Ettore Majorana, la scomparsa
La scomparsa di Ettore Majorana

da | 19 Mar 2009 | Società | 0 commenti

Prove della scomparsa di Majorana

Indice

La prova cardine che dimostra l’uso improprio dell’espressione “genio” l’ha data proprio il fisico italiano Enrico Fermi in un talking con Cocconi poco tempo dopo la scomparsa di Majorana.

Il celebre epigramma di Fermi sulla genialità fa coincidere la personalità di Majorana con quella dei grandi, Galilei e Newton, però con una deficienza che l’ha condotto alla dissoluzione e tale mancanza altro non è che il buon senso.

Tra i due vi era una strutturata diversità, Fermi rappresentava l’accademico geniale ed impegnato, Majorana il solitario, l’incapace al lavoro di gruppo, la mente esterna.

Cosa significa, dunque, prova cardine, per una espressione di per sé ragionevole?

Bè in quella frase, resistita al tempo, vi è una scala di valori tra soggetti immersi nella stessa sostanza, una scala che separa il merito dall’incapacità congenita.

Vi sono persone che possono ed altre che non ce la fanno, nemmeno usurando al massimo la volontà. La cosa però ha un senso se si rapporta a qualcosa di definito; qual è il risultato che attribuisce la nomea di genio e il risultato mancato che invece condanna all’incapacità congenita?

Badate non voglio dire, assolutamente, che esista un’ eguaglianza sostanziale nel prodotto creativo umano, non sarebbe accettabile pensare che Proust sia paragonabile a uno dei tanti di oggi, ma badate che il discriminante qualitativo non è nel risultato ma nel metodo e nell’empatia.

Che la Luna abbia i crateri ci è indifferente, importante è aver puntato l’occhio attraverso una lente.

Il risultato che attribuisce l’etichetta di genio è compreso, per caso, nel numero delle pubblicazioni scientifiche? Non parliamo delle teorie che praticamente hanno una fortuna durevole il tempo di una stagione, sono le pubblicazione e le cattedre ad attribuire valore al significato di risultato?

Ovviamente no, ma oggi è proprio così.

Qual è quindi la prova regina che dimostra la dissoluzione di Majorana?

Leonardo Sciascia adduce un’indicazione convincente, dà una chiave di lettura che scavalca i balzelli cronistici e riesce a palesare una verità, che è la ragione stessa che dimostra la sostanziale ed irriducibile complessità della scienza.

Riprendiamo la definizione che, ironicamente, ho definito, comune, di genio.

Genio è colui che impersona quella che è la sua mansione.

Dimentichiamoci le parole e ammettiamo come vero il fatto che qualitativamente esistano persone che fanno e persone che sono il loro mestiere.

Sono costoro uguali? No.

Non possono essere uguali, poiché i primi, i facenti arte, conservano un destino distinto rispetto a ciò che fanno, i secondi, gli essenti arte, fondono la loro vita con la mansione intrapresa(non sono affatto pochi e rari).

Un genio è perciò, semplicemente, colui che si destina alla dissoluzione man mano che dipana i misteri della sua arte. La vita in sé, scorporata dal lavoro, si consuma con la scoperta.

Che fardello porta colui che la vita lega ad un sogno? Porta un fardello dal peso maggiore poiché le scoperte della scienza che impersona sono consumo di una vita, predestinata ad essere perciò più breve.

Sciascia suggerisce questo tormento ricordando un giovane e precoce Stendhal:

“ Prendiamo Stendhal. E’ un caso il suo di doppia precocità ritardata al possibile. Doppia perché precoci saranno pure i suoi libri. [..] di questa seconda precocità Stendhal è cosciente.

All’altra di cui ha premonizione e paura, tenta di sfuggire in tutti i modi. Perde tempo. Si finge ambizioni carrieristiche e mondane. Si nasconde. Si maschera. Rampa per plagi e pseudomini.[…] ”

Di cosa parla? Quale precocità?

Sciascia si riferisce alla consapevolezza di portare dentro un qualcos’altro oltre la vita.

E Majorana, dice in un passo precedente, questa scienza la portava dentro sé, custodita da un orrendo destino.

Definire una teoria, abbozzata nella mente o su cartoncini volanti, scriverla, chiarirla, dipanare un mistero, avvicinarsi ad una verità poteva rappresentare per Majorana il preludio alla morte.

Come l’amore, ottenuto nella sua infinita pienezza, ci consegna all’oblio, così pure questo vivere incantato assieme ad un amore infinito ed indissolubile può, per chi completa l’opera, essere un delitto contro sé stessi.

Non si tratta, certo oramai l’effettiva scomparsa da questo mondo ce lo consente, di suicidio, ma di dissoluzione, una dissoluzione però che nel caso di Majorana rappresenta qualcosa di più, un che di epopeico.

Non finisce con lui la felice stagione dei ragazzi di via Panisperna, nemmeno l’epoca di un’Italia giovane e vitale, finisce con lui l’era della fisica classica.  Un epilogo infelice, atomico, direte voi, ma non è così. La dissoluzione di Ettore Majorana, come per l’epopea omerica, segna il tramonto dell’unicità.

Ettore, che in sé possiede tutti gli attributi “Umani”, muore davanti al mito, così la scienza moderna, Ettore si dissolve e in una breccia feroce le sue membra corporee si consumano ignobilmente.

Majorana, no, forse studiando le correnti, ha lasciato che la storia si evolvesse e che la beffa atroce venisse velata da anomali moti marini, e discioltosi così nelle onde ha superato il mito.

Non è nella Bomba la fine della scienza, affatto.

Se cara Amica, per genio intendi costoro, allora sappi che sono i più umani.

Tutto ciò che converge all’Uno, alla sintesi, tutto ciò che vuole riordinare il caos dell’incomprensibile è umano.

Genio è colui che sa Integrare e Scomporre il pensiero, ma questa capacità si ottiene solo conservando un margine di libertà infinita.

Mantenendo un principio di totalità si assume su di sé la colpa, scomponendo e basta si elimina la responsabilità.

Alcuni scenziati si rifiutarono di costruire la bomba, altri la fecero.

Dimmi, chi sono i Geni?

Ringrazio Laura per la pazienza e l’innegabile contributo


Nota dell’editore: questo splendido articolo filosofico, ricco di energia e sprizzi d’intelletto, è stato scritto (come potete vedere dalla data riportata in fondo a ciascuna pagina) prima di apprendere dai media che Majorana potrebbe, forse, aver passato gli ultimi anni della sua vita in Amercia Latina, lontano da tutti. Ciò arricchisce ulteriormente l’articolo, gratificandone l’autore, perchè la “dissoluzione” di cui si parla e si argomenta dettagliatamente nel testo sembra proprio quel nascondersi al mondo che il grande fisico ha voluto cercare con la sua sparizione.

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