Fattori di attrazione degli investimenti esteri in Irlanda
Una tesi di laurea sui fattori di attrazione degli investimenti esteri in Irlanda

da | 12 Mag 2005 | Società | 0 commenti

Armonizzazione fiscale

CAPITOLO PRIMO

I PROBLEMI DI ARMONIZZAZIONE E CONCORRENZA FISCALE NELL’UNIONE EUROPEA

1.1 Introduzione.

Cesare Cosciani, in un suo celebre lavoro del 1958 [3], scriveva: “… l’armonizzazione della legislazione della imposizione diretta potrebbe venir imposta solo se si dimostrasse che i diversi sistemi di tassazione sono tali da provocare distorsioni economiche nei rapporti economici tra i paesi della comunità europea… ecco perché un’armonizzazione nella imposizione diretta sembra meno necessaria (rispetto alla tassazione indiretta), e tutto fa ritenere che il problema non si porrà”.

Oggi, a distanza di oltre quarant’anni sembra facile dire che Cosciani si sbagliava. Paradossalmente però, considerando il contesto politico in cui vennero fatte queste riflessioni, una simile affermazione era più che legittima [4].

Non va infatti dimenticato come, sino a mezzo secolo fa la situazione in Europa fosse profondamente diversa da quella attuale.

[3] Cfr. C. Cosciani, “Problemi fiscali del mercato comune”, Milano 1958.

[4] Cfr. “Integrazione economica e convergenza dei sistemi fiscali nei paesi U.E.”, Consiglio Nazionale Ragionieri Commercialisti, Giuffrè Milano 2000.

Allora la mobilità dei capitali e del lavoro erano molto scarse, e le economie nazionali ancora chiuse all’interno dei propri confini. Non si poteva dunque immaginare quale distorsione, all’allora mercato comune, avrebbero potuto provocare divergenze nei tassi e nelle politiche fiscali, o per quale motivo si dovesse parlare di armonizzazione fiscale quando la globalizzazione del mercato era ancora sterile.

Oggi la situazione è cambiata profondamente. C’è una moneta unica, una politica economica accentrata a livello europeo, una globalizzazione dei mercati agevolata da una diffusione in tempo reale delle conoscenze, dal miglioramento delle vie di comunicazione e da tanti altri fattori che hanno di fatto “rimpicciolito” l’Europa. In un simile contesto è facile capire come negli ultimi decenni siano sorti dei problemi che, come visto sopra, fino a poco tempo fa non si sarebbero mai posti.

Si capisce dunque come la politica economica della U.E. sia determinata, almeno formalmente, da un interesse che va al di là delle necessità del singolo paese. Dovrebbe cioè tenere conto del contesto internazionale di cui ogni nazione è parte stabile. Dico “dovrebbe” perché la realtà dei fatti è profondamente diversa da quanto appena detto.

Nonostante i molti buoni propositi adottati dall’Unione Europea e relativi ad una armonizzazione delle politiche fiscali, punto cardine della trattazione che si vorrebbe compiere in questo capitolo, si deve subito precisare che la necessità da parte di molti paesi europei di promuovere lo sviluppo industriale, ha fatto si che negli ultimi anni si sia visto un proliferare sempre maggiore di nuovi “veicoli” giuridici, diversi da stato a stato [5], atti a incentivare investimenti produttivi da parte delle imprese sia nazionali che estere.

Ecco quindi che, contrariamente ai richiamati principi di armonizzazione, ogni investitore si trova oggi nella situazione di dover compiere una attenta analisi dei sistemi tributari presenti in Europa, per poter valutare le diverse prospettive offerte dalle varie localizzazioni.

A ciò si aggiunga che oltre alle politiche fiscali, un eventuale investitore dovrà considerare anche i problemi relativi agli incentivi di stato, ossia tutti quei benefici conferiti con un atto della pubblica autorità ad una impresa operante sul mercato [6].

Il Rapporto Monti e la Relazione OCSE sono stati pensati proprio al fine di prevenire ed eliminare ogni eventuale distorsione della concorrenza infra – comunitaria che tali politiche fiscali o alcuni incentivi di stato possono generare; ecco perché prima di analizzare ciò che la politica fiscale irlandese sta innestando all’interno della UE, è necessario studiare accuratamente quanto contenuto nei suddetti documenti.

[5] Cfr. “I regimi tributari delle società holding in Europa”, Fidinam Group, 1998.

[6] “E’ un intervento atto ad alleviare o a far venire meno degli oneri che in condizioni di libero mercato graverebbero su un’impresa, intendendosi quindi non solo le sovvenzioni, ma anche le altre misure che facilitano le aziende riducendo i costi o i rischi per l’imprenditore.” Cfr. “Il Sole 24 ore”, Lunedì 11 Settembre 2000, n.247, articolo a cura di P. G. Valente.

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