed ignora il futuro. In pratica è la stima del giudizio storico, di fatalità, a determinare i criteri di sintesi e di valutazione che adottiamo costantemente. Tale giudizio storico è legato in maniera inversa al giudizio di valore.

Il senso di genialità è determinato in toto da un giudizio di valore a posteriori, è il valore k* r(t) che determina la stima effettiva del livello di genialità di un perido determinato. Il giudizio storico, che da ora chiameremo fatale, è indicizzato ad un giudizio contemporaneo che chiamiamo k* r(t), tale giudizio però è fondamentalmente legato ad una percezione di sé strutturata su una idea di durevolezza e capacità dipendente anch’essa dall’epoca in cui il soggetto elabora il giudizio.

Di fatto la genialità dipende esclusivamente da un giudizio di valore che non viene dato dopo  un’analisi delle prime due componenti dell’equazione(numeratore), bensì si origina dalla percezione temporale delle proprie capacità, che servono da misura intellettuale. Io stimo quanto so in base a quanto sapevano e sanno coloro che mi circondano, ed uso tale stima per dare un giudizio di valore attuale(implicito) e fatale(esplicito).

C’è una relazione bidirezionale tra k*r(t) e G, la formazione di k *r(t) dipende parzialmente anche da G e viceversa.

Se alla funzione sopra descritta togliamo il denominatore rimangono S e U(t-1), quindi diviene chiaro che genialità corrisponde direttamente al valore che si dà alla scienza e alla qualità della preparazione umana. Facendo un semplice esempio diremmo che ai tempi dell’Accademia di Platone il valore G(t-1) dati i dati disponibili è praticamente insignificante se paragonato ad oggi.

Di fatto il valore U(t-1), preparazione, educazione umana, calcolato come apparato capitale non rende giustizia alla verità, si rende perciò necessario inserire il valore k*r(t), che è comunque fondamentale ed effettivamente inerente al problema.

In questo modo da un’ analisi quantitativa si passa ad un’ analisi qualitativa.

Il valore di G(t-1) inserendo nella funzione la k*r(t) è perciò un giudizio meramente qualitativo che si struttura secondo una semplice relazione. La k*r(t) è fondamentale anche perché altrimenti si potrebbe erroneamente pensare che oggi, dato il valore di U(t), siamo totalmente circondati da geni imperituri.

Quindi scomponendo il denominatore di (1):

majorana2

Ovvero la convinzione che si ha del passato, la quale è tendenzialmente positiva rispetto al presente.

Quindi k è un valore positivo che tende ad essere sovrastimato da retaggi culturali decadentistici.

majorana3

Il valore  r(t) è  plasmato da un fattore culturale molto dinamico e che vede  un andamento progressivo. Con r(t) intendiamo, per chiarezza, il senso di fretta e di produttività commistionato con il valore di capacità, la capacità(giudizio di valore implicito) aumenta al crescere della produttività. Il valore r(t) è la stima di sé nell’oggi che si regola sul numero dei risultati raggiunti.

Poiché è un valore molto volatile e in crescita vertiginosa si è ironicamente definito occhiata retrospettiva.

La componente k è definibile parte costante dell’errore, perciò trascurabile, mentre è r(t) che varia ed oscilla fortemente sempre più in alto.

Tornando al problema di stima del valore fatale, genialità, ricordiamo che è un valore storico esplicito, un giudizio a posteriori circoscritto ad un periodo passato, determinato ed inerente un gruppo o un singolo individuo.

La volontà di pensare al giudizio fatale come un giudizio storico è verificata anche dalla consuetudine di epocalizzare, da epochè, la contemporaneità ovvero di sospendere i giudizi espliciti di valore sul vivente, conservando quelli impliciti, r(t).

Poiché i valori del numeratore sono indisponibili a determinare il valore di G(t-1) è il denominatore che lo determina, denominatore che in sé raccoglie una componente che abbiamo definito errore costante, giudizio storico a priori, ed una seconda parte dinamica che cresce al crescere di r(t) e che contiene tutta una forma mentis pragmo-produttivistica.

Più passa il tempo più k*r(t) cresce, più k*r(t) cresce più il giudizio di valore fatale si riduce, più si riduce G(t-1) più cresce k*r(t), dato che sono legate in modo bi-direzionale e inverso.

Più penso che si stia avanzando nella scienza oggi, più riduco la stima della genialità passata, più riduco tale stima, più cresce il giudizio di valore attuale(implicito) e il giudizio fatale diviene mito a-naturale.

Le ultime due parole fissano una condizione mentale che potrebbe, se l’equazione fosse corretta, animare una nuova deriva elitaria. Il punto debole di ogni fondamentalismo, ovvero la sua forza, sta nel separare, mai nell’unire. Se iniziamo a dare giudizi di valore di tipo a-naturale, mitico, compiamo una violenza simile a quella che si attua costantemente nella divinizzazione o nella demonizzazione delle persone da un punto di vista etico. Se dividiamo in classi stagne le facoltà personali rischiamo semplicemente di legittimare un ordine gerarchico che in pratica non trova nella legittimazione legale un fondamento sufficiente.

Eppure molti sono i sintomi che mi fanno supporre che l’esercizio del potere si stia pianificando su un basamento di spocchia intellettuale nutrito dal carisma del cinismo e dell’irrequietezza, carisma che intontisce una labile stirpe di pensatori violati nell’unicità del pensiero.

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