L’Italia cresce poco. Cresce “zerovirgola”. Un’espressione che purtroppo descrive bene il nostro PIL: una crescita che spesso non arriva nemmeno all’1%.
Le cause sono molteplici, ma ce n’è una strutturale che incide direttamente sulla competitività delle imprese: il costo dell’energia.
Le imprese italiane pagano l’energia più di molti altri Paesi europei. E quando l’energia costa di più:
- aumentano i costi di produzione
- diminuiscono i margini
- si riduce la competitività
- si comprime la crescita economica
Ma perché in Italia l’energia costa così tanto?
La risposta sta nel meccanismo di formazione del prezzo nel mercato energetico europeo, fondato sul cosiddetto prezzo marginale.
Come si forma oggi il prezzo dell’energia
Il mercato energetico funziona così (semplificando al massimo):
- le imprese produttrici offrono energia indicando il prezzo minimo al quale sono disposte a venderla
- le offerte vengono ordinate dal prezzo più basso al più alto
- si accettano le offerte fino a coprire la domanda
- il prezzo pagato a tutti è quello dell’ultima offerta necessaria a soddisfare la domanda (prezzo marginale), che di fatto è quello più alto
Il problema è evidente:
se per coprire la domanda serve anche energia prodotta con il gas (che ha costi più elevati per via degli altissimi diritti di estrazione da pagare), sarà il prezzo del gas a determinare il prezzo per tutti, anche per chi produce energia rinnovabile a costi inferiori (perché le rinnovabili non hanno il problema – ed il costo – dell’estrazione).
Vediamo un esempio semplificato.
Esempio con mercato unico (sistema attuale)
Domanda totale: 100 MWh
|
Fonte energetica |
Quantità offerta (MWh) |
Costo di produzione (€ / MWh) |
Ordine di merito |
|
Fotovoltaico |
30 |
40 |
1° |
|
Eolico |
30 |
45 |
2° |
|
Idroelettrico |
20 |
50 |
3° |
|
Gas |
40 |
110 |
4° |
Per soddisfare la domanda di 100 MWh servono anche 20 MWh prodotti a gas.
Il prezzo finale di mercato sarà 110 €/MWh per tutti.
Quindi:
- anche chi produce a 40 €/MWh viene pagato 110
- il prezzo dell’energia riflette il costo del gas
- il sistema è “agganciato” alla fonte più costosa
Questo meccanismo è altamente distorsivo a causa delle forti differenze di costo tra rinnovabili e fonti fossili, perché, ripetiamo, il costo del gas risente dei diritti di estrazione che le compagnie devono pagare.
Il paradosso della transizione energetica
Il sistema attuale genera un effetto paradossale:
- le rinnovabili hanno costi bassi
- ma vengono pagate al prezzo del gas
- quindi guadagnano di più quando il gas costa di più e pertanto le compagnie che producono energia rinnovabile hanno interesse a mantenere anche la produzione di gas.
Risultato?
Non esiste un incentivo di mercato forte a separare i due sistemi.
Inoltre, il prezzo elevato dell’energia:
- penalizza l’industria italiana
- rallenta la crescita
- comprime il PIL
Ed ecco il punto politico ed economico centrale: l’Italia è tra i Paesi che soffrono di più questo meccanismo.
La soluzione: il decoupling
“Decoupling” significa separare il mercato dell’energia rinnovabile da quello del gas.
In pratica:
- un mercato per le rinnovabili
- un mercato per le fonti fossili
Vediamo cosa accadrebbe con lo stesso esempio numerico di prima.
Esempio con due mercati separati (decoupling)
|
Mercato Rinnovabili |
Mercato Gas |
||||
|
Fonte |
Quantità (MWh) |
Costo (€ / MWh) |
Fonte |
Quantità (MWh) |
Costo (€ / MWh) |
|
Fotovoltaico |
30 |
40 |
Gas |
20 |
110 |
|
Eolico |
30 |
45 |
|
|
|
|
Idroelettrico |
20 |
50 |
|||
Mercato Rinnovabili
Domanda coperta da rinnovabili: 80 MWh
Prezzo marginale rinnovabili: 50 €/MWh
Mercato Gas
Domanda residua: 20 MWh
Prezzo gas: 110 €/MWh
Effetto medio per il sistema
Prezzo medio ponderato:
(80 × 50 + 20 × 110) / 100 = 62 €/MWh
Il prezzo medio scenderebbe da 110 a 62 €/MWh.
Un taglio di quasi il 45%.
Cosa cambierebbe per l’Italia?
- Riduzione dei costi energetici per le imprese
- Maggiore competitività internazionale
- Maggiori margini per investimenti
- Crescita del PIL superiore allo “zerovirgola”
- Accelerazione reale della transizione energetica (anche per gli altri Paesi)
Con il decoupling infatti:
- le rinnovabili non dipendono più dal prezzo del gas
- il gas non determina il prezzo di tutto il sistema
- si premia davvero chi produce energia a basso costo
In altre parole, il decoupling non è solo una riforma del mercato energetico: è una vera e propria politica industriale.
E non si tratta di una battaglia ideologica (cioè politica), ma di una scelta economica razionale.
Una scelta che, essendo di parziale competenza dell’UE, impone alla politica l’urgenza di esercitare una pressione continua sulle istituzioni UE ai fini della sua adozione.
E per un Paese che vuole tornare a crescere, questa scelta può fare la differenza tra lo “zerovirgola” e uno sviluppo solido e strutturale.


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