Tutte le “Carte” di pagamento
Vediamo come si distinguono le carte di pagamento (di credito e di debito)

da | 25 Lug 2021 | Banca e bancari | 2 commenti

Si fa presto a dire Carta di pagamento, intendendo con questo termine l’ormai insostituibile tessera plastificata da tenere nel portafogli per tutte le esigenze di spesa che ci possono capitare. Soprattutto quando si va in vacanza o comunque ci si trova lontano da casa e quando si deve fare una transazione via rete, su Internet.

Ma quante carte di pagamento (moneta elettronica) esistono e quali sono le specifiche caratteristiche di ciascuna di esse?

Volendo semplificare, i tipi di carta in circolazione sono i seguenti:

  • Carta di debito (o Bancomat)
    Necessita di un conto corrente di appoggio delle transazioni effettuate. Non è una carta di credito (v. punto successivo), perché il suo utilizzo nei pagamenti non dà origine ad un credito. È semplicemente un mezzo sostitutivo dei contanti nelle operazioni. Quindi quando la si usa l’addebito sul conto avviene con la stessa data (valuta) del giorno in cui è avvenuto il pagamento presso l’esercente. In Italia è chiamata anche tessera Bancomat perché storicamente, oltre ad essere utilizzata presso i negozi mediante l’apparecchio dedicato detto POS, ha avuto grande uso come strumento di identificazione agli sportelli Bancomat (ATM) per il prelievo di contanti. Oggi, con il maggior uso della moneta elettronica nelle transazioni commerciali, a scapito delle banconote, sta venendo meno il suo utilizzo presso i Bancomat, tant’è che le grandi banche stanno riducendo significativamente il numero degli sportelli automatici di vecchia generazione.
  • Carta di credito
    Necessita di un conto corrente di appoggio delle transazioni effettuate. La carta di credito è un mezzo di pagamento che genera un credito ad ogni suo utilizzo. Infatti, l’addebito in conto delle operazioni effettuate avviene generalmente il mese successivo. Di conseguenza, la Banca deve comunque svolgere un’istruttoria di fido, sia pur semplificata. al momento del rilascio della carta, potendola anche rifiutare quando il cliente non possiede merito creditizio. È ormai molto utilizzata come moneta (elettronica) nei pagamenti, anche per importi modesti, perché permette di non portare con sé quantità elevate di contanti, con tutto quello che ciò implica in fatto di sicurezza. Indispensabile (ed utile) soprattutto quando si va all’estero, perché evita di comprare (cambiare) e trasportare valuta estera: è sufficiente andare allo sportello ATM e prelevare contanti in valuta locale.
  • Carta prepagata (o carta Tasca)
    Vale per la carta prepagata tutto quello che si è detto per la Carta di credito con l’unica, importante, differenza che la Tasca non necessita di un conto corrente di appoggio. Essa può quindi essere rilasciata anche a chi non possiede un conto bancario, perché, come dice il nome, funziona da carta ricaricabile, cioè la si usa normalmente per i pagamenti ma accoglie anche versamenti. Versamenti che possono essere fatti allo sportello oppure, più comodamente, direttamente on line mediante l’home banking o altre modalità elettroniche (ad es. attraverso Paypal). È nata per la sicurezza delle transazioni su Internet, in quanto il suo uso in rete evita di fornire i dati del conto corrente di addebito e pertanto, nel caso di un eventuale furto di dati, l’hacker può al massimo appropriarsi dell’importo a credito della carta prepagata, ma non ha la possibilità di accedere al saldo del conto corrente in essere presso la Banca.
  • Carta prepagata con IBAN
    Vale per la carta prepagata con IBAN tutto quello che si è detto per la carta prepagata normale con l’unica differenza che la Carta prepagata con IBAN è appunto dotata di questo importante codice interbancario. Caratteristica che permette alla Carta con IBAN di fare e ricevere bonifici direttamente su di essa, senza l’esigenza di possedere (o indicare) un conto corrente sul quale farli transitare.
  • Carta revolving
    La Carta revolving non ha avuto in Italia il successo che invece la caratterizza in altri Paesi, soprattutto quelli anglosassoni. La Carta revolving è infatti una forma di credito al consumo. Ogni volta che la si usa presso il POS dell’esercente per l’acquisto di beni o servizi (in genere di tipo durevole, come ad es. un’automobile o un elettrodomestico) non avviene l’addebito sul conto corrente, perché automaticamente parte una forma di finanziamento rateale – sostanzialmente un prestito personale sotto forma di mutuo a breve – alle condizioni di tasso e di durata preventivamente stabilite al momento del rilascio della Carta revolving da parte del finanziatore o concordate caso per caso, all’interno di un ventaglio di possibilità, direttamente con il negoziante al momento dell’acquisto. Come si diceva, la vendita a rate di beni durevoli mediante l’uso della carta revolving è ormai la prassi in altri Paesi, ma in Italia è una modalità di credito al consumo che non ha (ancora?) preso piede.

2 Commenti

  1. claud

    Perchè la carta revolving non ha avuto successo.
    Ci si è mai chiesti qual’è il tasso di interesse generalmente applicato ?

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    • Steve Round

      Sì, è quello il motivo principale per cui le carte revolving in Italia non hanno preso piede: tassi di interesse troppo alti.

      Rispondi

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