Attività commerciale e non commerciale
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Quando un’attività non è considerata commerciale
Una delle questioni fiscali più importanti riguarda il confine tra attività sociale e attività commerciale.
Un ente del Terzo settore può infatti svolgere attività economiche, ma deve evitare di trasformarsi di fatto in una vera impresa.
In linea generale un’attività è considerata non commerciale quando:
- è svolta per finalità sociali
- non produce utili sistematici
- i ricavi servono solo a coprire i costi.
Se invece l’attività genera profitti significativi e continuativi, può essere considerata commerciale e quindi tassata come attività d’impresa. Inoltre, si guarda pure ai prezzi: se questi sono simbolici o comunque non superiori ai costi di diretta imputazione, tende a mantenere una natura non commerciale, ma va analizzata caso per caso secondo le nuove tabelle ministeriali.
Questo principio serve a evitare che le agevolazioni fiscali vengano utilizzate impropriamente.
Per quanto riguarda il trattamento IVA, il passaggio fondamentale è l’abbandono del regime di “esclusione” a favore di quello di “esenzione”.
Ecco il punto chiave: dalle “Esclusioni” alle “Esenzioni”.
Questa è la novità più impattante. Molte attività che prima erano considerate “fuori campo IVA” (cioè invisibili per il fisco) ora rientrano nel campo di applicazione dell’imposta, ma sono esenti.
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Cosa cambia? Anche se non si paga l’IVA, l’ente deve ora adempiere agli obblighi formali: apertura della Partita IVA, fatturazione (anche elettronica) e tenuta dei registri.
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Per chi? Riguarda soprattutto le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate verso i soci, associati o partecipanti, dietro pagamento di corrispettivi specifici.


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